A partire dal 1° gennaio 2027, più di 5 mila lavoratrici e lavoratori in Veneto rischieranno di ritrovarsi senza pensione, senza reddito e senza contribuzione a causa dell’aumento automatico dei requisiti per il pensionamento, dovuto all’adeguamento alla speranza di vita. Questo dato allarmante è emerso dall’elaborazione della Cgil su dati nazionali dell’Osservatorio Previdenza, secondo cui in Italia oltre 55 mila persone, uscite dal lavoro negli ultimi anni attraverso strumenti di flessibilità, potrebbero trasformarsi in esodati.

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Il meccanismo produrrà effetti pesanti proprio dal 2027: chi ha aderito ad accordi di uscita dal lavoro o a misure di accompagnamento alla pensione sulla base di regole definite, rimarrà in una sorta di limbo, senza tutele né copertura economica, nell’attesa di raggiungere finalmente un’età pensionabile che continua a spostarsi in avanti.

“Anche in Veneto, l’impatto rischia di essere significativo – dichiara Tiziana Basso, segretaria generale Cgil regioonale –: parliamo di migliaia di lavoratrici e lavoratori spesso coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale, crisi produttive o percorsi concordati di fuoriuscita dal lavoro, che vedranno messo in discussione il proprio futuro previdenziale. Sono più di 5.000 le persone nella nostra regione che rischiano di trovarsi improvvisamente senza alcuna copertura economica. Non è accettabile che, dopo una vita passata a lavorare e anni di contributi, il diritto alla pensione si trasformi in un miraggio che si allontana continuamente”.

La Cgil Veneto sottolinea come l’assenza di un intervento strutturale rischi di riprodurre uno scenario già vissuto con la stagione degli esodati: “Il governo continua a dichiarare l’intenzione di bloccare l’aumento dei requisiti, ma l’ultima legge di bilancio mantiene intatto il meccanismo automatico legato alla speranza di vita. Così si crea un’altra generazione di persone abbandonate a sé stesse e in una condizione di estrema vulnerabilità”.

Per la Cgil è indispensabile un intervento immediato: stop definitivo all’adeguamento automatico, piena salvaguardia per chi è già uscito dal lavoro e una riforma previdenziale che garantisca regole certe, maggiore flessibilità in uscita e pensioni dignitose, con particolare attenzione a giovani, donne e lavoratori con percorsi discontinui.

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