Il ruolo delle agenzie nella fase di selezione, le condizioni di lavoro, dalla parità di trattamento alla sicurezza, la conoscenza dei diritti e delle tutele previsti dai contratti e dalle leggi. Sono gli obiettivi e i focus dell’indagine "Lavorare con le agenzie” sul mondo della somministrazione realizzata da Nidil Cgil in collaborazione con il dipartimento di studi politici e sociali dell’università di Salerno, presentata oggi (18 febbraio) a Brescia in un incontro con sindacalisti, esperti, studiosi.

Pensieri e parole

A determinare i risultati dell’inchiesta sono stati gli stessi lavoratori interinali, il loro pensiero, il loro vissuto, la loro percezione. I commenti? Eccone alcuni. “Ho bisogno di un lavoro a tempo indeterminato. 20 anni di tempo determinato sono più che sufficienti. Voglio vivere e non sopravvivere”. “Sarebbe il caso che dopo tanti anni di somministrazione, si facesse di più per essere stabilizzati”.

E ancora: “Il lavoro in somministrazione deve essere eliminato perché non dà futuro o certezze economiche e si è sempre precari e sempre sotto ricatto di agenzie e aziende che ci sfruttano”. “Vorrei ci fosse più uguaglianza rispetto a quelli che lavorano con la ditta”. “Sento di non essere tutelato come un lavoratore fisso”.

Stabilità contro precariato

Avere di un lavoro più stabile, quindi, parità di trattamento con i colleghi dipendenti diretti, contratti a scadenza che durano una vita e che non permettono di creare una famiglia in sicurezza, mettere un tetto alla durata della somministrazione con l’agenzia, tra le altre osservazioni dei lavoratori interpellati.

Il campione dell’indagine Nidil si è auto selezionato sulla base della possibilità di indire assemblee partecipate: la rilevazione è avvenuta nelle aziende dove si registra la presenza sindacale di somministrati o di dipendenti diretti. 2.605 i questionari, distribuiti in circa 250 assemblee in 300 aziende, dove sono impiegati lavoratori iscritti a 51 agenzie.

Il ruolo delle agenzie

Dall’indagine è emerso che le agenzie hanno un ruolo fondamentale in fase di selezione, una relazione a distanza e impersonale con i lavoratori, anche quando si tratta di risolvere criticità e problemi e alcuni comportamenti discriminatori.

“La relazione che le agenzie hanno con i lavoratori è molto impersonale e questo è un terreno su cui dobbiamo lavorare – afferma Davide Franceschin, segretario nazionale Nidil -. In tal senso abbiamo fatto un percorso contrattuale per provare a responsabilizzare le agenzie in quanto datori . Il secondo elemento è che a fronte di una soddisfazione complessiva del rapporto di lavoro, ci sono delle questioni aperte: la parità d trattamento e di condizioni, e alcuni aspetti discriminatori nei confronti di determinate fasce, come le donne in maternità. Ecco, dobbiamo affrontare e risolvere a livello contrattuale sia nazionale che decentrato anche queste criticità”.

Aspettative e criticità

In aziende dove è presente il sindacato, si registra una soddisfazione per le condizioni di lavoro da parte di una consistente maggioranza di partecipanti all’indagine, con una forte aspettativa di stabilizzazione presso gli utilizzatori.

“Questo elemento impegna tutti sulla necessità di trovare soluzioni contrattuali e legislative, non solo all’interno del settore, che abbiano come traguardo la definizione di diritti chiari per la continuità lavorativa – afferma Andrea Borghesi, segretario generale Nidil -. Vengono evidenziate, comunque, problematiche relative alle condizioni in merito alla parità di trattamento, non solo sulle retribuzioni, rispetto alla sicurezza sul lavoro e alla formazione specifica, vengono alla luce difficoltà da superare su tempi e modalità di erogazione. Di particolare rilievo è la problematica delle molestie sul luogo di lavoro, che certo rientra in un ambito di criticità complessive dell’intera società, ma su cui si dovranno trovare modalità tempestive di intervento”.

Più diritti, più tutele, più conoscenza

La conoscenza del contratto e delle prestazioni della bilateralità è superiore alla media generale, ma risulta ancora insufficiente. “In particolare, sulla bilateralità occorrerà un ulteriore intervento informativo anche da parte delle agenzie per il lavoro – conclude Borghesi -. Emergono evidenti differenze di conoscenza delle proprie condizioni derivanti dal genere, dall’età, dal settore merceologico in cui si lavora e dalla provenienza territoriale. Alcune specifiche caratteristiche e problematiche, inoltre, vengono fuori per lavoratori migranti rispetto alle quali sarebbe utile indagare ulteriormente”.