La Corte di giustizia europea con una sentenza ha bocciato il sistema italiano di assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) delle scuole statali perché viola il diritto dell'Unione europea.

Per l'esecutivo europeo tale sistema "è incompatibile con la normativa dell'Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato".

Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, “si tratta di una pronuncia di grande importanza che riguarda oltre 60 mila lavoratrici e lavoratori precari Ata, da anni indispensabili per il funzionamento quotidiano delle scuole italiane e tuttavia costretti in una condizione di precarietà strutturale”.
“La decisione della Corte – sottolinea Fracassi - richiama esplicitamente i principi già affermati nella storica sentenza ‘Mascolo’, nata proprio dal contenzioso promosso dalla Flc Cgil contro l’abuso della precarietà nella scuola italiana. E stabilisce, inoltre, la condanna dell’Italia al pagamento delle spese e all’obbligo di adottare misure concrete per conformarsi alla direttiva europea sul lavoro a termine”.
“Questa nuova pronuncia conferma ciò che denunciamo da anni - commenta la segretaria della Flc -: il precariato Ata non è una situazione emergenziale o temporanea, ma il risultato di una scelta politica che ha negato stabilità occupazionale e diritti a decine di migliaia di persone”.
La scuola italiana rischia di morire di precariato e il governo, se vuole salvarla, deve avviare immediatamente un piano straordinario di stabilizzazione del personale Ata precario, eliminando le norme che alimentano il ricorso abusivo ai contratti a termine. La Flc Cgil, intanto, continuerà la propria iniziativa sindacale e legale affinché siano riconosciuti i diritti del personale Ata”, conclude Fracassi.

In Italia, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche statali (personale Ata) viene assunto con contratti a tempo determinato, per coprire temporaneamente posti vacanti.

L'assunzione a tempo indeterminato avviene esclusivamente mediante concorsi, la cui organizzazione non segue un calendario preciso e che sono riservati ai dipendenti appartenenti alla categoria che dimostrino di aver maturato almeno due anni di esperienza con questo tipo di contratto, a tempo determinato. 

La Commissione Europea ritiene che questo sistema sia incompatibile con il diritto dell'Ue in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro utilizzo e privilegia le procedure di assunzione permanente. Per questo motivo, la Commissione ha presentato alla Corte di giustizia un ricorso per inadempimento contro l'Italia. La Corte ha accolto il ricorso della Commissione. I giudici osservano anzitutto che la legge italiana non fissa "alcun limite" alla durata massima, né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l'assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva, in particolare, che il requisito secondo cui la partecipazione ai concorsi presuppone il compimento di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a questo tipo di contratti per un periodo minimo di due anni, anche se rispondono, in realtà, a esigenze di personale "permanenti e durevoli".

Peraltro, per la Corte, l'Italia "non può" far valere un'esigenza di flessibilità, poiché la normativa italiana non cita circostanze "precise e concrete" che giustifichino l'utilizzo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato per il personale Ata e che garantiscano che questi contratti rispondano effettivamente a esigenze di flessibilità.

Infine, nemmeno l'organizzazione, nel recente passato, di concorsi che possono portare all'assunzione a tempo indeterminato del personale Ata risolve il problema, data la sua natura "sporadica e imprevedibile", a prevenire gli "abusi" derivanti dal ricorso a una successione di contratti a tempo determinato.