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La vertenza della Saxa Grestone di Roccasecca, in provincia di Frosinone, entra nelle ore più delicate della sua storia recente. Lunedì 15 giugno scadranno i termini per la presentazione delle integrazioni richieste per l’ammissibilità del concordato preventivo in continuità, passaggio decisivo per comprendere se esistano ancora margini per il rilancio industriale dello stabilimento ciociaro o se si aprano scenari ancora più critici.
Per i circa 200 lavoratori rimasti nel sito produttivo l’attesa si è trasformata in una lunga sospensione, tra impianti fermi, cassa integrazione e prospettive sempre più incerte.
Le promesse del rilancio finite sotto accusa
Al centro delle contestazioni sindacali c’è il ruolo di Xeta Investment, il fondo che aveva rilevato i siti di Roccasecca e Gualdo Tadino presentandosi come il soggetto in grado di rilanciare il progetto industriale. Secondo la Filctem Cgil Lazio, però, le risorse finanziarie annunciate nei mesi scorsi non si sarebbero mai concretizzate.
Il sindacato ricorda che la proprietà aveva parlato pubblicamente di un piano sostenuto da capitali già disponibili e di una raccolta compresa tra 8 e 10 milioni di euro attraverso gli obbligazionisti. Oggi, sostiene la Filctem, quei fondi non risultano nelle disponibilità dell’azienda e la produzione resta completamente ferma.
“Operazione nebulosa”, l’affondo della Filctem
La presa di posizione più dura arriva da Sandro Chiarlitti, della segreteria Filctem Cgil Lazio, che segue la vertenza del comparto ceramico regionale. Il dirigente sindacale parla di un’operazione caratterizzata da troppe zone d’ombra e chiede chiarezza sulla reale consistenza del piano di salvataggio illustrato nei mesi scorsi dai rappresentanti del fondo.
Per la Filctem non è accettabile che siano state fornite rassicurazioni sulla disponibilità delle risorse economiche necessarie alla ripartenza per poi ritrovarsi con uno stabilimento fermo e senza i capitali indispensabili per riavviare le attività. La priorità, sottolinea il sindacato, resta la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie.
Il tribunale chiamato a fare luce
Con l’avvicinarsi della scadenza del 15 giugno, cresce l’attenzione sul ruolo del Tribunale di Frosinone. Secondo il sindacato, saranno proprio i giudici a dover valutare le possibili ipotesi di amministrazione straordinaria e ad accertare le responsabilità che hanno portato all’attuale situazione di blocco industriale.
La crisi arriva dopo anni di difficoltà per un progetto che, almeno nelle intenzioni originarie, rappresentava uno dei più significativi esempi di economia circolare nel settore ceramico. Lo stabilimento era nato dalla riconversione dell’ex Ideal Standard per produrre sampietrini e materiali urbani in gres porcellanato utilizzando ceneri inertizzate provenienti dai termovalorizzatori. Un modello innovativo che aveva ottenuto anche il sostegno pubblico attraverso Invitalia ma che, tra rincari energetici e problemi finanziari, non è riuscito a consolidare la propria sostenibilità economica.
Sciopero e blocco di merci e macchinari
Di fronte all’aggravarsi della situazione, la Filctem Cgil Lazio ha proclamato lo sciopero immediato delle attività e avviato un presidio permanente davanti allo stabilimento. La mobilitazione prevede inoltre il blocco della fuoriuscita di merci e macchinari, una misura che il sindacato considera necessaria per impedire qualsiasi ipotesi di smantellamento del sito prima delle decisioni del tribunale.






















