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Ci sono episodi che funzionano come liquido di contrasto per scovare una malattia: il caso del film su Regeni ha svelato una patologia del sistema, quello che assegna i fondi pubblici al cinema italiano. Nei giorni scorsi, come sappiamo, è esploso lo scandalo legato a Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il documentario di Simone Manetti giudicato non meritevole dei contributi selettivi elargiti dal ministero della Cultura. Ma non solo: anche il film su Federico Aldrovandi, ovvero Aldro Vive diretto da Manuel Benati, è risultato escluso dagli stessi contributi.
Il film comico di Giuli alla Camera
La bufera innescata dalla vicenda ha portato delle conseguenze, ultima il tragicomico intervento del ministro Alessandro Giuli alla Camera. Incalzato dalle opposizioni durante il question time, il ministro dandy ha cercato di spegnere l'incendio con una complessa manovra di smarcamento: in pratica ha preso le distanze dal giudizio tecnico dei commissari, affermando di “non condividere sul piano ideale e morale” l’esclusione del film su Regeni, ma ha ribadito l’autonomia delle sottocommissioni. Ma che significa ideale e morale? Si è riletto il bignami di Kant? Dal lato pratico lo condivide o no? Non è dato sapere. Sul tavolo del dicastero, a quanto pare, c’è l’ipotesi di superare le figure dei commissari e trovare nuovi criteri per giudicare i film meritevoli.
Le dimissioni di Mereghetti e Galimberti
Prima di questo erano arrivate due dimissioni importanti: i membri della commissione Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti hanno rimesso l’incarico. Mereghetti, tra i maggiori critici cinematografici italiani e autore del famoso dizionario, ha parlato di ruolo “incompatibile” con la propria storia professionale, pur non facendo parte direttamente della sottocommissione che ha bocciato Giulio Regeni. Lo story editor Galimberti è stato ancora più diretto: “Emerge una valutazione della cultura in cui non mi ritrovo. Essendo parte di un gruppo, ho sentito di non potermi più riconoscere in queste modalità di scelta”.
Cos’è la commissione
Va fatta una premessa: la composizione attuale della commissione degli esperti era stata ipotizzata dal ministro Gennaro Sangiuliano prima delle dimissioni, e poi nominata da Giuli (che pare abbia cambiato qualche nome rispetto alla bozza Sangiuliano). Ha attualmente mano libera nella decisione su chi merita i nostri soldi – quelli dei contribuenti – per realizzare il proprio film. Gli stessi membri della commissione non sostengono alcun concorso, di fatto vengono cooptati dal ministro di turno, che sceglie alcuni nomi e li chiama.
Perchè no a Regeni e Aldrovandi?
A livello tecnico, dunque, è “diritto” della commissione promuovere o bocciare un film leggendo gli estremi del progetto, la sceneggiatura e così via. Il problema qui è che lo schiaffo ha colpito i film su Regeni e Aldrovandi: l’uno è il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016; l’altro lo studente di Ferrara assassinato a 18 anni da alcuni agenti della Polizia nel 2005, come attesta la sentenza definitiva confermata dalla Cassazione nel 2012. Perché loro no ed altri sì? Non è che sono stati giudicati film troppo “di sinistra”? Un ulteriore scenario si apre quando si sfoglia la rosa dei film che vengono finanziati.
I film che vengono finanziati
È facile, basta scorrere la lista pubblica dei film che ottengono il finanziamento. Tra gli ultimi progetti ammessi, figurano il biopic sulla vita di Gigi D'Alessio (con un contributo di un milione di euro), il nuovo progetto di Pier Francesco Pingitore su Tony Pappalardo (800.000 euro), il film Tradita con protagonista Manuela Arcuri (800.000 euro), Il tempo delle mele cotte (400.000 euro). Ha avuto accesso ai fondi anche Alla festa della rivoluzione di Arnaldo Catinari su D’Annunzio e “l’impresa di Fiume” (cito dalla frase di lancio). E così via. Chiaramente non è giusto giudicare film senza averli visti, quindi va sospeso il giudizio sul valore delle opere, ma pensando ai rifiutati è umano avere alcune perplessità.
Ma quale cinema di destra
A voler essere buoni, rileviamo che i progetti ammessi ai contributi virano decisamente verso l’intrattenimento popolare e il biopic celebrativo, senza sfondo sociale né impegno civile. Diventando un po’ più maliziosi, sorge un dubbio davanti alla storia dei soldi pubblici nell’era Meloni: forse il governo sta tentando di costruire e promuovere un “cinema di destra”? In tal caso lo smentiamo subito: il cinema di destra in Italia non esiste.
Anche volendo – per mera curiosità e spirito oppositivo – accedere a visioni di segno conservatore che difendono il valore della tradizione, qui non abbiamo mica Clint Eastwood, abbiamo Pingitore. Non a caso è notizia di oggi che il Festival di Cannes ha diffuso il cartellone dell’edizione 2026, non ci sono italiani in concorso. Inutile lamentarsi se si continua a sostenere certe opere.
Il film su Regeni torna in sala
Passando alle cose serie il film Giulio Regeni – Tutto il male del mondo in questi giorni è tornato nelle sale, distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci: andatelo a vedere, così magari non avrà il finanziamento pubblico ma almeno quello privato degli spettatori consapevoli.

























