Una famiglia arrivata da Gaza, un progetto che prova a trasformare la solidarietà in azione concreta. È questo il senso dell’iniziativa avviata dalla Cgil insieme alla Comunità di Sant’Egidio, nell’ambito dei corridoi umanitari coordinati dal Ministero degli Affari Esteri. “Il nostro impegno umanitario di solidarietà con la popolazione palestinese di Gaza prosegue”, afferma il sindacato, sottolineando la continuità di un intervento che si inserisce in una rete più ampia fatta di istituzioni, sanità pubblica, Organizzazione mondiale della sanità, Protezione civile e volontariato.

La “prima famiglia”

Il primo nucleo accolto è composto da madre, padre e tre figli adolescenti. Con loro è arrivato anche un nipote, gravemente ferito nel crollo della propria abitazione a Gaza, dove ha perso gran parte della famiglia. Oggi è in cura a Roma.

La Cgil descrive queste persone come “profughi, sopravvissuti, alla ricerca di una nuova vita”, usciti da “due anni e mezzo di guerra, trasferimenti forzati, lutti, sofferenze e traumi”. Una condizione che rende evidente quanto l’accoglienza non possa limitarsi a un intervento emergenziale.

Un’accoglienza “diretta ed umana”

Per questo è stato costruito un progetto strutturato, affidato alla Cgil di Roma e Lazio insieme a un Comitato di solidarietà che coinvolge Auser e l'associazione Nonna Roma. L’obiettivo è garantire “condizioni materiali e sociali dignitose”, ma anche accompagnare la famiglia in un percorso più ampio. Il sindacato rivendica “un impegno frontale, senza intermediazioni, in un rapporto diretto ed umano con le vittime della guerra”, capace di affrontare non solo i bisogni materiali ma anche il trauma.

Il progetto prevede diverse fasi: dall’inserimento nel quartiere all’apprendimento della lingua italiana, dall’accesso alla scuola per i minori fino alla costruzione di percorsi formativi orientati al lavoro. L’obiettivo finale è chiaro: “acquisire autonomia ed indipendenza”.

Ricostruire “speranza e fiducia”

L’accoglienza diventa “un percorso di ricostruzione della speranza, della fiducia, di riprendersi in mano la propria vita”. Un processo lungo, che prova a restituire stabilità a chi ha perso tutto. Quello avviato a Roma è solo il primo intervento. “Questo è il primo progetto di accoglienza, a cui ne seguiranno altri”, annuncia la Cgil, indicando la volontà di rendere strutturale questo tipo di iniziative.

L’orizzonte politico

Accanto all’azione concreta, resta una posizione netta sul conflitto. Il sindacato auspica che “la tregua sia vera tregua” e che si arrivi a “una pace vera, giusta, duratura”, capace di restituire ai palestinesi “la loro terra ed il loro diritto di autodeterminazione”. Nel frattempo, il lavoro continua sul terreno più immediato: accogliere, accompagnare, ricostruire. Partendo da una famiglia, ma con l’ambizione di andare oltre.

“Siamo molto felici di poter dare una mano a questa famiglia accolta nella nostra città – commenta Lorenzo Rossi Doria, presidente dell’Auser Lazio -. I volontari e le volontarie Auser sono sempre stati molto solidali verso la popolazione di Gaza nelle fasi più cruente del conflitto e hanno ora la possibilità di fare qualcosa di concreto in loro aiuto”.

“Il nostro apporto si concentrerà sull’insegnamento della lingua italiana, pre-condizione fondamentale per un pieno inserimento del nucleo familiare nella nostra società - ha continuato -. Abbiamo poi messo a disposizione un mezzo attrezzato per il trasporto sociale di persone fragili e disabili e delle signore volontarie si sono rese disponibili a supportare la famiglia nella gestione della loro quotidianità”.

"L’accoglienza di questa famiglia, realizzata in collaborazione con l’Auser del territorio e con Nonna Roma, è in continuità con la mobilitazione dell’autunno scorso e delle tantissime iniziative di sostegno al popolo palestinese che la Cgil ha promosso in questi anni. Su Gaza, purtroppo, si sono spenti i riflettori, ma nulla è cambiato, anzi”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Roma e Lazio Natale Di Cola,che continua: “Per questo dobbiamo continuare a mobilitarci per la pace e proseguire con azioni di solidarietà concreta, capaci di salvare vite umane. Una solidarietà che, ed è un fatto importante, le lavoratrici e i lavoratori non hanno mai fatto mancare”.