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La vertenza Pfizer arriva al passaggio più delicato. Oggi il ministero delle Imprese e del made in Italy ospita il primo confronto tra azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni sulla crisi dello stabilimento di Catania, dove la multinazionale ha annunciato la chiusura di due reparti produttivi e una procedura che coinvolge 330 lavoratori, oltre a una quarantina di somministrati.
Per i sindacati, però, la partita non riguarda soltanto la gestione degli esuberi. Il vero tema è capire se Pfizer intenda continuare a investire sul sito etneo oppure avviare un progressivo disimpegno da uno degli stabilimenti che hanno segnato la storia dell’industria farmaceutica italiana.
Da simbolo della chimica siciliana a polo farmaceutico internazionale
Lo stabilimento di via Franco Gorgone affonda le proprie radici negli anni del boom industriale. Nato come American Cyanamid, è stato uno dei simboli della crescita manifatturiera della Sicilia, contribuendo a trasformare Catania in un centro di riferimento per la chimica e la farmaceutica.
Nel corso dei decenni il sito ha cambiato proprietà seguendo le grandi operazioni della finanza internazionale. Nel 1992 American Cyanamid è entrata nel gruppo Wyeth, che ha rafforzato la vocazione produttiva dello stabilimento investendo nelle linee a maggiore valore aggiunto, come gli antibiotici iniettabili sterili e le penicilline avanzate, trasformando Catania in un hub internazionale per il confezionamento e la finitura sterile.
La svolta è arrivata nel 2009 con l’acquisizione di Wyeth da parte di Pfizer. Negli anni successivi il sito ha perso una parte importante delle proprie attività, anche in seguito alla nascita di Zoetis, la società dedicata alla salute animale che ha ereditato una parte consistente dello storico complesso industriale. Parallelamente, la multinazionale ha concentrato gli investimenti sulle nuove piattaforme biologiche in altri stabilimenti europei, mentre Catania è rimasta legata alla produzione di antibiotici e farmaci maturi, esposti alla crescente concorrenza internazionale.
Un patrimonio di competenze costruito in sessant’anni
Oggi nello stabilimento lavorano circa 520 dipendenti diretti. Qui vengono prodotti farmaci sterili iniettabili destinati ai mercati internazionali, attività che richiedono competenze altamente specializzate e standard qualitativi rigorosi.
La decisione di interrompere le produzioni delle penicilline e delle siringhe preriempite di metotrexato rappresenta, secondo i sindacati, un colpo che va ben oltre il dato occupazionale. A rischio c’è un patrimonio professionale costruito in decenni di esperienza, fatto di chimici, farmacisti, biologi, ingegneri e tecnici altamente qualificati, formati anche grazie alla collaborazione con l’Università di Catania.
Le rappresentanze dei lavoratori sottolineano come il problema non sia la capacità produttiva del sito. Al contrario, evidenziano che gli impianti hanno continuato a superare le ispezioni delle autorità regolatorie, garantendo elevati standard qualitativi nonostante anni di investimenti limitati. Secondo questa lettura, ciò che manca è una scelta industriale della multinazionale di assegnare nuove produzioni allo stabilimento.
Il Consiglio comunale: “Difendere un presidio strategico”
In vista del confronto ministeriale, anche la politica locale ha scelto di schierarsi. Il Consiglio comunale straordinario di Catania ha approvato un documento unitario a sostegno della vertenza, con il sindaco Enrico Trantino che ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nella difesa dello sviluppo della zona industriale.
Cosa chiedono i lavoratori al governo
Dopo settimane di assemblee, presìdi e mobilitazioni, le richieste dei lavoratori arrivano al tavolo del Mimit con un obiettivo preciso: discutere del futuro industriale dello stabilimento prima ancora degli strumenti per gestire gli esuberi.
La Filctem Cgil chiede che il governo eserciti un ruolo attivo affinché Pfizer presenti un vero piano industriale, valuti l’assegnazione di nuove molecole e garantisca la continuità produttiva del sito. Solo in subordine potranno essere affrontati gli strumenti previsti dalla procedura, come l’isopensione o l’eventuale ricerca di un nuovo investitore.
Per i lavoratori, infatti, la vertenza non riguarda soltanto 330 posti di lavoro. In gioco c’è uno degli ultimi grandi presìdi industriali della Sicilia e un patrimonio di competenze che, se disperso, difficilmente potrebbe essere ricostruito. Il tavolo di domani rappresenta il primo banco di prova per capire se il governo intenda raccogliere questa sfida e quale ruolo Pfizer immagina per Catania nei prossimi anni.

























