PHOTO
I lavoratori hanno approvato, la chiusura è ormai definitiva. Si è conclusa mercoledì 18 febbraio, con il voto favorevole dell’assemblea dei dipendenti, la vertenza del call center Paycare di Monteriggioni (Siena), i cui 35 addetti già da quattro anni usufruivano di ammortizzatori sociali.
L’azienda chiuderà entro dicembre. L’accordo quadro siglato con i sindacati (Fiom Cgil e Fim Cisl) prevede 38 mila euro lordi di incentivi per i lavoratori a tempo indeterminato che decideranno di uscire su base volontaria e dai 34 ai 35 mila per quelli part time (secondo il numero delle ore lavorate, ossia da 20 a 25). Ai dipendenti, comunque, è stata estesa la cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre (con copertura economica a carico del dicastero).
L’azienda ha anche messo a disposizione ricollocazioni nella sede di Livorno, la scadenza per l’eventuale adesione è alla fine di marzo. Chi accetterà il trasferimento avrà però un contratto differente, passando da quello metalmeccanico a quello delle telecomunicazioni, e una ripartizione del lavoro con il 60 per cento in presenza e il 40 in smart working.
Fiom Siena: “Ma la perdita del lavoro non è monetizzabile”
“I nostri sentimenti sono di rabbia e delusione, ci ritroviamo a gestire situazioni che non finiscono con la soluzione auspicata, ossia salvaguardando i posti di lavoro”, commenta la segretaria generale Fiom Cgil Siena Daniela Miniero: “L’indennità di 38 mila euro lordi, che sono circa 29 mila netti, non può pagare quello che stanno perdendo. La perdita del lavoro non è monetizzabile”.
Miniero evidenzia che “c’è un problema occupazionale e di politica industriale. Da tempo chiediamo l’attivazione di un tavolo con le istituzioni e le associazioni datoriali del territorio per affrontare le numerose crisi occupazionali. Servono risposte concrete: tra Beko, PayCare e Capaccioli, quindi soltanto nel settore metalmeccanico, la provincia ha già perso 300 posti di lavoro”.
La situazione del lavoro a Siena sta divenendo drammatica. Nel 2025, come riportato da un recente studio della Uil Toscana, le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia sono cresciute del 231,7 per cento. Un numero abnorme: basti pensare che nella regione l’incremento è stato del 18,5 per cento.
La segretaria generale Fiom così conclude: “Siamo di fronte a un’emorragia di posti di lavoro che non ha precedenti. Bisogna smetterla con le chiacchiere, adesso è il momento di agire, perché rischiamo un vuoto occupazionale dall’impatto sociale drammatico”.






















