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Negli ultimi 4 giorni in Italia sono morti 5 operai agricoli, tutti di origine straniera, e Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, interviene su quella che definisce una strage in agricoltura: “Finché si continuerà a nascondere la realtà dello sfruttamento dietro il silenzio, continueremo a contare i morti”.
Il sindacato ricorda i cinque uomini morti: Abdelghani Gari, El Arbi Saifi, Yassin Mazi, provenienti dal Marocco, morti annegati in un canale intrappolati in un minivan mentre andavano a lavoro nel rodigiano; Bakari Sako, ucciso da un gruppo di minorenni a coltellate nel cuore, mentre aspettava il treno per recarsi a lavorare in campagna nel territorio di Massafra, e un senza nome proveniente dalla Romania, carbonizzato nella roulotte che usava come appoggio di fortuna quando finiva di lavorare dopo il tramonto nelle campagne del foggiano.
“Il primo violento passo per rendere vulnerabile e marginale un’intera classe lavoratrice è quella di negare l’esistenza dello sfruttamento e del caporalato – afferma Mininni –. Le tragedie di questi ultimi 4 giorni, con 5 morti, non sono una fatalità, ma il risultato di una sistematica negazione della dignità umana.
Cancellare le parole significa, nei fatti, cancellare le persone. Trasformare un operaio in un semplice 'bracciante' senza volto e senza professionalità, significa smembrarne l'identità e ridurlo a ingranaggio sacrificabile. Ciò che non si nomina non esiste, e finché continueremo a nascondere la realtà dello sfruttamento dietro il silenzio, continueremo a contare i morti di una guerra invisibile combattuta nelle nostre campagne, una guerra di trincea, lenta e inesorabile".
La Flai denuncia quindi “con forza l’immobilismo di un governo colpevolmente lassista, che sceglie di rimanere immobile verso le storture di quel sistema lavorativo agricolo che produce orari sfiancanti, lavori pesanti e nocivi, l’assenza totale di trasporti sicuri, la precarietà estrema e l’invisibilità, cifre di un modello produttivo paraschiavistico.
Queste persone non sono "incidenti", sono il risultato di una scelta politica precisa: quella di non intervenire, di non controllare, di lasciare che la violazione dei contratti e delle leggi regolino i campi nel nostro Paese”.
Giovanni Mininni chiede quindi che “dal punto di vista normativo è urgente dare piena attuazione al Tavolo anticaporalato e alla Legge 199/2016, rendendo operative le Sezioni territoriali della Rete del lavoro di qualità. Ma le leggi devono essere affiancate da una volontà politica.
La deriva sovranista bianca del nostro governo sta alimentando una cultura di disumanizzazione del lavoro migrante per cui davanti alla morte di 5 persone in soli 4 giorni non c’è presa di posizione del governo e non si attivano ispezioni, seppur straordinarie, come quelle messe in campo dopo la morte di Satnam Singh”.


























