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Musica, parole e memoria s’incontrano nella nuova edizione di Musica al Lavoro 2026, la rassegna culturale che negli anni è diventata un importante punto di riferimento per chi crede nel valore dell’arte come strumento di riflessione sociale. L’iniziativa, ospitata presso la Camera del lavoro di Piacenza, propone anche quest’anno un ricco calendario di appuntamenti che uniscono spettacolo e impegno civile, con l’obiettivo di raccontare la storia del lavoro, le conquiste sociali e i valori della democrazia.
Raccontare il lavoro
Nata con l’intento di mantenere vivo il dialogo tra cultura e società, la manifestazione si distingue per la capacità di affrontare temi complessi attraverso linguaggi artistici accessibili e coinvolgenti. Musica dal vivo, teatro di narrazione e letture sceniche diventano strumenti per raccontare storie di persone, lotte e cambiamenti che hanno segnato la storia contemporanea.
“Le città delle donne”
Ad aprire l’edizione 2026 è stato lo spettacolo Le città delle donne, lo scorso 5 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna. Un progetto artistico che propone un viaggio ideale attraverso alcune delle città più simboliche del mondo: Roma, New York, Città del Messico, Berlino e Santiago del Cile. Ogni città rappresenta una tappa narrativa attraverso cui emergono figure femminili che hanno lasciato un segno nella storia sociale e politica, donne che con il loro impegno hanno contribuito alla difesa dei diritti, alla libertà di espressione e alla costruzione di società più giuste. La voce di Paola Quagliata ha accompagnato il pubblico lungo un percorso fatto di testimonianze e racconti. Accanto a lei, sul palco, il fisarmonicista Nadio Marenco e il contrabbassista Luca Garlaschelli.
Valorizzare la memoria collettiva
Il progetto artistico s’inserisce perfettamente nello spirito della rassegna, che da sempre mira a valorizzare la memoria collettiva e a promuovere una riflessione sulle grandi trasformazioni sociali del passato e del presente. Il programma dell’edizione 2026 proseguirà fino a novembre 2026, con altri appuntamenti che affrontano temi storici e civili di grande rilevanza.
La Resistenza raccontata alle scuole
Tra gli eventi in calendario è previsto uno spettacolo dedicato alla memoria della Resistenza, pensato in particolare per le scuole, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla conoscenza della storia e dei valori democratici. Il Ballonaio e la beffa di Verona, che andrà in scena il 9 aprile, è la storia vera di una straordinaria truffa orchestrata nel 1944 da tre partigiani ai danni dello stato maggiore nazista e del fascismo di Salò. Una pagina poco conosciuta della Resistenza italiana, proposta dalla compagnia I Sottospirito, con sceneggiatura di Ermanno Mariani e regia di Paolo Muzio.
“Ad ora certa: una suite per Primo Levi"
In occasione della Festa della Liberazione, il 26 aprile verrà proposto uno spettacolo musicale e narrativo dedicato alla figura di Primo Levi, uno dei più importanti testimoni della memoria del Novecento. Ad ora certa, una composizione originale per grande ensemble jazz in sei movimenti, composta e diretta da Luca Garlaschelli ed eseguita dalla Sugarino Project. Un percorso musicale che racconta la vicenda umana e politica dell’uomo, dalla cattura come partigiano alla deportazione, fino al ritorno.
Un reading contro la violenza di genere
La rassegna si concluderà nel mese di novembre con il reading teatrale Col vento nei capelli, contro la violenza sulle donne. Un momento di riflessione che attraverso la letteratura e la musica intende sensibilizzare il pubblico sul tema.
Preservare la memoria per costruire il futuro
Nel corso degli anni Musica al Lavoro ha dimostrato come la cultura possa essere uno strumento fondamentale per comprendere il presente e per mantenere viva la memoria del passato. In un’epoca segnata da profondi cambiamenti sociali e culturali, iniziative come questa assumono un valore ancora più significativo. Raccontare la storia del lavoro, ricordare le lotte per i diritti e dare voce a chi ha contribuito a costruire la società di oggi significa, infatti, non solo preservare la memoria, ma anche offrire strumenti per immaginare il futuro.
























