PHOTO
L’Italia corre meno degli altri Paesi europei nella transizione green e digitale. E il rischio, secondo IndustriAll Europe, è quello di arrivare tardi a un passaggio che sta già cambiando l’industria continentale. La fotografia emerge da una ricerca realizzata da Syndex per il sindacato europeo dell’industria, che monitora l’impatto delle trasformazioni energetiche e tecnologiche sui sistemi produttivi e sull’occupazione. Il giudizio è netto: senza investimenti più forti, programmazione industriale e coinvolgimento reale dei lavoratori, il Paese rischia di perdere terreno proprio nei settori strategici.
Rinnovabili lente e industria ancora legata al gas
Secondo il rapporto, nel 2024 meno di un quinto dei consumi energetici italiani proveniva da fonti rinnovabili. Un dato che colloca l’Italia sotto la media europea e conferma ancora una forte dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto dal gas naturale. Per IndustriAll Europe il problema non riguarda soltanto l’energia, ma la capacità complessiva del sistema industriale di affrontare una trasformazione già in corso.
Le difficoltà si vedono in particolare nei comparti più esposti alla transizione. L’automotive, ad esempio, ha perso il 35% dei volumi produttivi dal 2019, mentre la quota di veicoli elettrici prodotti in Italia resta molto più bassa rispetto alla media Ue. Anche settori storici della manifattura, come carta, chimica e acciaio, registrano una riduzione strutturale della produzione.
Il nodo della chimica di base
Nel dossier viene richiamata esplicitamente anche la vertenza italiana sulla chimica di base. Il sindacato denuncia da tempo il rischio derivante dalla decisione di dismettere i cracking, impianti considerati strategici per l’intera filiera manifatturiera italiana. Secondo IndustriAll Europe, casi come questo mostrano quanto sia fragile il presidio industriale del Paese in una fase di riconversione produttiva e tecnologica.
Per la Filctem Cgil la chiusura dei cracking non rappresenta soltanto il ridimensionamento di alcuni siti produttivi, ma l’interruzione di un’intera catena industriale che parte dalla chimica di base e arriva fino alla plastica, alla farmaceutica, al packaging, all’automotive, al tessile e a numerose produzioni essenziali del made in Italy. Senza materia prima prodotta in Italia, molte aziende sono già costrette ad aumentare le importazioni dall’estero, con costi più elevati, tempi più lunghi e una dipendenza ancora maggiore dai mercati internazionali.
Il tema è diventato ancora più evidente con le tensioni internazionali legate al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran e con la chiusura dello stretto di Hormuz, passaggio strategico per le forniture energetiche e petrolchimiche mondiali. Una crisi geopolitica è bastata a mostrare quanto possa essere fragile un sistema industriale che rinuncia alle proprie produzioni strategiche affidandosi completamente alle importazioni.
Secondo il sindacato, la perdita dei cracking significa anche compromettere il ciclo italiano della plastica - un processo utilizzato per degradarne i rifiuti per riottenere materiali riutilizzabili - aumentando il rischio di desertificazione industriale in diversi territori e mettendo a repentaglio migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti. La preoccupazione riguarda soprattutto l’assenza di una strategia industriale nazionale capace di accompagnare la trasformazione ecologica senza scaricare i costi della transizione sui lavoratori e sulle aree produttive più esposte.
Digitalizzazione in crescita, ma senza nuova occupazione
La ricerca evidenzia che la digitalizzazione avanza rapidamente. Oggi quasi il 36% delle imprese manifatturiere italiane presenta un livello elevato o molto elevato di intensità digitale, mentre l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è raddoppiato negli ultimi due anni.
Questo salto tecnologico, però, non si traduce automaticamente in nuova occupazione qualificata. I segmenti manifatturieri ad alta tecnologia mostrano una lieve contrazione degli occupati, mentre crescono soprattutto i settori definiti “a bassa tecnologia”, come alimentare e abbigliamento. Un segnale che, secondo il rapporto, alimenta incertezza tra i lavoratori proprio mentre rallentano gli investimenti industriali legati alla transizione ecologica.
Contrattazione e formazione possono diventare decisive
Nel quadro tracciato da IndustriAll Europe, uno degli elementi più solidi resta il sistema italiano delle relazioni industriali. La presenza di osservatori settoriali e strumenti consolidati di contrattazione collettiva viene considerata una base importante per gestire il cambiamento.
Gli accordi firmati nel 2025 nei settori chimico, farmaceutico ed energetico hanno introdotto organismi nazionali congiunti dedicati alla formazione dei lavoratori sulle nuove tecnologie, sulla transizione verde e sull’intelligenza artificiale. Nei contratti entrano anche temi come la sicurezza dei dati e il confronto sui cambiamenti tecnologici.
Per IndustriAll Europe, però, questi strumenti devono essere utilizzati fino in fondo. Il dialogo sociale, sostiene il sindacato europeo, non può limitarsi a gestire le emergenze quando le crisi sono già esplose, ma deve servire ad anticipare le ristrutturazioni industriali e difendere occupazione di qualità.
“La transizione non può lasciare indietro lavoratori e territori”
Il risultato della ricerca punta il dito sulle politiche industriali europea e nazionale. L’Italia, secondo IndustriAll Europe, può ancora costruire una transizione giusta, ma servono investimenti, pianificazione industriale e negoziazione preventiva dei cambiamenti.
Per il sindacato europeo i lavoratori devono partecipare alle scelte sulla decarbonizzazione e sulla digitalizzazione, invece di subire decisioni già prese, come se fossero solo una delle risorse in gioco. La sfida, avverte il rapporto, riguarda non solo la competitività industriale ma anche la tenuta sociale del Paese: con le politiche giuste e un dialogo sociale autentico, l'Italia può trasformare le sfide odierne in un futuro industriale sostenibile che non lasci indietro nessun lavoratore.




























