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La battaglia dei rider parla a tutto il mondo del lavoro. Maurizio Landini, a margine dell’iniziativa “Giustizia e Democrazia, le ragioni del No”, organizzata alla Società Umanitaria di Milano, torna sul tema dello sfruttamento nelle piattaforme e lega la condizione dei fattorini alla necessità di una giustizia libera da pressioni politiche ed economiche.
Per il segretario generale della Cgil, il fatto che i magistrati intervengano anche contro i grandi gruppi economici è il segno di un presidio democratico essenziale. “Una magistratura che non ha paura di bloccare o denunciare anche le multinazionali che sfruttano le persone dimostra quanto sia importante che essa continui a essere autonoma e indipendente, senza dover rispondere né ai governi né ad altre logiche”, ha affermato.
Landini ha poi richiamato la mobilitazione promossa ieri (14 marzo) dal sindacato in oltre trenta piazze italiane, sottolineando che la vertenza non riguarda una categoria isolata. “Quella non è una battaglia di una parte dei lavoratori”, ha detto, indicando invece una questione generale che investe diritti, dignità e qualità dell’occupazione.
Il punto, per la Cgil, è semplice e radicale insieme: chi lavora deve poter contare sulle stesse garanzie, a prescindere dal settore o dalla forma contrattuale. “Qualsiasi persona che lavora deve avere gli stessi diritti e le stesse tutele: un contratto nazionale, una retribuzione dignitosa, il diritto alla malattia, alle ferie, a tutte le protezioni previste”, ha ribadito il leader sindacale.
Nelle parole di Landini c’è dunque una doppia richiesta: contrastare lo sfruttamento che si annida nella gig economy e difendere l’autonomia della magistratura come condizione indispensabile per far valere la legge anche contro i soggetti economicamente più forti.
























