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Sovraistruiti. Una parola complicata per indicare un gruppo sempre più folto di lavoratori impiegato in mansioni di qualifica inferiore rispetto al percorso formativo, con un utilizzo parziale delle competenze acquisite. Nel 2024, nella Città metropolitana di Roma, queste persone sono state oltre mezzo milione, 535.337 per la precisione, e hanno rappresentato il 29,1% del totale degli occupati. È una vecchia storia – è ormai almeno dall’inizio del nuovo secolo che viene a galla – dei laureati, solo per fare un esempio, che finiscono a fare tutt’altro rispetto a quello per cui tanto hanno studiato. E nella Capitale, al confronto con il dato nazionale, l’incidenza risulta più alta di quasi due punti percentuali.
Fenomeno più diffuso tra gli occupati con media scolarizzazione: sono quasi il 40%
Ad accendere i riflettori su questo dato è la Cgil di Roma e del Lazio. Leggendo i numeri relativi al singolo titolo di studio si evince che il fenomeno è concentrato soprattutto tra gli occupati con media scolarizzazione: tra questi, il tasso di overeducation raggiunge il 39,8%. Quasi il 9% in più rispetto ai lavoratori con alta scolarizzazione, mentre tra quelli con bassa scolarizzazione il valore è molto più contenuto e pari al 6,1%.
Rispetto al 2021 il tasso nell’area metropolitana è cresciuto dell’8,5%. L’aumento è particolarmente legato alla componente a media scolarizzazione, che registra un +11,8%, mentre la componente ad alta scolarizzazione risulta sostanzialmente stabile (+0,3%). La componente a bassa scolarizzazione cresce in modo marcato in termini percentuali (+54,9%), pur rimanendo la meno numerosa.
“Nel complesso – commenta la Cgil capitolina – il dato restituisce l’immagine di un mercato del lavoro romano in cui una quota rilevante e sempre più crescente di persone trova occupazione in posizioni che non valorizzano pienamente il livello formativo. Una questione che non riguarda esclusivamente chi ha un titolo di studio medio - alto. Guardando alla distribuzione per professioni e settori economici, il fenomeno risulta particolarmente rilevante nei servizi e in alcuni comparti ad alto turn over. Le incidenze più alte si osservano negli altri servizi sociali e alle persone (42,8%) e nel commercio (41,2%), insieme a valori importanti anche nelle costruzioni (36,8%)”.
I tassi più alti di sovraistruzione si rilevano, come sempre, tra donne, giovani e migranti
Le differenze di genere sono nette. Nel 2024 l’incidenza della sovraistruzione è del 32,7% tra le donne e del 26,1% tra gli uomini, segnalando un divario che si riflette nella qualità dell’inserimento lavorativo e nell’adeguatezza tra formazione e mansioni svolte.
L’età rappresenta un ulteriore fattore decisivo. L’incidenza è massima tra i più giovani e diminuisce progressivamente con l’avanzare dell’età: nella fascia 15 – 24 anni arriva al 49,4% e scende al 37,6% tra i 25 – 34 anni, fino a raggiungere il 18,6% oltre i 64 anni.
Inoltre, anche sulla nazionalità emerge un divario molto ampio: tra i migranti l’incidenza è del 46,0%, contro il 26,6% di chi ha la cittadinanza italiana. A livello nazionale la distanza è presente ma più contenuta, 35,3% tra i migranti e 26,5% di chi ha la cittadinanza italiana. Un dato che segnala per l’area romana una criticità particolarmente accentuata.Infine, il tasso di overeducation raggiunge il 40,4% nelle forme di lavoro atipico, mentre tra gli occupati “standard” scende al 27,6%.
Cgil: “Dati che confermano il peggioramento delle condizioni di lavoro a Roma”
“Questi dati, purtroppo, assieme ad altri indicatori, come quello sui salari e sulla precarietà, confermano – sottolinea la Cgil – un peggioramento delle condizioni di lavoro, delle disuguaglianze e delle discriminazioni che caratterizzano il mercato del lavoro a Roma e provincia. L’aumento del tasso di overeducation evidenzia come la nuova occupazione venga creata sempre più in mansioni a bassa intensità di conoscenze e scarsamente valorizzate, anche sul piano economico, con il rischio di disperdere e non attrarre le competenze e impoverire ancora di più il tessuto economico e sociale del nostro territorio. Serve dare una risposta a quest’emergenza, a partire da un nuovo modello di sviluppo per l’area metropolitana di Roma, su cui insiste oltre il 75% delle lavoratrici e dei lavoratori dell’intera Regione Lazio”.
























