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Lo scorso 20 aprile sul portale del ministero della Salute è stato pubblicato il Rapporto sulla salute mentale anno 2024, dati ufficiali quindi forniti dal governo stesso. A leggere numeri e tabelle c’è da star male, tanto più dopo aver passato due giorni ad ascoltare le dichiarazioni di ministro e parlamentari che chiedono a gran voce di rispedire a casa propria – chissà qual è quella di un italiano se non l’Italia – chi certamente a Modena è stato causa di una tragedia enorme, ma che probabilmente ha compiuto quel gesto perché vittima a sua volta di una malattia.
Le risorse
È il rapporto del ministero della Salute ad affermare che nel 2024 si è speso solo tra il 2,7 e il 3% del Fondo sanitario nazionale, in totale violazione degli accordi Stato-Regioni che prevedono una spesa pari al 5% del Fsn; ma la cosa assai più grave è che la media Ocse racconta del 10% di spesa sanitaria per la salute mentale. Ed è bene ricordare che sempre il governo destina il 6,3% del Pil alla salute ben al di sotto della soglia del 6,5% sotto la quale secondo l’Oms si mette a rischio la salute pubblica. Rimaniamo ancora ai numeri: in Italia sempre nel 2024 il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica, sia territoriale che ospedaliera, è pari a 75,2 euro. Nel 2016 il costo medio annuo per residente era leggermente più alto: 75,5 euro. Peccato che nel corso di questi 12 anni il costo della vita causa inflazione è assai aumentato: consideriamo un’inflazione del 18,8% (direi sottostimato ma tant’è), per acquistare la stessa quantità di beni e servizi la spesa pro-capite dovrebbe essere di circa 90 euro. Quindi la spesa pro capite è diminuita e di molto.
Gli uomini e le donne accolti
“Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2024 ammontano a 845.516”. Questo il numero ufficiale fornito dal Rapporto, si legge anche che a rivolgersi ai servizi psichiatrici son più donne, il 55% e la composizione per età riflette dell’invecchiamento della popolazione. Strano a dirsi ma sono molto pochi gli utenti sotto i 25 anni. Altro numero certo è quello degli accessi al pronto soccorso per disturbi psichiatrici: 636.113 che costituiscono il 3,3% del numero totale di accessi al pronto soccorso. E con questo finiscono le certezze. Perché a fronte di quasi 850mila donne e uomini assistiti e che ricevono cure, si stima siano circa 2 milioni le persone che avrebbero bisogno di cure e invece non le ricevono.
Il personale
Sempre secondo il Rapporto sulla salute mentale 2024 la dotazione complessiva del personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche risulta pari a 33.142 unità. Il 14,5% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 7% da psicologi; il 37% sono infermiere ed infermieri, poi ci sono gli OTA/OSS con l’11,4%, gli educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica l’ 8,2% e gli assistenti sociali con il 3,5%.
Ora, è bene sapere che nel 2015 si contavano ben 1.888 operatori in più e che secondo le linee giuda Agenas del 2022 i Dipartimenti di salute mentale dovrebbero poter contare su 41.448 operatori e operatrici. Siccome i numeri sono numeri, ne mancano 8.306 a cui va aggiunto il personale per attuare i programmi e le azioni proposte dal Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030, per un totale stimato di circa 15 mila operatori e operatrici.
Futuro gramo
Dunque, se già ora si stima che due milioni di persone con disturbi mentali medio-gravi non ricevono cure o non le ricevono adeguate, cosa succederà nei prossimi anni? Per scoprirlo occorre verificare quante risorse il governo Meloni ha deciso di destinare a questo settore. Sempre sul portale del ministero della Salute è pubblicato Piano di azioni nazionale per la salute mentale 2025-2030 approvato in Conferenza unificata Stato-Regioni il 29 dicembre scorso. Ebbene, in quel piano è scritto nero su bianco che i commi 344-347 dell’articolo 1 dell’ultima legge di Bilancio destinano all’attuazione del Piano 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni di euro per il 2027, 90 milioni di euro per il 2028 e poi solo 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029. Per quanto riguarda il personale poi, il ministro Schillace si è vantato che sempre nella legge di bilancio 2026 ben 30 milioni sono vincolati al personale. Con 30 milioni si possono assumere all’incirca 450 operatori. Quanto fa 15.000 meno 450? Il risultato certifica la grave carenza di personale.
Lacrime di coccodrillo
Quante persone avrebbero bisogno di accoglienza, ascolto, cura e invece non riescono nemmeno ad incontrare i servizi di salute mentale? Moltissimi: circa due milioni abbiamo detto. E quanti magari incontrano i Csm ma tra tempi di attesa e pasture burocratiche non riescono a ricevere le cure di cui avrebbero bisogno? Quanti familiari, spesso donne, si rivolgono ai Dsm e non riesco ad avere le risposte di cui avrebbero diritto e rimangono sole di fronte alla sofferenza? Ebbene, la risposta a questi interrogativi sta nelle poste di bilancio: se si continua ad investire in armi e guerre le risorse per la sanità pubblica e per la salute mentale non ci sono e non ci saranno.
La proposta della Cgil
La proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil e di decine di altre associazioni della società civile prevede di portare al 7,5% del Pil la spesa sanitaria e per la salute mentale stabilisce il rafforzamento dei servizi territoriali, potenziando la presenza di tutte le figure professionali e garantendo l’accessibilità ai servizi territoriali nelle 24 ore e per 365 giorni anno.
Per firmare è facile, basta andare nelle sedi territoriali della Cgil o semplicemente con un clik e lo Spid collegandosi con l’apposita pagina del ministro della Giustizia.
























