Una sentenza della Consulta aveva dato il via libera a una legge della Toscana, che puntava a limitare il fenomeno degli affitti brevi, respingendo il ricorso del governo. Adesso l’esecutivo ci riprova e impugna la norma dell’Emilia Romagna per contenere l’overtourism.

Il provvedimento regionale adottato a metà dicembre ha introdotto la destinazione d’uso urbanistica “locazione breve”, alla quale tutte le unità immobiliari usate per affitti turistici devono adeguarsi, e riserva ai Comuni il potere di stabilire le percentuali di locazioni brevi in zone sensibili e di vietare frazionamenti o demolizioni per nuovi usi brevi.

Un argine agli affitti brevi

Insomma, mentre gli enti locali sempre più spesso cercano una soluzione alla dilagante trasformazione degli alloggi in case vacanze e bed and breakfast, specialmente nelle città a maggiore vocazione turistica, fenomeno che sottrae abitazioni a chi ha bisogno di una sistemazione permanente, questo governo si mette di traverso.

Famiglie, studenti e lavoratori senza casa

Evidentemente sono caduti nel vuoto allarmi e denunce su come sia sempre più difficile per famiglie, studenti e lavoratori trovare case in affitto a prezzi accessibili e su come la crescita del costo delle locazioni di lungo periodo, nei grandi centri come Bologna e nelle città d’arte, sia inversamente proporzionale al numero di immobili dedicati a questo scopo.

E dire che la sentenza della Corte costituzionale ha dichiarato infondate le questioni di legittimità sollevate per la legge della Toscana: per i giudici togati “se un immobile è utilizzato in modo stabile e organizzato come struttura ricettiva extra-alberghiera, la previsione della destinazione d’uso turistico-ricettiva non può essere considerata irragionevole”.

Cosa dice la legge dell’ER

Il provvedimento dell’Emilia Romagna impone alle unità che vengono locate con la formula dell’affitto breve di modificare la destinazione residenziale, con un potenziale impatto sulla commerciabilità e una forte barriera all’ingresso in termini amministrativi.

Cambiando destinazione d’uso, gli immobili devono rispettare un lungo elenco di requisiti dalla sicurezza all’igiene, dall’efficienza energetica alla conformità degli impianti.

Comuni in prima linea

I Comuni, poi, “possono individuare nei propri strumenti di pianificazione urbanistica ambiti determinati del territorio nei quali l’insediamento della destinazione d’uso locazione breve è ammessa o subordinata all’osservanza di specifiche condizioni” recita la legge. I sindaci possono quindi porre limitazioni monitorando le destinazioni e fissando le percentuali massime. Un altro elemento riguarda la leva fiscale: i Comuni hanno la facoltà di aumentare o ridurre gli oneri di urbanizzazione in relazione ai cambi di destinazione d’uso.

“Riteniamo questa legge equilibrata e non punitiva degli operatori del settore, e attenta alle esigenze dei turisti – afferma Federconsumatori Emilia Romagna in una nota –. Un complesso di norme che dovrebbe essere il riferimento per tutte le Regioni, che tiene conto delle differenze territoriali, e che si applica sulla base delle valutazione delle amministrazioni comunali. La migliore difesa è quella di iniziare da subito, nei Comuni della nostra Regione, il percorso di confronto per la sua declinazione locale. A Bologna, che ha già normato la materia, dovrebbero aggiungersi tutti i capoluoghi di provincia, oltre alle città con elevati flussi turistici”.

Regole legittime e necessarie

“La scelta dell’Emilia Romagna di regolamentare il fenomeno degli affitti brevi non è solo legittima, ma rappresenta un atto di responsabilità di governo del territorio e dell’attività economica – dichiara Stefano Chiappelli, segretario nazionale del Sunia, sindacato degli inquilini -, ancora più necessario di fronte all'emergenza abitativa che sta svuotando i nostri centri storici e sta rendendo sempre più impossibile la ricerca di un alloggio a canone calmierato per le famiglie. Il caso dell'Emilia Romagna, come quello della Toscana, dimostra che le Regioni sono costrette a intervenire per difendere la tenuta sociale e produttiva dei territori. Il proliferare incontrollato degli affitti brevi ha ridotto drasticamente l'offerta di case, rendendo i canoni insostenibili e mettendo a rischio persino la funzionalità dei servizi essenziali, come, ad esempio, quello sanitario. Il Sunia sposa l’analisi territoriale denunciando come l'attuale crisi sia alimentata da un vuoto normativo centrale”.

In ordine sparso

In assenza di una norma organica nazionale, gli enti locali si stanno muovendo in autonomia. Il Comune di Roma sta studiando un provvedimento per limitare il fenomeno, soprattutto nel centro storico, dalla Puglia potrebbe arrivare la prossima regolamentazione.

E se guardiamo fuori dai nostri confini, la Spagna è pronta a varare una stretta fiscale, l’Iva al 21 per cento sugli affitti turistici sotto i 30 giorni, la Grecia nel 2025 ha introdotto requisiti minimi di sicurezza e qualità con sanzioni pari al 50 per cento dei ricavi, raddoppiabili o quadruplicabili in caso di recidiva.

“La mancanza di una regolamentazione statale chiara dimostra come il governo preferisca tutelare le rendite di mercato e i grandi interessi d’impresa a discapito del diritto all'abitare – conclude Chiappelli -, continuando a ignorare la crisi abitativa che colpisce famiglie, studenti e lavoratori”.