La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.

(montaggio a cura di Ivana Marrone)

In Italia è record di inattivi

L’occupazione cresce. La disoccupazione cala. I dati ufficiali lo confermano e il governo non perde occasione per rivendicarlo. Ma basta guardare un indicatore in più per capire che il quadro è molto meno rassicurante. Il vero record italiano non è quello degli occupati. È quello degli inattivi. A dirlo è uno studio di Adapt. Nel quarto trimestre del 2025 il tasso di occupazione in Italia è al 62,4 per cento: quasi nove punti sotto la media europea, che supera il 71 per cento. E mentre in molti Paesi il lavoro coinvolge la grande maggioranza della popolazione in età attiva, in Italia resta fuori una quota enorme di persone. Nel nostro Paese il 33,9 per cento delle persone tra i 15 e i 64 anni non lavora e non cerca lavoro. È il dato più alto d’Europa, quasi dieci punti sopra la media dell’Unione. L’Italia migliora i numeri, ma non la sostanza. Il divario più evidente è quello di genere: l’occupazione femminile si ferma al 53,8 per cento, tra le più basse d’Europa. Il risultato è un equilibrio fragile: pochi occupati rispetto al potenziale, pochi disoccupati solo in apparenza, e troppi inattivi. Ed è proprio questo squilibrio che continua a tenere l’Italia nelle retrovie europee.

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E mentre il lavoro resta uno dei grandi nodi del Paese, un altro tema torna al centro del dibattito: il modo in cui lavoriamo.

Torna lo smart working

Archiviato in fretta dopo la pandemia, lo smart working torna a far parlare di sé. Ma questa volta non per ragioni sanitarie. La spinta arriva dalla crisi energetica. Quando il costo del carburante cresce e le forniture diventano incerte, ridurre gli spostamenti quotidiani torna a essere una priorità. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il lavoro da remoto può incidere in modo significativo sulla domanda di carburante, soprattutto nei Paesi con molti lavoratori pendolari. Anche le istituzioni europee stanno indicando questa direzione: meno spostamenti, più flessibilità organizzativa. In diversi Paesi si sperimentano incentivi al lavoro da casa o settimane lavorative ridotte. In Italia il tema è tornato nel confronto istituzionale con la Funzione pubblica Cgil, che ha chiesto al governo di rafforzare lo smart working nella pubblica amministrazione. Una richiesta che riapre una domanda più ampia: quale organizzazione del lavoro vogliamo davvero, al di là delle emergenze?

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Domande che si intrecciano con uno scenario internazionale sempre più instabile.

Bombardamenti in Libano

“Le azioni di Netanyahu hanno superato ogni soglia di guardia”. Sono parole molto dure quelle del segretario generale della Cgil Maurizio Landini dopo i bombardamenti che hanno colpito Beirut e altre città del Libano. Secondo Landini siamo di fronte a una spirale pericolosa che colpisce civili innocenti e rischia di allargare ulteriormente il conflitto nella regione, è necessario che le istituzioni internazionali intervengano con decisione per far rispettare il diritto internazionale e fermare l’escalation. Il segretario della Cgil chiede anche una posizione chiara dell’Unione europea e del governo italiano: sospendere l’invio di armi ai Paesi in guerra e riconoscere finalmente lo Stato di Palestina. La pace passa dal rispetto del diritto internazionale.

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E mentre i conflitti continuano, il Mediterraneo resta uno dei luoghi dove le loro conseguenze diventano più visibili.

Strage di migranti

Sono quasi mille i morti in mare in poco più di tre mesi. Il Mediterraneo si conferma la rotta migratoria più letale al mondo. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, tra gennaio e marzo del 2026 almeno 890 persone sono morte o risultano disperse nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare. È il dato più alto mai registrato nei primi tre mesi dell’anno da quando, nel 2014, il progetto Missing Migrants monitora le vittime delle rotte migratorie. Il paradosso è che nello stesso periodo gli arrivi sono diminuiti. Sulle coste italiane, nei primi mesi del 2026, sono sbarcate poco più di quattromila persone. Molte meno rispetto allo scorso anno. Secondo le organizzazioni umanitarie una delle cause è il blocco delle navi delle Ong, spesso fermate nei porti o coinvolte in lunghi contenziosi amministrativi. Nel frattempo, però, non possono salvare vite.

E proprio dalle conseguenze della guerra arriva anche una storia diversa, fatta di accoglienza e solidarietà.

Gaza, accoglienza e solidarietà

Una famiglia arrivata da Gaza. E un progetto che prova a trasformare la solidarietà in azione concreta. È l’iniziativa avviata dalla Cgil insieme alla Comunità di Sant’Egidio nell’ambito dei corridoi umanitari coordinati dal ministero degli Affari esteri. Il primo nucleo accolto è composto da madre, padre e tre figli adolescenti. Con loro è arrivato anche un nipote gravemente ferito nel crollo della propria casa, dove ha perso gran parte della famiglia. Oggi è in cura a Roma. L’accoglienza è organizzata dalla Cgil di Roma e Lazio insieme a un comitato di solidarietà che coinvolge Auser e l’associazione Nonna Roma. L’obiettivo è accompagnare la famiglia verso l’autonomia: dalla lingua alla scuola, fino alla formazione e al lavoro. Nei giorni scorsi, sempre a Roma, è arrivato anche il sudario per Gaza: un lungo telo con i nomi delle bambine e dei bambini vittime della guerra, portato in corteo da piazza Vittorio fino al Verano. Un gesto simbolico per ricordare chi non c’è più e chiedere pace.

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Restando dentro i confini italiani non mancano le emergenze quotidiane.

L’odissea di un lavoratore 

Strade e ferrovie bloccate tra Molise e Puglia dopo la riattivazione di quello che viene considerato il fronte franoso più ampio d’Europa, nei pressi di Petacciato. Il maltempo degli ultimi giorni ha aggravato la situazione, creando disagi enormi per chi si sposta per lavoro tra il centro e il sud del Paese. È il caso di Francesco Fortino, operaio della Sevel in Val di Sangro, che racconta una giornata con sei ore di viaggio per rientrare a casa dopo un turno iniziato alle quattro del mattino. La Cgil Abruzzo Molise ha chiesto un tavolo con istituzioni e imprese per affrontare l’emergenza e trovare soluzioni per centinaia di famiglie coinvolte.

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E chiudiamo con una storia che riguarda cultura, memoria civile e politica.

Regeni e Aldrovandi, i film “bocciati” dal Mic

Il film su Giulio Regeni e quello su Federico Aldrovandi esclusi dai finanziamenti pubblici al cinema. Una decisione che ha sollevato molte polemiche. Il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo e il progetto Aldro Vive non hanno ottenuto i contributi selettivi del Ministero della Cultura. Nel frattempo tre membri della commissione che assegna i fondi, Paolo Mereghetti, Massimo Galimberti e Ginella Vocca, si sono dimessi. La vicenda riapre il dibattito sui criteri con cui vengono distribuiti i finanziamenti pubblici e sulle scelte della politica sul tipo di cinema che oggi viene sostenuto. Intanto il documentario su Regeni è tornato nelle sale: senza finanziamento pubblico, ma sostenuto direttamente dal pubblico.

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Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.