In Tunisia, secondo numerose Ong e associazioni per la difesa dei diritti umani, durante la presidenza di Kais Saied “la magistratura ha cessato di essere un contrappeso al potere, ed è diventata uno strumento di repressione politica che colpisce attivisti, politici, sindacati e giornalisti”.

Sentenza di ergastolo per Ghannouchi, oppositore politico

L’ultima pesante condanna risale allo scorso martedì, con una sentenza definitiva di ergastolo nei confronti di Rached Ghannouchi, leader del partito islamista Ennahda - che aveva dominato la politica tunisina per oltre un decennio a partire dal 2011 -, con l’accusa di aver creato un “apparato di sicurezza segreto al servizio del partito”.

Ghannouchi, 84 anni, è stato arrestato nel 2023. Prima di martedì, era già stato condannato a oltre quarant'anni di carcere, in particolare per “cospirazione contro la sicurezza dello Stato”, con condanne simili anche per altri appartenenti del partito islamista. Arresti e condanne hanno colpito anche altri esponenti delle opposizioni, come Khayam Al-Turki, ex vicesegretario generale del partito socialdemocratico Ettakatol, e Issam Chebbi, leader del partito liberale Al Joumhouri.

Dalla presa di potere del presidente Kais Saied il 25 luglio 2021, che gli ha conferito ampi poteri, l'opposizione e la società civile hanno denunciato un arretramento dei diritti e delle libertà nel Paese che è stato la culla della "Primavera araba" nel 2011.

Nel mirino anche giornalisti e stampa indipendente

La repressione governativa non ha colpito solo esponenti politici. Il 12 maggio, la Corte d'Appello di Tunisi ha confermato le condanne a tre anni e mezzo di carcere per Mourad Zeghidi e Borhen Bsaies, due noti giornalisti, in un processo considerato dall'Reporter Sans Frontières come “repressione giudiziaria”.

I due giornalisti sono stati incarcerati nel maggio 2024 per dichiarazioni radiofoniche e televisive ritenute “critiche e lesive nei confronti del presidente Saied”.

Lo scontro con il sindacato Ugtt

I rapporti sono tesi tra Saied e l’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (Ugtt) - principale sindacato del Paese, insignito del Premio Nobel per la Pace per il suo contributo alla costruzione della democrazia dopo la rivoluzione del 2011 -, che sta subendo un boicottaggio governativo e tagli finanziari, a seguito della decisione del governo di sospendere le trattenute automatiche delle quote sindacali per i dipendenti pubblici.

L’obiettivo di Saied, secondo numerosi analisti, è quello di isolare politicamente l'Ugtt e indebolirne così il potere contrattuale, che si basa essenzialmente sulla rappresentanza dei lavoratori.

Il caso Sonia Dahmani

Condanne anche nei confronti di attivisti, come nel caso di Sonia Dahmani, 60 anni, una delle principali voci critiche contro il regime di Saied, accusata di cinque reati – l’ultimo ad aprile - tutti relativi a dichiarazioni o pubblicazioni sui media.

Le accuse derivano dal Decreto 54 sulla “diffusione di false informazioni”, promulgato nel 2022 da Saied: una legge condannata dalle organizzazioni per i diritti umani.

Dahmani, in libertà vigilata dalla fine di novembre 2025, è stata arrestata l'11 maggio 2024 a Tunisi, presso la sede dell'Ordine degli Avvocati, da agenti di polizia mascherati, in un modo ritenuto brutale e illegale dai suoi colleghi.

È stata condannata a 18 mesi di carcere per aver fatto un commento sarcastico in un programma televisivo, nel maggio 2024, sulla presunta intenzione dei “migranti subsahariani di stabilirsi permanentemente in Tunisia” - nonostante la grave crisi economica del Paese - e condannata ad altri 18 mesi per aver criticato l'esistenza di cimiteri e autobus riservati ai neri in alcune regioni della Tunisia ed il crescente clima xenofobo nel Paese.

Migranti, xenofobia e allarme diritti umani

Nel febbraio 2023, Saied aveva denunciato l'arrivo di “orde di migranti subsahariani illegali” e una “cospirazione per cambiare la composizione demografica della Tunisia”, una dichiarazione che aveva scatenato una violenta campagna anti-immigrazione nel Paese.

Dopo quella dichiarazione la situazione dei migranti subsahariani in Tunisia rimane fonte di tensione, con la successiva persecuzione dei rifugiati e carcerazioni nei confronti dei membri di organizzazioni umanitarie che operano a favore dei migranti in ambito umanitario, sociale, legale e sanitario.

In questo contesto, il caso di Dahmani illustra la fragilità delle libertà civili in Tunisia. Nonostante gli appelli per il rilascio delle persone detenute per le loro opinioni, le autorità continuano con la loro politica intransigente, adducendo la necessità di “preservare l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale”, con una “progressiva erosione nel campo dei diritti civili e di libero pensiero”, come denunciato da Amnesty International.