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Israele mantiene il divieto di accesso indipendente alla Striscia di Gaza per i giornalisti, ribadendo davanti alla Corte Suprema che persistono “motivi di sicurezza”, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025. Lo ha affermato la Procura di Stato israeliana in una memoria depositata nell’ambito del caso avanzato dall’Associazione della Stampa Palestinese (Fpa), che da oltre un anno chiede la riapertura dell’enclave ai media internazionali.
Secondo le autorità israeliane, l’attuale situazione sul campo – pur mutata rispetto ai mesi dell’offensiva avviata nell’ottobre 2023 dopo l’attacco di Hamas – non garantirebbe ancora le condizioni necessarie per un accesso libero dei giornalisti. Il procuratore generale sostiene che il cessate il fuoco sia “caratterizzato da persistenti minacce e incidenti alla sicurezza”, tali da rendere necessario mantenere la restrizione e consentire l’ingresso nella Striscia solo tramite scorte militari.
Il nodo sicurezza davanti alla Corte Suprema
La Fpa aveva presentato la sua petizione nel 2024, chiedendo che la stampa potesse operare in modo indipendente all’interno di Gaza. La Corte Suprema israeliana inizialmente respinse la richiesta, sostenendo che la presenza di giornalisti avrebbe potuto esporre dettagli sensibili sulle operazioni militari, incluse le posizioni delle truppe, mettendo a rischio i soldati.
Pur rinviando un giudizio definitivo e lasciando aperta la porta a una revisione, l’Alta Corte aveva chiesto al governo diverse integrazioni, che hanno prolungato il processo per mesi. Il termine ultimo per esprimere una posizione è scaduto ieri, con la nuova memoria della Procura che conferma la linea restrittiva. Non è ancora chiaro quando il tribunale si pronuncerà.
Accessi limitati e controllati: 72 giornalisti accompagnati dall’esercito
Dall’ottobre 2023 nessun giornalista è potuto entrare a Gaza senza accompagnamento militare e solo in aree completamente controllate dalle forze israeliane, lontane dai civili palestinesi. Il governo ha reso noto che, da ottobre 2025, l’esercito ha organizzato 25 ingressi individuali per 47 giornalisti israeliani e cinque visite di gruppo per 46 giornalisti stranieri. In due di queste missioni era presente anche l’agenzia Efe.
Le visite si sono svolte con supervisione costante dei soldati e una durata limitata, circa due ore, senza alcuna interazione con la popolazione locale. Le restrizioni hanno reso i giornalisti palestinesi l’unica fonte diretta d’informazione dalla Striscia, ma questi ultimi continuano a operare in condizioni estremamente pericolose.
Gaza, il luogo più pericoloso al mondo per i reporter
Secondo l’ultimo rapporto di Reporter Senza Frontiere (Rsf), Gaza è stata nel 2025 l’area più letale al mondo per chi lavora nei media: almeno 29 giornalisti sono stati uccisi mentre raccontavano il conflitto.
Le organizzazioni per la libertà di stampa denunciano da mesi che le restrizioni israeliane impediscono una copertura indipendente della situazione umanitaria nella Striscia.
La Fpa chiede ora che la Corte Suprema riconosca il diritto dei media a entrare a Gaza senza scorte militari e garantisca trasparenza sulle condizioni nella zona. La decisione dei giudici è attesa nei prossimi mesi. Il rischio, concreto, è che si continui a far prevalere una fantomatica sicurezza impedendo di fatto il diritto all’informazione.




























