“Senza consenso è stupro”. È questa la parola d’ordine che ha aperto il corteo nazionale partito oggi da piazza della Repubblica a Roma contro il ddl Bongiorno sulle violenze sessuali. Migliaia di persone – in gran parte donne, ma anche uomini, associazioni, sindacati e rappresentanti politici – hanno attraversato le vie del centro fino a piazza San Giovanni per chiedere il ritiro o la modifica del provvedimento.

Al centro della mobilitazione il tema del consenso, rivendicato come principio cardine nella definizione della violenza sessuale. “Chi tace non acconsente”, “Senza consenso è sempre violenza” e “Se non è condiviso, che piacere è?” si legge sugli striscioni color fucsia che hanno guidato il corteo, promosso da centri antiviolenza e realtà femministe e transfemministe, con l’adesione di Amnesty, Cgil, Fiom, Uil e Cobas.

Le critiche al provvedimento

Secondo le promotrici, il ddl rappresenta un arretramento culturale e giuridico, perché introdurrebbe un’inversione dell’onere della prova che finirebbe per gravare sulle donne. “Si torna indietro di 30 anni se si chiede che sia la donna a dimostrare il dissenso, dando per presupposto che sia sempre consenziente”, ha spiegato Teresa Manente, responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna.

La critica principale riguarda la trasformazione del concetto di consenso in “manifestazione del dissenso”, con il rischio – secondo le associazioni – di spostare il peso probatorio su chi denuncia la violenza.

Dal corteo è arrivata una richiesta chiara: “Blocchiamo il ddl Bongiorno”. Le organizzatrici parlano di una mobilitazione “solo all’inizio” e chiedono di tornare alla stesura originaria del disegno di legge.

Landini: “Cambiare la cultura degli uomini”

In piazza anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha definito il provvedimento “un passo indietro”. “Sembra quasi che con l’inversione dell’onere della prova chi debba essere processata sia la donna. Deve cambiare la cultura degli uomini: sono gli uomini che stuprano”, ha dichiarato.

Landini ha sottolineato la necessità di un intervento culturale strutturale, a partire dall’educazione affettiva nelle scuole e dalla promozione della parità nei luoghi di lavoro. “Rimettere al centro i valori della parità e dei diritti delle donne significa cambiare la cultura nel nostro Paese”, ha aggiunto, chiedendo anche una piena applicazione dei principi costituzionali.

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Boldrini: “Meglio nessuna legge che questa”

Tra le presenze politiche anche Laura Boldrini, deputata Pd ed ex presidente della Camera, che ha parlato di “tradimento” rispetto al testo approvato in precedenza in modo condiviso.

“Il ddl ha trasformato la legge sul consenso nel suo opposto. Meglio nessuna legge che questa legge”, ha dichiarato, sostenendo che la riforma rischia di non tutelare le donne che, di fronte a una violenza, si immobilizzano e non riescono a reagire, venendo poi ritenute consenzienti.

L’appello dal mondo dello spettacolo

La manifestazione ha ricevuto anche il sostegno di diverse figure del mondo dello spettacolo. Carmen Consoli e Paola Minaccioni hanno invitato a partecipare al corteo, ribadendo sui social che “solo sì significa sì”. Anche Luisa Ranieri ha scritto: “Il corpo è inviolabile: solo un ‘sì’ libero, esplicito e attuale è sì; il resto è violenza”.

Una mobilitazione nazionale

Il corteo romano si inserisce in una mobilitazione più ampia, con iniziative in altre città italiane. In testa alla manifestazione i centri antiviolenza, seguiti da delegazioni sindacali, associazioni per i diritti umani e rappresentanti istituzionali, tra cui senatrici e parlamentari di opposizione. Le promotrici parlano di un’offensiva “patriarcale e retrograda” e promettono battaglia parlamentare e nelle piazze. La richiesta resta una: riportare il consenso al centro della legge e ribadire che, senza un sì chiaro e libero, è sempre violenza.

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