Nel 2024, nelle Marche il numero dei lavoratori dipendenti del settore privato (esclusi operai agricoli e domestici) è stato pari a 468.465, con un incremento di quasi 5 mila unità rispetto al 2023 (+1,1%). In termini relativi, l’aumento risulta essere meno accentuato rispetto a quello verificatosi nel Centro Italia (+1,7%) e nell’intero Paese (+2,0%).

I dati. Crescono gli occupati, ma l’aumento è quasi tutto a beneficio degli over 50

Analizzando le tipologie contrattuali emerge che, in termini assoluti, la crescita complessiva dell’occupazione regionale coincide con quella a tempo indeterminato, la quale in un anno ha osservato un incremento di 4.616 lavoratori (+1,4%). I lavoratori a tempo pieno e indeterminato aumentano di 3.304 unità in un anno, tuttavia questo aumento è concentrato quasi interamente nei lavoratori dai 50 anni e oltre (+4.093 unità), effetto congiunto della tendenza demografica e dell’aumento dell’età pensionabile, i quali determinano un allargamento della platea dei lavoratori più anziani, tradizionalmente più caratterizzati da contratti stabili.

I lavoratori a tempo determinato diminuiscono di 474 unità (-0,4%) e si attestano al 23,4% del totale. Al contempo, i lavoratori stagionali aumentano di 774 unità (+4,1%) e la loro incidenza rimane pressoché invariata rispetto al 2023. Rispetto a dieci anni fa, in termini assoluti, la notevole crescita si è distribuita tra tempo indeterminato (+39mila unità) e determinato (+35mila unità), sebbene i dipendenti stabili, a differenze di quelli a termine, nel corso del tempo abbiano rilevato una diminuzione del loro peso all’interno della forza lavoro. Gli intermittenti aumentano del 4,3% in un anno (+1.662 unità) e del 122,5% in dieci anni (+ 21.991 unità). Attualmente questi rappresentano l’8,5% dei lavoratori dipendenti privati.

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La retribuzione media lorda annua (21.740 euro) è inferiore alla media nazionale (-2.746 euro)

Nel 2024, la retribuzione media lorda annua percepita nelle Marche è pari a 21.740 euro e, rispetto al 2023, ha osservato un aumento di 772 euro, pari a +3,7%. Le retribuzioni medie nelle Marche sono ancora significativamente inferiori al valore medio delle regioni del Centro (-2.110 euro, -8,8%) e a quello medio nazionale (-2.746 euro, -11,2%). I lavoratori dipendenti a tempo parziale percepiscono in media 12.690 euro, valore che scende a 5.626 euro per i lavoratori stagionali. I lavoratori a tempo determinato percepiscono mediamente 10.424 euro lordi annui. I lavoratori con contratto di lavoro standard (a tempo pieno e indeterminato) percepiscono in media 30.557 euro lordi annui, valore comunque nettamente inferiore rispetto ai loro colleghi del Centro Italia (-4.180euro) e dell’Italia nel complesso (-4.768 euro).

Più della metà delle donne che lavorano ha un rapporto part-time (50,4%)

Le lavoratrici si attestano a 205.610 unità (43,9%). Più della metà di queste ha un rapporto part-time (50,4%) contro una percentuale del 18,6% tra i lavoratori uomini e poco più di una lavoratrice su tre ha un contratto a tempo pieno e indeterminato (34,6% contro 65,2% tra gli uomini).

Dall’anno precedente la crescita dei lavoratori è stata maggiore negli uomini (+1,2%) rispetto alle donne (+0,9%). Sono altresì significative le differenze retributive tra uomini e donne, riflesso di alcune peculiarità interne al nostro mercato del lavoro e di fenomeni di segregazione verticale e orizzontale che lo permeano.

Nelle Marche le lavoratrici dipendenti del settore privato percepiscono mediamente 7.343 euro lordi annui in meno (-29,4%) rispetto ai colleghi uomini. In termini contrattuali, il maggiore utilizzo del part-time da parte delle donne giustifica solo in parte questo divario, in quanto le lavoratrici con contratto a tempo pieno e indeterminato guadagnano mediamente 4.249 euro lordi annui in meno (-13,4%) rispetto agli uomini con la stessa tipologia contrattuale.

Giovani: precariato diffuso e salari di circa 9 mila euro inferiori alla media

Osservando lo scenario tra le classi di età, rispetto al 2023 l’aumento è ascrivibile sostanzialmente alla crescita dei lavoratori con 50 anni e oltre (+6.974 unità, +4,5%), sebbene anche la componente degli under 30 abbia avuto un incremento non trascurabile (+1.579 unità, +1,6%). Di converso, le fasce di età mediane (30-39 anni e 40-49 anni) sono state caratterizzate da una diminuzione. Sotto questa cornice è importante evidenziare anche l’impatto del precariato sulle giovani generazioni, caratteristica ormai strutturale del nostro mercato del lavoro.

Ad avere un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato è la metà dei lavoratori nel loro complesso (51,8%), ma il valore si abbassa al 35,3% tra gli under 30. Inoltre, se per la totalità dei lavoratori il part-time incide per il 32,6%, per gli under 30 la percentuale sale al 38,4%.

Nelle Marche, gli under 30 percepiscono mediamente 13.023 euro lordi annui, circa 8.717 euro in meno (-40,1%) rispetto alla totalità dei lavoratori. In termini di tipologia contrattuale il divario rimarca il riflesso dell’utilizzo più accentuato di contratti a tempo parziale e a termine da parte delle giovani generazioni, sebbene anche a parità di contratto a tempo pieno e indeterminato gli under 30 guadagnano comunque il 28,7% in meno rispetto alla generalità dei lavoratori.

L’occupazione cala nel manifatturiero e aumento nel terziario

Tra i settori risulta importante evidenziare la lenta ma costante flessione del comparto manifatturiero, il quale in un anno perde 2.263 lavoratori (-1,4%), in particolare nel settore del tessile e abbigliamento (-1.396 unità, -4,1%). Al contempo, il terziario osserva un aumento di 5.092 unità, concentrate soprattutto nei settori del commercio (+1.515 unità, +2,5%) e degli alberghi e ristorazione (+2.283, +4,4%).

Nei fatti, pertanto, lo sviluppo occupazionale della regione ormai da diversi anni si sta collocando sempre più in settori a basso valore aggiunto – caratterizzati da retribuzioni medio-basse – che non sono in grado di supportare l’industria manifatturiera del territorio, contraddistinta da una perdita di forza lavoro.

Allarme discontinuità lavorativa

È stata esaminata anche la discontinuità lavorativa (intesa come periodo retribuito inferiore a un anno) che è una delle principali determinanti del disagio salariale. In particolare, i lavoratori a termine (sia full-time che part-time) che non arrivano a un anno retribuito, pari a 118.242 (25,2%), denotano una condizione relativamente peggiore, posizionandosi sotto la soglia dei 10 mila euro lordi annui. Dalla distribuzione risulta evidente l’enorme incidenza (60,9%) dei lavoratori con salari medi inferiori alla media generale. Tale aggregato è composto dai discontinui, pari a 220 mila dipendenti (47%) e dai lavoratori part-time per l’anno intero che ammontano a oltre 65 mila (13,9%).

Fontana, Cgil: “I dati evidenziano disuguaglianze inaccettabili per donne e under 30”

Eleonora Fontana, della segreteria Cgil Marche

“Sebbene ci sia un aumento degli occupati – dichiara Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche –, le dinamiche che caratterizzano il mercato del lavoro regionale restano invariate, evidenziando disuguaglianze inaccettabili in termini di qualità e stabilità del lavoro, delle retribuzioni e di opportunità di crescita professionali, soprattutto per donne e giovani under 30”.

“Occorrono politiche regionali serie da affiancare ai finanziamenti europei per invertire tali tendenze – aggiunge –. Il 40% dei giovani della nostra regione ha un contratto part time con retribuzioni di 13.000 euro medi lordi annui, con discontinuità lavorativa che non consente loro di progettare il proprio futuro in questa regione. I divari di genere sono ancora significativi in termini di salario (29,4%)”.

In tal senso, “siamo in attesa che venga ricostituita la commissione regionale Lavoro. Continueremo a chiedere interventi specifici rivolti ai giovani e alle donne. Le azioni adottate fino a oggi non hanno consentito una reale opportunità di accesso a un lavoro stabile e ben retribuito. Chiediamo la costruzione di una efficace ‘filiera delle politiche attive’ in grado di mettere a sistema orientamento, accompagnamento, incontro tra domanda e offerta, formazione, reinserimento, il tutto in maniera coerente con le sfide a cui è chiamato il modello di sviluppo marchigiano”, conclude Fontana.

(Video a cura di Cgil Marche)