PHOTO
Le medaglie brillano, le piste si svuotano, i riflettori si spengono. Ma per chi ha lavorato dietro le quinte di Milano Cortina 2026 il bilancio è meno scintillante. A raccontarlo sono steward e hostess impiegati nella sicurezza e nell’accoglienza, che descrivono turni fino a dodici ore consecutive, riposi saltati e retribuzioni ben lontane dagli standard dei contratti nazionali.
Secondo quanto riportato da molti quotidiani, da Domani a Fanpage e denunciato anche su Collettiva, molti lavoratori sarebbero stati assunti con contratti part-time, salvo poi svolgere un numero di ore ben superiore a quello previsto. La paga oraria indicata comprendeva già ratei e indennità, con un risultato netto che si abbassava sensibilmente. In diversi casi anche il giorno di riposo non sarebbe stato retribuito, mentre chi alloggiava lontano dalle sedi di servizio doveva sommare ai turni anche lunghe trasferte quotidiane.
I sindacati confederali hanno inviato diffide alla società appaltatrice, la romana One Group, aprendo un confronto sulle condizioni applicate. L’azienda, che annovera tra i propri clienti anche enti pubblici e grandi imprese, era incaricata di parte della gestione della sicurezza durante i Giochi. Le testimonianze parlano inoltre di formazione sommaria e di mansioni delicate affidate a personale con preparazione limitata.
Non sono mancati episodi drammatici. Il più grave, ancor prima l’inizio dei Giochi, è accaduto l’8 gennaio. Pietro Zantonini, un vigilante di 55 anni, è morto durante un turno notturno di sorveglianza nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio. E ancora: due lavoratori sono finiti in pronto soccorso per sintomi riconducibili al freddo intenso. Un altro dipendente, di origine palestinese e titolare di protezione internazionale, ha impugnato il proprio licenziamento ritenendolo discriminatorio. La vicenda è ora all’attenzione della magistratura del lavoro.
Quando alcuni steward hanno provato a distribuire volantini per denunciare la situazione, il presidio è stato spostato lontano dalle aree centrali dell’evento. La questione, riportata ancora dal quotidiano Domani, ha aperto un ulteriore fronte sul diritto al dissenso durante una manifestazione internazionale blindata.
Le Olimpiadi erano state presentate come un volano occupazionale, con migliaia di posizioni attivate tra logistica, accoglienza e servizi. Ma la qualità di quel lavoro resta la vera cartina di tornasole. Finito l’evento, resta una domanda che pesa più di una medaglia: quale eredità lasciano i grandi appuntamenti sportivi se la dignità di chi li rende possibili scivola giù dal podio?




























