La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Ivana Marrone)
Questa settimana partiamo dalle campagne italiane. In pochi giorni sono morti cinque lavoratori agricoli, tutti stranieri: tre annegati mentre andavano al lavoro, un uomo ucciso a coltellate mentre aspettava il treno per raggiungere i campi e un altro morto carbonizzato in una roulotte. Non sono tragedie casuali, ma il risultato di sfruttamento, caporalato, trasporti insicuri e invisibilità del lavoro migrante. La Flai Cgil accusa il governo di immobilismo e chiede più controlli e più ispettori.
E proprio sui controlli arriva la seconda notizia. Le ispezioni sul lavoro sono diminuite di oltre il 60% rispetto al 2016. Magistrati e ispettori denunciano un sistema sempre più frammentato e meno efficace nella prevenzione degli incidenti. Intanto le morti sul lavoro continuano ad aumentare.
Dal lavoro che uccide passiamo al lavoro che scompare. Scioperi e presidi negli stabilimenti Electrolux dopo il piano che prevede 1.700 esuberi in Italia, quasi il 40% dei dipendenti del gruppo. A rischio soprattutto Forlì e Cerreto d’Esi nelle Marche. I sindacati parlano di desertificazione industriale e accusano la multinazionale di voler spostare produzioni all’estero. Il ministro Urso ha convocato un tavolo per il 25 maggio, ma tra i lavoratori cresce la paura di perdere occupazione e futuro.
E il problema del lavoro riguarda sempre di più anche i giovani. Secondo Eurostat, l’Italia è ultima in Europa per occupazione tra i 20 e i 29 anni: lavora meno della metà dei giovani italiani, il 47,6%, contro una media europea sopra il 65%. Restano enormi anche i divari territoriali, con il Sud molto distante dal Nord, mentre cresce il numero dei Neet, ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione.
Una precarietà che attraversa anche la scuola. La Corte di giustizia europea ha bocciato il sistema italiano di assunzione del personale Ata, cioè amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Secondo la Corte, l’Italia abusa dei contratti a termine e non garantisce percorsi stabili di assunzione. Per la Flc Cgil si tratta di una sentenza storica che riguarda oltre 60mila lavoratori precari.
Problemi simili emergono anche nella giustizia. La Fp Cgil denuncia carenze di personale superiori al 30% negli uffici giudiziari italiani, con punte del 50% in alcune sedi. Preoccupa soprattutto il futuro dei lavoratori assunti con il Pnrr per l’Ufficio del processo: migliaia di contratti rischiano di scadere nel 2026, nonostante abbiano contribuito a velocizzare i procedimenti.
E chiudiamo con una mobilitazione nazionale. È partita la raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare: una sulla sanità pubblica promossa dalla Cgil con tante associazioni e una sugli appalti. La prima chiede più investimenti e assunzioni nella sanità pubblica; la seconda punta al principio “stesso lavoro, stesso contratto” negli appalti, per contrastare dumping, precarietà e lavoro povero. Da venerdì sono partite assemblee in tutta Italia, e da sabato i banchetti nelle piazze per firmare ma firmare è possibile anche online con Spid o Carta d’identità elettronica.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.



































