I sindacati di polizia rappresentativi di oltre il 60% dei poliziotti italiani scrivono alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Le dichiarazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, in merito a un piano di assunzioni di 12mila Carabinieri ausiliari, indicato come pilastro della strategia sicurezza 2026, non è un intervento neutro ma una scelta che rischia di alterare gli equilibri dell'intero comparto Sicurezza e Difesa”, si legge in una nota congiunta i segretari Pietro Colapietro del Silp Cgil, Stefano Paoloni del Sap, Domenico Pianese del Coisp e Valter Mazzetti della Fsp.

“Siamo i primi a chiedere più uomini sul territorio – scrivono le sigle sindacali – ma un rafforzamento che concentra risorse su una sola componente e senza un piano altrettanto incisivo per colmare la carenza di circa 11mila unita' nella Polizia di Stato, è una decisione profondamente squilibrata e potenzialmente lesiva dell'assetto complessivo del sistema". 

Lavoratori in divisa penalizzati

Dal canto suo il segretario generale del Silp Cgil, Pietro Colapietro ribadisce “con assoluta fermezza la profonda penalizzazione che il governo Meloni sta infliggendo ai lavoratori in divisa, già duramente colpiti da anni di tagli indiscriminati e da un contratto collettivo nazionale che ha eroso il nostro potere d'acquisto in modo inaccettabile”.

Per il sindacalista non si tratta solamente di una questione di squilibri nel comparto Sicurezza: “Qui purtroppo si sta andando sempre più incontro a un modello securitario che non risolve i problemi dei cittadini e penalizza i lavoratori in divisa. Il Governo Meloni, con le sue politiche miopi e sbilanciate, sta aggravando una situazione già insostenibile, penalizzando ulteriormente chi è in prima linea”.

“Ricordiamo che i tagli al bilancio della sicurezza hanno ridotto le risorse per formazione, mezzi e personale – prosegue Colapietro – mentre l'ultimo contratto ha fatto perdere ai lavoratori in divisa 300 euro come potere di acquisto a causa dell'inflazione galoppante non recuperata, senza alcun adeguamento dignitoso.

Questo è l'unico governo della storia recente della Repubblica che ha proposto l'aumento dell'età pensionabile per i poliziotti, tagliando nel contempo gli organici. Se il governo non invertirà immediatamente rotta, aprendo un dialogo concreto e stanziando fondi proporzionati per tutte le Forze di polizia, non esiteremo a intensificare le nostre azioni, inclusa la proclamazione di mobilitazioni nazionali. Basta con le penalizzazioni: i lavoratori in divisa esigono giustizia e considerazione".

Il richiamo alla legge in vigore 

Nel comunicato unitario, inoltre, si sottolinea che "la legge 121 del 1981 ha fissato principi chiari: equilibrio tra le forze di polizia, centralità dell'Autorità civile di pubblica sicurezza, competenze definite e coordinate. Introdurre esclusivamente la figura del Carabiniere ausiliario senza prevedere analoghe figure per le altre forze di polizia spinge il Paese verso un modello di sicurezza pubblica a marcata impronta militare in antitesi con la legge, e produrrebbe anche una frattura strutturale, ridisegnando nei fatti il modello di sicurezza nazionale e penalizzando le forze a ordinamento civile.

 "Chiediamo - continuano i segretari - che le risorse per le assunzioni siano ripartite in modo equo e proporzionato tra tutte le forze di polizia, nel rispetto di funzioni e specificità. E chiediamo l'immediata apertura di un confronto strutturato sulle scelte strategiche che incidono cosi' profondamente sull'assetto della sicurezza nazionale".

Il governo dimentica i territori

A sostegno delle richieste a livello nazionale arriva anche la nota della segreteria provinciale del Silp Cgil di Campobasso, nella quale si denuncia che “il tanto enunciato potenziamento dei reparti della polizia stradale ormai ridotti al collasso evidentemente non riguarda il Molise e soprattutto la provincia di Campobasso: per la specialità della Polizia stradale è stato previsto 1 ispettore e 1 agente, contrariamente ai tanto annunciati rinforzi, chiacchiere al vento”.

Uno dei tanti appelli disperati che vengono dai territori e che poi dettaglia le difficoltà a coprire il servizio con una serie di numeri. Anche per questo Silp Cgil, Sap, Coisp e Fsp ribadiscono che “in assenza di un riscontro tempestivo sarà proclamato lo stato di agitazione per difendere l'equilibrio del sistema sicurezza del Paese e del personale che ogni giorno lo regge con professionalità e senso dello Stato".

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