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Il caldo estremo dell’estate 2026 ha fatto impennare il numero dei decessi tra gli italiani con più di 85 anni. Nel mese di luglio, infatti, l’Italia ha registrato un aumento dell’8 per cento della mortalità tra gli ultraottantacinquenni. Il collegamento tra questo dato e l’emergenza climatica è diretto e innegabile.
Il caldo colpisce tutti, gli anziani di più
I dati del ministero della Salute confermano la portata del dramma: il caldo estremo uccide, e lo fa colpendo in modo particolare la fascia più fragile della popolazione. La cifra che indica questo incremento non rappresenta una semplice statistica, ma una vera e propria emergenza sanitaria.
La prova si può avere anche in negativo: nello stesso periodo la mortalità generale è rimasta nei parametri della media stagionale. È proprio la protezione degli anziani che è venuta meno, sotto i colpi delle temperature record senza tregua.
“Quest’anno il dato è preoccupante, più preoccupante degli anni scorsi, perché l’ondata di caldo è stata più aggressiva e costante – dichiara Carla Mastrantonio, segretaria nazionale dello Spi - . La protezione che gli anziani e le persone vulnerabili devono avere rispetto al caldo non può ridursi al consiglio di restare a casa, come abbiamo sentito in questi anni. A volte anche il restare a casa può mettere a rischio la salute, soprattutto in situazioni dove non c’è la possibilità di raffrescare gli ambienti: dotare un’abitazione di aria condizionata ha un costo elevato e oggi in Italia abbiamo anche un problema di povertà energetica”.
Più morti nei periodi di afa estrema
Le stime nazionali evidenziano che l’aumento dei decessi si è concentrato proprio nei prolungati periodi di afa opprimente.
Entrando nello specifico dei numeri, nelle regioni del Nord la mortalità degli over 85 è schizzata al più 9 per cento, mentre il Centro-Sud ha segnato un gravoso più 7 per cento. Particolarmente drammatica la situazione in alcune città come Roma, Napoli e Salerno.
Il diritto di essere protetti dal caldo
Alle condizioni endemiche della terza età, con tutte le sue fragilità, si aggiunge poi il problema della solitudine, che in estate aumenta quando le famiglie vanno in vacanza lasciando i nonni tra le mura domestiche.
Da parte sua, lo Spi Cgil ha più volte sottolineato il diritto degli anziani di essere protetti dal caldo, attraverso una serie di misure come l’attivazione dei rifugi climatici nelle città. Visto che l'emergenza colpisce soprattutto la terza età, per il sindacato è l’ora di attivare politiche pubbliche adeguate, inaugurando anche una nuova stagione di contrattazione sociale e territoriale.
Sfida sindacale e territoriale
“Crediamo che sia necessaria un’infrastruttura pubblica permanente, pensata per le persone che subiscono sia il caldo che il freddo e che rischiano in termini di salute – prosegue Mastrantonio -. Per noi la crisi climatica rappresenta una sfida sindacale anche dal punto di vista territoriale. Promuovere e mappare i rifugi climatici, riqualificare i centri anziani, aumentare il verde nelle periferie, utilizzare i beni comuni come spazi di protezione, le scuole, le biblioteche, promuovere la rigenerazione urbana e inserire questi temi nella contrattazione sociale con le amministrazioni significa riconoscere che il diritto alla salute passa anche dalla qualità dell’ambiente in cui si vive”.
“Avere come obiettivo migliorare la qualità dell’ambiente – conclude la rappresentante sindacale - significa rivendicare il diritto di vivere in città più sicure, più giuste e capaci di prendersi cura delle comunità. Il cambiamento climatico sta determinando nuovi bisogni, la politica e il sindacato hanno il compito di trasformarli in nuovi diritti”.

























