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Cinque morti sul lavoro in un giorno. Sono quelli registrati lo scorso 9 maggio, tre a Chioggia e due in Calabria. Una tragedia che si ripete con ciclica cadenza, così come con ciclica cadenza il governo e la ministra del Lavoro si dolgono e promettono interventi risolutivi per arginare il fenomeno, ma nulla accade.
Ferruccio De Bortoli annota sul Corriere della Sera che a fronte di roboanti promesse di aumentare ispettori del lavoro e controlli, il bilancio è in realtà negativo. Sia sul fronte assunzioni che su quello delle ispezioni. Scrive il direttore: “In tutto il 2016 le ispezioni definite erano state, sempre da parte dell’Inail, 20 mila 876 mentre, nel 2024, si sono fermate a 7 mila 735. Il decremento è stato pari al 62,95 per cento. Ancora più significativo il caso della Lombardia, le aziende controllate sono scese da 4 mila 158 a 1576. Una diminuzione pari al 62,1 per cento”.
Nulla accade per caso. In realtà il governo Meloni ha deciso di cambiare rotta rispetto a quanto fatto negli anni precedenti alla sua andata in carica. Se fino a quel momento si è cercato di potenziare il coordinamento dei diversi istituti che avevano potere ispettivo istituendo un'unica agenzia l’Ispettorato nazionale del lavoro, con il compito di mettere a sistema le diverse banche dati e gli ispettori dei diversi istituti, Meloni ha deciso un drastico ritorno indietro depotenziando l’Inl e bandendo concorsi per ispettori a Inps e Inal, che però hanno davvero poca capacità di prevenire gli incidenti. Il loro compito è altro.
Strategia sbagliata e il perché lo spiega Bruno Giordano, oggi magistrato di Cassazione già direttore generale dell’Inl: “Ferruccio De Bortoli mette il dito nella piaga degli ispettori Inail, evidenziando che sono pochi e che dal 2024 si sta cercando di assumerne 93 per contrastare il tema degli infortuni e delle morti sul lavoro. Ma al direttore De Bortoli non sarà sfuggito che la piaga è molto più grande e purulenta. Innanzitutto, gli ispettori dell’Inail non hanno molta competenza in materia di sicurezza sul lavoro e di prevenzione, ma soltanto di accertamento del rapporto assicurativo con Inail. In secondo luogo ciò è dovuto a una scelta precisa di questa maggioranza di governo, che nel 2024 ha deciso di riaprire i ruoli dell’Inps e dell’Inail per assumere 500”.
Sarebbe stato assai meglio se Meloni e Calderone avessero ascoltato chi lavora sul campo e da anni ispeziona aziende, cercando di prevenire incidenti e morti. Dice infatti Micaela Cappellini che di mestiere fa l’ispettrice del lavoro in forza all’Inl della Toscana: “Restituire a Inps e Inail il potere di assumere ispettori non significa potenziare la vigilanza sul lavoro. Il problema, ormai da anni, è l’opposto: una frammentazione di enti, autorità, circolari e banche dati che disperde le forze pubbliche. Il risultato paradossale è un doppio danno. Da un lato si indebolisce la tutela reale dei lavoratori. Dall’altro si appesantiscono gli oneri per le imprese virtuose, che possono subire in poche settimane controlli diversi sullo stesso rapporto di lavoro da parte di soggetti che non comunicano tra loro”.
Ma qual è la ragione di questo brusco ritorno indietro? Chissà, forse ha a che fare con la sfrenata volontà di occupazione di tutti i luoghi di “potere”. Di queste ore è lo sconcerto di Fp Cgil e di Cgil nazionale per la nomina del nuovo coordinatore generale dell’area legale dell’Inps, si legge infatti in una nota: “La nomina formalizzata dal Consiglio di amministrazione dell’Inps segue una logica di occupazione politica degli spazi apicali e tecnici delle istituzioni pubbliche che desta sconcerto e profonda preoccupazione”. In ogni caso non è così che si contrasta il fenomeno delle morti sul lavoro.
Al momento non risulta si siano assunti ispettori nel in Inps né in Inail, mentre procede la logica del “dividi et impera”. Aggiunge Bruno Giordano: “Questa scelta politica è in conflitto con quella fatta dal 2015 di coordinare tutti gli organi ispettivi all’interno di una agenzia unica, che è l’ispettorato Nazionale del lavoro. È una scelta politica che sta costando moltissimo, perché non ci sono nuovi ispettori del lavoro e non ci sono nemmeno i nuovi dell’Inps e dell’Inail che sono attesi da molto tempo. Ma soprattutto non vi è un effettivo potere di coordinamento. Questa scelta ha portato giorno dopo giorno a smembrare ancora di più il contrasto agli infortuni e alle morti sul lavoro che in effetti sono in aumento”.
Cappellini che le ispezioni, dicevamo, le fa e prevenire incidenti prova a farlo ogni giorno aggiunge: “Il governo, dopo aver riaperto i concorsi per Inps e Inail, a dicembre 2025 ha riproposto lo smantellamento dell’Ispettorato del Lavoro, cercando di far tornare indietro di oltre dieci anni la tutela del lavoro… Altro che rafforzamento della vigilanza. L’Inl – aggiunge - dispone nel proprio bilancio di un “tesoretto”, accumulato grazie alle sanzioni riscosse. Manca però la norma che gli consenta di usarlo per bandire concorsi e valorizzare il personale interno”.
La conclusione dell’ispettrice toscana è netta e chiara: “Annunciare nuove assunzioni non basta. Contro il lavoro irregolare serve una strategia politica organica e tecnica, non un mosaico di competenze sovrapposte o di interventi estemporanei e solo formalmente finalizzati a rafforzare i controlli sul lavoro”.
























