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Prosegue la mobilitazione dei dipendenti etnei dello stabilimento Pfizer. Le segreterie territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Cisal hanno proclamato un presidio unitario davanti ai cancelli dello stabilimento di Catania per domani, venerdì 17 luglio, per chiedere il ritiro della procedura che prevede 330 esuberi e sollecitare l’apertura di un confronto sul futuro industriale del sito.
L’iniziativa rappresenta un nuovo passaggio della protesta dopo la decisione della multinazionale di interrompere la produzione delle linee dedicate al Metotrexato, scelta che coinvolge circa metà della forza lavoro dello stabilimento etneo e che ha aperto una delle più importanti vertenze industriali degli ultimi anni in Sicilia.
I sindacati: “Servono alternative ai licenziamenti”
Le organizzazioni sindacali ribadiscono la loro contrarietà alla procedura annunciata dall’azienda, giudicata inaccettabile per le ricadute occupazionali e sociali che avrebbe sul territorio.
“Non possiamo accettare che anni di professionalità, competenze e sacrifici vengano cancellati con una decisione unilaterale”, affermano unitariamente Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici e Cisal. Per le sigle è necessario che Pfizer ritiri gli esuberi e avvii un confronto “reale, serio e trasparente” con le rappresentanze dei lavoratori per individuare soluzioni alternative in grado di salvaguardare l’occupazione.
Secondo i sindacati, la difesa dei posti di lavoro coincide con la tutela di un patrimonio di competenze costruito in decenni di attività e con la salvaguardia di uno dei più importanti insediamenti farmaceutici del Mezzogiorno.
Una vertenza che riguarda l’intero territorio
Dopo la crisi del 2022, conclusa con uscite volontarie e prepensionamenti, il sito catanese torna a vivere una fase di forte incertezza. Questa volta, però, la riduzione annunciata interessa oltre 300 lavoratori diretti e rischia di ridimensionare profondamente la presenza di Pfizer in Sicilia.
Tra i lavoratori prevale la convinzione che la vertenza non riguardi soltanto gli organici dello stabilimento, ma il futuro industriale dell’intero territorio. Il timore è che si ripeta uno schema già visto in altre crisi produttive, con multinazionali che, dopo aver beneficiato delle competenze sviluppate localmente e degli investimenti pubblici, scelgono di ridurre progressivamente la propria presenza lasciando dietro di sé un vuoto occupazionale e produttivo.
Le istituzioni chiamate a fare fronte comune
Per questo il confronto con il Governo viene considerato un passaggio decisivo. L’auspicio è che il tavolo convocato al ministero delle Imprese e del made in Italy per il 22 luglio prossimo non si limiti alla gestione degli esuberi, ma affronti il tema della continuità produttiva dello stabilimento e degli impegni industriali assunti dalla multinazionale nei confronti del territorio siciliano.
Accanto alla mobilitazione sindacale cresce anche la richiesta di un coinvolgimento delle istituzioni locali. Tra le proposte avanzate c’è quella di aprire un tavolo permanente di confronto che accompagni l’evoluzione della vertenza e sostenga le iniziative per difendere l’occupazione, l’indotto e il ruolo strategico dello stabilimento nel sistema produttivo siciliano.























