Il lavoro come occasione non solo di autonomia, ma di costruzione di identità e di realizzazione. Questo il senso della legge sull’occupazione obbligatoria dei lavoratori e delle lavoratrici con disabilità: se sulla carta appare tutto bello e facile la realtà racconta altro.
Se ne è parlato in un’iniziativa organizzata dalla Fp Cgil. Lo scopo era quello di accendere i riflettori sul tema dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, le strategie da attuare per migliorare le condizioni di vita e lavoro e rafforzare l’efficienza del sistema. Obiettivo dell’incontro è stato, dunque, rimettere al centro del dibattito pubblico le politiche della disabilità, analizzando le criticità e avanzando proposte per tutelare i diritti.
All'iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Diego Seggi, Fp Cgil nazionale, Antonio Naddeo, presidente Aran, Valerio Talamo, direttore ufficio contrattazione collettiva Dip. Funzione pubblica, Marco Alparone, presidente Comitato di settore delle Regioni per comparto Sanità, Veronica Nicotra, Segretaria generale Anci, Domenico Sabia, rappresentante Fand, Vincenzo Falabella, presidente nazionale Fish.
“Assistiamo a grandi difficoltà nell’accesso al lavoro pubblico”, ha affermato Federico Bozzanca, segretario generale della Fp Cgil che ha aggiunto: “Difficoltà che vanno superate investendo su quei temi che possono facilitare l’accesso alle strutture pubbliche”. Ma la riflessione si è fatta più incisiva quando il segretario della Fp ha aggiunto: “Dobbiamo avere il coraggio di dirlo: le nostre pubbliche amministrazioni non stanno facendo ancora abbastanza. Abbiamo leggi bellissime, considerate anche tra le più avanzate in Europa. Assumiamo per dovere di legge, ma poi ci dimentichiamo di accogliere”.
Ci sono i numeri a testimoniarlo: “Nel decennio 2011 – 2021 si è registrato a livello globale un aumento considerevole delle persone con disabilità. Sono poche nel mercato del lavoro e vengono pagate meno (le donne peggio degli uomini). A livello nazionale, nel 2023, le scoperture temporanee dichiarate ammontavano a 178.328 posizioni, pari al 30,1% della quota di riserva complessiva (dati XII relazione al Parlamento sullo stato di attuazione legge 68-99). Vuol dire che, in Italia, 178.328 persone potrebbero lavorare nella pubblica amministrazione ma a causa delle disfunzioni del sistema non riescono a farlo”, ha osservato Bozzanca.
Ma ci sono anche le testimonianze dei protagonisti di questa vicenda. Sono intervenuti infatti alcuni genitori di ragazze e ragazzi che, pur avendo vinto un concorso della pubblica amministrazioni, si trovano a vivere condizioni di lavoro certo non inclusive. “Mio figlio è stato sistemato in una specie di sgabuzzino, di deposito di giocattoli rotti”, ha affermato Stefano Natalini, padre di un lavoratore pubblico con disabilità
Che fare allora? È stato ancora Bozzanca ad indicare proposte concrete: “Necessario avere dati sulla collocazione ed effettiva inclusione del personale presente che ha una disabilità, come viene utilizzato e informazioni sulle condizioni di lavoro. Occorre prevenire, inoltre, il diffuso fenomeno delle dimissioni. Nei siti delle amministrazioni occorrerebbe prevedere una collocazione evidente e facilmente individuabile per informazioni specifiche, norme, circolari utili, nuove procedure e contatti per i dipendenti con disabilità; individuare pratiche efficaci per accedere ad accomodamenti ragionevoli tra cui l'accesso allo smartworking o il telelavoro. Chiediamo che lo smmart working sia una scelta di libertà e autonomia, non un confino domiciliare. Inoltre, serve coinvolgere l'organismo paritetico per l'innovazione sulle problematiche delle persone con disabilità impiegate. E chiediamo, con forza, che nei territori si sviluppino sportelli di ascolto: luoghi dove il lavoratore e la sua famiglia possano trovare una rete, un supporto contro il mobbing, un consiglio su come conciliare le cure con la carriera. Un luogo dove l'amministrazione e il sindacato possano lavorare insieme”.
L’iniziativa è stata chiusa dalla segretaria confederale della Cgil Maria Grazia Gabrielli: “Le persone con disabilità vivono l'inserimento e il mantenimento nel posto di lavoro con difficoltà, in un panorama del mercato del lavoro generale del nostro Paese che evidenzia profonde disuguaglianze”.
“Non bisogna parlare più solo del dato quantitativo – ha aggiunto - : finché le analisi non assumono anche un criterio di ordine qualitativo non potremmo certamente dire che la condizione reale delle persone, e quindi anche delle persone con disabilità, stia realmente cambiando. Le leggi ci sono, serve un cambio di approccio: come passare dal diritto formale ad un diritto sostanziale, al lavoro per le persone con disabilità: è questo il grande tema. Occorre altresì affrontare il problema del disallineamento che c'è tra il lavoro delle procedure di collocamento previste dalla legge 68 e le nuove misure e procedure, compresa la nuova valutazione della disabilità, che deriva dal decreto legislativo 62-2024. Occorre capire come allineiamo fattori e condizioni perché da queste nuove normative non derivi disagio per le persone con disabilità e le proprie famiglie. Centrale inoltre appare il ruolo dei Centri per l'impiego, più complessivamente il rafforzamento della pubblica amministrazione, perché significa dotare la Pa di quanto ha bisogno per farla diventare un sistema efficace ed efficiente. La misura con cui si valuta la qualità costituzionale dell'amministrazione passa anche attraverso il come si fa e come si produce realmente inclusione”.






















