Poche ore fa la Cgil ha depositato in Cassazione due leggi di iniziativa popolare, una sugli appalti e una sanità. Tra le altre cose nella seconda c’è un aumento della spesa sanitaria che entro il 2030 dovrà arrivare al 7,5% del Pil. Oggi nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato abbiamo ascoltato un susseguirsi di interventi che hanno denunciato la riduzione della spesa sanitaria prevista nel Documento di finanza pubblico appena presentato dal Governo e all’attenzione del Parlamento.

Corte dei conti: spesa sanitaria al ribasso

Il Dfp rivede al ribasso il livello della spesa sanitaria registrato, a consuntivo, nel 2025, rispetto alle previsioni contenute nel Dpfp presentato ad ottobre 2025. Tale spesa è infatti pari a 141,54 miliardi (-2,46 miliardi rispetto alla previsione contenuta nel Dpfp, ovvero 144 miliardi)”.

Questo l’incipit del paragrafo dedicato alla spesa sanitaria dell’Audizione della Corte dei conti. Non solo: si legge che nel 2025 la spesa sanitaria si è fermata al 6,3% del Pil mentre le previsioni del governo parlano di un 6,4%. Non andrà meglio per l’anno in corso, la spesa sanitaria sarà pari al 6,4% mentre il governo per il 2026 aveva promesso il 6,5%. Parliamo di percentuali piccole, ma a quello 0,1 in meno sul Pil corrisponde 1 milardo e 41 milioni in meno e certo non sono pochi.

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Come si spendono i soldi

La Corte ha chiarito che l'aumento della spesa nel 2026 è assorbito soprattutto da rinnovi contrattuali, farmaci, dispositivi medici, aggiornamento delle tariffe e maggiore ricorso a prestazioni acquistate da privati accreditati. Ecco come si privatizza la sanità. Almeno, si penserà, l’annosa questione delle liste di attesa sarà in via di risoluzione. Ebbene no, sono ancora i magistrati contabili a dirci “l’iter di approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2025-2027 è al momento ancora in corso”.

Bilancio Pnrr: il fallimento del governo

È forse su questo capitolo che si registra il fallimento vero del governo Meloni. La Relazione della Corte di Conti è davvero impietosa: “Nel Dfp si evidenzia che per la realizzazione delle Case di Comunità, a dicembre 2025, risultavano avviati i cantieri e le forniture per 1.327 interventi; di essi, circa il 25 per cento degli interventi era stato concluso e il 12 per cento aveva superato la fase di collaudo”. È bene ricordare che progetti e cantieri del Piano europeo devono essere terminati entro giugno 2026, mancano due mesi. A dicembre era stato collaudato solo il 12 del totale. 

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Case di comunità: dove sono?

La pandemia ha lasciato tra le tante eredità, anche la consapevolezza della necessità di una sanità di territorio capillare e multifunzionale. Il Pnrr doveva servire a rispondere a questa conclamata necessità. Sulla carta tutto bene, i risultati però non solo allarmano ma sconcertano.

Afferma infatti ancora la Corte dei conti che se si cercano le Case di comunità che rispettano tutti i criteri previsti dal Dm 77/22: personale in servizio medico e infermieristico, ore di apertura a pubblico del servizio ecc. Ebbene, oggi in Italia ce ne sono 66 dellle 1715 previste. Certo se ne contano 20 rispetto a sei mesi fa, ma sempre 66 rimangono. Cerchiamo allora di essere ottimisti e verifichiamo quante ce ne sono che hanno almeno un servizio attivo di tutti quelli previsti, ebbene il risultato non rassicura affatto, sono solo 781.

Le gambe e le braccia della sanità

Medici, infermieri, operatori e operatrici sanitari: l’allarme lanciato dalla Corte dei conti è forte. Si riconosce che il personale è essenziale per il funzionamento della sanità e però si accerta che esso è diminuito a causa di pensionamenti, abbandoni e difficoltà di reclutamento. “Il fenomeno delle dimissioni anticipate è ancora evidente, su tutto il territorio, con particolare riferimento alla professione infermieristica, per la quale nel 2025 si registrano dimissioni che variano da 1.605 unità in Lombardia a circa 800 in Toscana e Veneto, circa 600 in Emilia-Romagna e Piemonte, 345 in Campania, circa 200 in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia e Sardegna, 80 in Umbria, 85 a Bolzano, 51 in Abruzzo, 29 in Valle d’Aosta e 16 in Basilicata”.

E il piano straordinario di assunzioni? I rinnovi contrattuali coerenti con il potere di acquisto delle buste paga? L valorizzazione del personale? Ibisogni dei cittadini? Di tutto questo nel Dfp non ve nessuna traccia. Meno male che il 15 e 16 maggio parte la raccolta delle firme in calce alla legge di iniziativa popolare per il diritto alla salute voluta dalla Cgil.

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