PHOTO
Sono circa 5 mila le lavoratrici e i lavoratori del Lazio che rischiano, a partire dal 1° gennaio 2027, di rimanere senza pensione, senza reddito e senza contribuzione, a causa dell’aumento imposto dal Governo Meloni dei requisiti pensionistici legati alla speranza di vita. A lanciare l’allarme è la Cgil capitolina, dopo aver letto l’analisi dell’Osservatorio Previdenza della confederazione. A livello nazionale oltre 55 mila persone che negli ultimi anni hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro rischiano di trasformarsi in una nuova platea di esodati.
Cgil: “Il governo, con l’ultima legge di bilancio, ha cancellato diverse forme di flessibilità in uscita e ha inasprito i requisiti pensionistici”
“Il governo nonostante promesse e annunci, a partire dall’abolizione della Legge Fornero, su cui ha costruito consenso elettorale, con l’ultima legge di bilancio ha scelto di cancellare diverse forme di flessibilità in uscita e di inasprire i requisiti pensionistici – denuncia la Cgil di Roma e del Lazio –. Una scelta sbagliata contro cui abbiamo proclamato lo sciopero generale del 12 dicembre e continuiamo a mobilitarci”.
Il sindacato ricorda che il meccanismo di adeguamento legato alla speranza di vita non è un automatismo ineluttabile: “è una materia su cui parlamento e governo possono intervenire per bloccarlo o riformarlo. Se ciò non avviene, con conseguenze su migliaia di persone, è solo per scelta politica.
Questa non è la prima volta che denunciamo i rischi di conseguenze negative sulle persone delle scelte fatte dal governo e che diventano effettivi a causa della sua insensibilità, come avvenuto lo scorso anno sulla tassazione dei redditi da lavoro”.
Intervenire subito per evitare che, dal 2027, migliaia di persone restino senza reddito
Per la Cgil è indispensabile intervenire subito per evitare che, dal prossimo anno, migliaia di persone restino senza reddito. “Serve – è la lista delle priorità del sindacato – il blocco definitivo dell’adeguamento automatico, la tutela piena per chi è già uscito dal lavoro e una riforma previdenziale che garantisca certezza delle regole, flessibilità in uscita e pensioni dignitose, soprattutto per le nuove generazioni e per chi ha lavori precari, discontinui e part-time. È inaccettabile che, dopo una vita di lavoro, si debba inseguire il diritto alla pensione come se fosse una concessione e non una garanzia costituzionale. E che si crei una nuova generazione di esodati, esattamente come accaduto in passato, senza alcuna soluzione strutturale”.
“Il governo non solo sta facendo cassa sulla pelle delle persone, ma sta anche costringendo un numero crescente di lavoratrici e lavoratori anziani a rimanere al lavoro, spesso in mansioni gravose e pericolose, dove si verificano gravi infortuni, anche mortali. In pochi anni – ricorda il segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio, Natale Di Cola – gli incidenti sul lavoro che hanno coinvolto persone over 60 sono aumentati del 30%”.
























