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Come recita l’articolo 32 della Costituzione italiana la salute è un “fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. Con questo spirito, grazie alla legge 833, è stato istituito il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Purtroppo nell’Italia di oggi è sotto gli occhi di tutti come questo diritto si stia di fatto sempre più restringendo per colpa di politiche dissennate che negli anni hanno tagliato le risorse, finendo così per colpire i cittadini ma anche le lavoratrici e i lavoratori.
Liste di attesa interminabili, pronto soccorso perennemente sotto organico, medici di base oberati di lavoro sono purtroppo situazioni che ognuno di noi si è trovato ad affrontare.
Proprio per questo la Cgil ha presentato una proposta di legge d’iniziativa popolare sul diritto alla salute. Un dispositivo in 17 articoli che mira a rafforzare il Ssn, valorizzando il lavoro di chi vi opera. Governo pubblico, programmazione e partecipazione, universalità, uguaglianza ed equità: queste alcune delle parole d’ordine che informano la proposta.
Ma vediamo nel dettaglio. Si comincia ovviamente dalle risorse: per la Confederazione il finanziamento del fondo sanitario nazionale - la spina dorsale del sistema - non può essere inferiore al 7,5 per cento del pil.
Strettamente legato a questo, il tema del personale che, nella proposta Cgil, deve essere pienamente valorizzato dal punto di vista sia economico sia professionale. Personale che va garantito in numero sufficiente per assicurare prevenzione, assistenza e cura, con assunzioni a tempo indeterminato, e che va adeguatamente formato e tutelato dal punto di vista della salute e della sicurezza sul lavoro. Proprio per questo, la spesa per il personale non può essere soggetta ad alcun tetto di spesa e vanno posti limiti alle esternalizzazioni.
Non poteva mancare uno dei nodi diventati spesso drammaticamente al centro delle cronache, quello dei tempi di attesa insostenibili per le prestazioni, che sta, appunto, ledendo alla base il diritto alla salute di cittadine e cittadini. Nella proposta di legge si sottolinea la necessità di garantire il “rispetto dei tempi di attesa attraverso il necessario investimento nel Ssn, in termini di incremento delle risorse e del personale dipendente”. Nella proposta, poi, si punta al rafforzamento di un presidio essenziale quale è quello dell’assistenza territoriale: case e ospedali di comunità, distretti.
Per ultimo, ma non per importanza, il nodo dell’autosufficienza che riguarda 3,9 milioni di persone, soprattutto donne anziane: sono necessarie politiche ad hoc, con il potenziamento dell’assistenza domiciliare (con la presa in carico di almeno il 20 per cento della popolazione con oltre 65 anni) e il miglioramento dell’assistenza residenziale e semiresidenziale.























