Al via il XVI Forum nazionale dell’altra Cernobbio, promosso dalla campagna Sbilanciamoci! insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo e in contemporanea con l’annuale “Forum di Cernobbio” a Villa d’Este, l’appuntamento dell’economia mainstream, dove sfileranno invece i rappresentanti dei governi di Ucraina, Croazia, Albania, Stati Uniti, Portogallo e Turchia, i principali ministri del governo italiano, due commissari europei e che sarà aperto con un videomessaggio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

L’Altra Cernobbio avrà invece il  titolo “Un’economia di pace. Contro la guerra, un nuovo modello di sviluppo” e sarà dedicata alla costruzione di proposte per un’economia alternativa a quella fondata sulla militarizzazione, sulle disuguaglianze e sul consumo di risorse ambientali.

A Cecilia Begal, co-portavoce di Sbilanciamoci!, chiediamo di illustrarci questa edizione del Forum in questo 2026 che lei stessa definisce come “un anno che non possiamo raccontarci come uno dei tanti”: “Ci sono più di 50 conflitti armati nel mondo, la democrazia in Europa e nel mondo è sotto attacco, abbiamo governi, a partire dal nostro, che restringono il dissenso, parlamenti che vengono scavalcati attraverso logiche emergenziali, abbiamo l'informazione che è sempre più concentrata nelle mani di pochi e caratterizzata da censure e spazi di di partecipazione sempre più più stretti”. 

Contro la militarizzazione dell’economia e della società 

Davanti a un quadro dove la democrazia viene viene demolita e con essa anche la pace è quindi necessario mettere in campo un diverso modello di società e di economia come accade appunto da sedici anni a L’altra Cernobbio. "In Europa abbiamo tutta la partita del riarmo – spiega Begal –, che sembra essere l’agenda dell’industria militare e questo anche in un Paese come l’Italia la cui Costituzione prevede il ripudio della guerra”.

“Viene imposto quindi – prosegue l’attivista di Sbilanciamoci! - un concetto di sicurezza che si misura di fatto in riarmo e non in scuole aperte e accessibili, in salari dignitosi, in cure mediche accessibili, in un ambiente sano come invece dovrebbe essere. Ecco perché rifletteremo sulla militarizzazione dell'economia, come anche su quella dei confini, delle periferie, del linguaggio e del conflitto”. 

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Crisi climatica e disuguaglianze  

Non poteva essere escluso dai temi del Forum quello della crisi climatica e la co-portavoce di Sbilanciamoci! ci ricorda, se ce ne fossimo dimenticati, che “nei mesi di giugno e luglio hanno visto segnare in Europa le temperature medie più alte di di sempre. Migliaia di ettari sono andati bruciati, alluvioni e frane e danni climatici sull'agricoltura narrati come eccezionali con la stessa sorpresa che viene recitata ogni volta. Tutto questo aumenta le disuguaglianze che ricadono sempre sulle stesse persone.

Quello che il Forum L’altra Cernobbio vuole fare è proporre un metodo di lavoro, diverso da quello stabilito da coloro che sono riuniti a Villa d’Este, al Forum Ambrosetti. “Proporre un'economia di pace – prosegue Begal – non è qualcosa di astratto, basti pensare alla contro-finanziaria che presentiamo ogni anno contemporaneamente alla legge di Bilancio del governo. Proponiamo proprio una contromanovra a saldo zero fatta a più mani dalle associazioni di Sbilanciamoci e che si basa su principi di giustizia economica, sociale e e ambientale”.

Ideali e concretezza

Proposte “concrete, attuabili, attuali” sono quelle che sono quindi avanzate all’appuntamento annuale sul lago di Como e che prevedono una mobilitazione collettiva per “un'altra economia di base che sia di pace, fondata su il disarmo, sulle politiche di cooperazione, sui diritti, sull'eguaglianza, sul modello di sviluppo” e che parli di lavoro, prova ne è la presenza di alcuni segretari generali delle categorie della Cgil. 

Il Forum riunirà infatti economiste ed economisti, ricercatrici e ricercatori, sindacaliste e sindacalisti, rappresentanti delle organizzazioni sociali e del mondo associativo. I lavori si articoleranno in due sessioni: la mattina di oggi è dedicata a “L’impatto della guerra sull’economia e la società”, con approfondimenti sulla militarizzazione dell’economia e sulle conseguenze per globalizzazione, lavoro e sistemi produttivi; il pomeriggio sarà invece dedicato a “Le alternative dell’economia di pace”, con un confronto su lavoro, ambiente, diritti e sviluppo sostenibile.

Un programma ben nutrito, nonostante la brevità dell’appuntamento, ricco di temi e di ospiti: