“La bellezza di questa masseria è il frutto di un impegno portato avanti con forza e con coraggio da tutti noi. È un sogno che diventa realtà. Una masseria che spalanca le porte al mondo del lavoro, al mondo della scuola, agli scout, alle associazioni e alle famiglie. E attraverso percorsi e progetti educa ai sentimenti, ai valori, al rispetto alla legalità”. A dirlo è Mario Esposito Ferraioli, nella masseria nata ad Afragola su un bene confiscato alla camorra e intitolata a suo fratello Antonio.
Quello che per tutti era Tonino, giovane cuoco e sindacalista che lavorava per la Fatme, fu ucciso in un agguato di camorra il 30 agosto 1978, perché si rifiutò di cucinare carne avariata per gli operai e decise di denunciare. Non fece in tempo, poiché camorra lo uccise a 27 anni sotto casa della fidanzata, pochi giorni prima di sposarsi.
“Questo luogo - ha continuato Mario Esposito Ferraioli - rappresenta il riscatto di un paese e di un territorio con tante vittime di mafia. Ci sono tantissime ferite ancora aperte, nomi e storie che non vanno dimenticate, ma valorizzate nel tempo, anche attraverso questa masseria. La legalità non è qualcosa che s'insegna, ma qualcosa che si consegna giorno per giorno attraverso il nostro modo di vivere. Sono i dettagli quotidiani che parlano e dicono di ognuno di noi. Abbiamo tutti i giorni occasioni per dimostrare chi siamo e da che parte siamo”
Mario Esposito Ferraioli così conclude: “È una sfida difficile che richiede attenzione e tempo. Ma non servono tante parole, servono gesti concreti. Quella notte, a quell'incrocio dove è stato ucciso Tonino, si sono incontrati la vita e la morte. Oggi è rimasta una lapide, una scritta, un nome limpido e forte. Tonino è una luce che vince perfino la morte, perché dopo 47 anni noi siamo ancora qui a ricordarlo. Tonino è vivo e la sua storia vive”.
























