Chiusura dello stabilimento e ammortizzatori sociali fino al 31 dicembre. Si chiude così, dopo sei mesi di trattative, la vertenza della Sodecia Automotive di Raiano (L’Aquila), multinazionale portoghese attiva nella produzione di componenti in ferro e alluminio per le scocche automobilistiche.

Per i 39 dipendenti la cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività scatterà alla conclusione del contratto di solidarietà, prevista per il 28 marzo. Ai lavoratori, in sede di trattativa, era stata prospettato come unica possibilità il trasferimento nell’impianto di Chivasso (Torino), dunque a 750 chilometri di distanza.

Fiom L’Aquila: “Chiusura per scelta ‘strategica’ dell’azienda”

Su richiesta dei lavoratori, la Fiom Cgil L’Aquila ha autorizzato la firma tecnica degli atti necessari per la cassa integrazione, pur ribadendo la contrarietà alla chiusura dello stabilimento. La decisione è maturata al termine dell’assemblea sindacale svoltasi lunedì 9 marzo con i dipendenti del sito produttivo.

La Fiom sottolinea che il ruolo del sindacato “non può essere quello di certificare la chiusura delle aziende, ma piuttosto di difendere il lavoro e l’occupazione”, soprattutto quando un sito viene dismesso “non per mancanza di attività ma per scelte cosiddette strategiche dell’impresa".

Nel caso dello stabilimento di Raiano, l’azienda “avrebbe potuto utilizzare ulteriori strumenti di ammortizzazione sociale ancora disponibili nel plafond del quinquennio mobile, costruendo un percorso graduale di tutela del reddito e del lavoro”. Solo in un secondo momento si sarebbe potuto “aprire un confronto serio su strumenti di politica attiva e riqualificazione professionale”.

La Fiom contesta invece “la scelta compiuta” dall’azienda, ossia quella di “avviare direttamente un percorso di chiusura del sito di Raiano”, mentre parallelamente si registrerebbe “il progressivo spostamento da parte di Sodecia di attività e attrezzature produttive verso altri suoi stabilimenti, anche fuori dal territorio nazionale”.

La categoria Cgil richiama anche il rischio che il percorso intrapreso dall’azienda possa determinare “una potenziale forzatura delle norme”, con la conseguenza di scaricare sui lavoratori il peso delle scelte industriali “attraverso dimissioni individuali indotte o trasferimenti incompatibili con la vita delle famiglie”.

Critiche anche alla Regione Abruzzo, che secondo la Fiom avrebbe indicato la cigs per cessazione di attività come unico strumento per agganciare un eventuale percorso di riconversione e riqualificazione. Una scelta che, per il sindacato, di fatto “certifica la chiusura dello stabilimento, senza offrire garanzie concrete sul futuro produttivo del sito”, determinando “un’ulteriore perdita di posti di lavoro in un territorio che negli anni ha già subito un pesante processo di deindustrializzazione”.