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Cinema e lavoro sono da sempre fortemente intrecciati, a partire dalla nascita stessa della settima arte: il primo film della Storia nel 1895, L’uscita dalle officine Lumière, rappresenta proprio l’uscita delle operaie dalla fabbrica di macchine fotografie a Lione. È di fatto un film sul lavoro.
La relazione è rimasta fertile e profonda, proprio da qui nasce l’idea della lunga collaborazione tra la Cgil e il Bergamo Film Meeting, che conclude la 44ª edizione (7-15 marzo 2026). È stato un programma ricco e pieno, per nove giorni di proiezioni in città tra retrospettive, nuovi autori, documentari, classici, animazione e molto altro (qui il sito ufficiale).
Il sostegno della Cgil con due premi
Anche per il 2026 la Cgil di Bergamo ha confermato la propria partecipazione e sostegno, per l'undicesimo anno consecutivo. Nel particolare, la collaborazione ha visto il sindacato finanziare due riconoscimenti per la sezione documentari: il Premio Miglior Documentario Cgil Bergamo (2.000 euro), che è stato assegnato dal voto del pubblico, e il Premio della Giuria Cgil “La sortie des usines” (1.000 euro), attribuito da 13 tra delegati e sindacalisti.
Sullo schermo il lavoro, il sociale, i diritti
A raccontare la collaborazione è Mara D’Arcangelo, responsabile della Biblioteca Di Vittorio per la Cgil Bergamo e componente della giuria dei sindacalisti. “La sezione 'Visti da vicino' ci è particolarmente cara perché porta sullo schermo documentari capaci di interpretare con sensibilità le questioni legate al lavoro, al sociale e ai diritti”, spiega.
“L'ampio spazio che il Bergamo Film Meeting dedica al cinema europeo e ai dettagli più scomodi del presente è da sempre un punto di forza del festival, ma quest'anno quest’attenzione ci è parsa ancora più significativa e vicina ai nostri valori. Il lavoro è una dimensione centrale dell'esperienza umana: siamo felici che rimanga un soggetto d'indagine e d'ispirazione per i registi contemporanei e ringraziamo la programmazione del Bfm per lo sguardo sempre attento e originale con cui presenta questi temi”.
La forza del documentario
D’Arcangelo quindi aggiunge: “Il legame tra cinema e lavoro è fondamentale, perché fin dal principio sono stati girati tanti grandi film sul lavoro. Per noi - poi - l'esperienza di Bergamo è fondamentale anche perché si tratta di documentari: attraverso la visione del concorso abbiamo la possibilità di approfondire questioni che conosciamo da lontano, come la situazione in Libano o il tema della pena di morte negli Stati Uniti. Vederli in un doc – quindi – aiuta a capire di più e meglio”.
Un’occasione per socializzare e confrontarsi
Luciana Fratus è la segretaria organizzativa della Flai Cgil di Bergamo, che coordina sin dall’inizio la collaborazione tra Cgil e Bergamo Film Meeting. Così commenta l’esperienza: “Avere una giuria di delegati è anche un modo per socializzare e confrontarsi su temi anche diversi dalle tematiche lavorative, che però toccano la vita quotidiana di tutti”.
I vincitori
La sezione “Visti da Vicino” è composta da 14 film documentari da tutto il mondo. Il cartellone viene così presentato dallo stesso festival: nei doc “lo sguardo curioso e attento del regista si addentra senza remore nel vivo della realtà, dimostrandosi capace di cogliere e sintetizzare il visibile e l’invisibile, di raccontare un tema, un luogo, un personaggio”.
Il vincitore del premio del pubblico è To close your eyes and see fire. Mentre la giuria Cgil del Bergamo Film Meeting ha deciso di attribuire con piena convinzione il premio della sezione Visti da vicino ad Azza della regista Stephanie Brokhaus, un documentario che con grande sensibilità e rigore racconta la battaglia delle donne ancora intrappolate in una società patriarcale. Imparare a guidare, e insegnarlo ad altre donne, diventa per Azza un mezzo di emancipazione e libertà, individuale e collettiva.
Il film si distingue per l’attenzione con cui restituisce, con profonda delicatezza e intensità, il punto di vista di una giovane donna a cui è negata la possibilità di scegliere e costruire il proprio futuro. Azza emerge come un’opera potente e toccante, capace di trasformare un racconto intimo in una narrazione universale e attuale, che dà voce a tante donne impegnate nella conquista della propria autonomia.
“Attraverso uno sguardo autoriale forte ma rispettoso – si legge nella motivazione – il documentario riesce a intrecciare dimensione personale e sociale, offrendo allo spettatore uno spazio di riflessione sull’identità, la libertà e il diritto all’autodeterminazione. Per la qualità dello sguardo registico e la sensibilità con cui accompagna la protagonista nel suo cammino di crescita, la giuria conferisce il premio ad Azza”.






















