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Giornata di mobilitazione nazionale oggi (sabato 14 marzo) dei rider indetta dalla Cgil e dalle sue categorie. I ciclofattorini scendono in piazza in oltre 30 città italiane per chiedere un aumento immediato delle paghe con l’applicazione del contratto collettivo merci e logistica, con l’applicazione dei diritti quali ferie, permessi, malattia, infortuni retribuiti, tredicesima, quattordicesima e Tfr, tutele su salute e sicurezza.
L’inchiesta della procura di Milano su Glovo e Deliveroo, che ha portato al controllo giudiziario dei due colossi del food delivery, ha confermato lo sfruttamento dei rider denunciato da anni dalla Cgil nelle piazze e nei tribunali, offrendo l’opportunità per avanzare le rivendicazioni con presidi, manifestazioni, iniziative in programma in tante città.
Re David, Cgil: “Riconoscere il contratto nazionale”
“Condizioni lavorative estreme: compensi tra 2 e 4 euro a consegna e turni molto intensi, 6-7 giorni a settimana, 7-10 ore al giorno. Le aziende del food delivery, dopo l’intervento della Procura di Milano, si siedano a un tavolo e riconoscano il contratto nazionale merci e logistica”. A dirlo è la segretaria confederale Cgil Francesca Re David, partecipando al presidio di Roma: “Per la maggioranza dei ciclofattorini il food delivery rappresenta il lavoro principale, con turni molto intensi e più di otto consegne quotidiane nel 62 per cento dei casi”.
I salari, prosegue la segretaria confederale, sono “sotto la soglia di dignità. I compensi medi restano molto bassi, tra 2 e 4 euro a consegna, senza riconoscimento delle attese o delle spese sostenute, tanto che oltre la metà dei rider rifiuta consegne a basso prezzo. Questi dati confermano l’urgenza dell’applicazione del contratto nazionale merci e logistica e del riconoscimento di ferie, malattia, infortuni retribuiti, tredicesima, quattordicesima, Tfr, oltre a maggiori garanzie in materia di salute e sicurezza”.
La segretaria confederale Cgil Re David così conclude: “Ci aspettiamo che l’intervento della Procura di Milano porti le aziende del food delivery a sedersi attorno a un tavolo per riconoscere finalmente ai ciclofattorini il contratto nazionale e i loro diritti. Basta sfruttamento”.
Turi, Nidil Cgil: “Applicare il contratto merci e logistica”
“Oggi siamo nelle piazze italiane perché è venuto il momento di dare diritti e tutele ai rider di Glovo e di Deliveroo”. A dirlo è la segretaria nazionale Nidil Cgil Roberta Turi, partecipando al presidio di Napoli: “L’indagine della Procura di Milano ha verificato le cose che noi denunciamo da anni: questi lavoratori vengono sfruttati approfittando del loro stato di bisogno”.
Turi rileva che “se anche la Procura di Milano dichiara che queste aziende si stanno comportando in maniera illegale, è venuto finalmente il momento di fargli fare un grosso salto di qualità, dando a questi lavoratori tutte le tutele e i diritti che meritano, a partire dal salario”.
La dirigente sindacale evidenzia la necessità di dare ai rider “un contratto di lavoro regolare, come quello di merci e logistica. Un contratto che prevede, tra rimborsi chilometrici, notturni, lavoro domenicale e scatti di anzianità, uno stipendio superiore ai 2 mila euro al mese, con tredicesima e Tfr”.
Turi, in conclusione, ricorda che “dalle indagini della Procura è invece emerso quanto, con i contratti applicati da Glovo e Deliveroo, guadagnino realmente i rider: lavorando dieci ore ogni giorno, arrivano a circa 1.200 euro al mese. Non credo sia una delle migliori posizioni possibili, c’è ancora molto da fare”.
Ricci, Cgil Napoli-Campania: “I rider sono lavoratori dipendenti”
“Siamo in piazza per chiedere che i rider abbiano un vero contratto e vengano considerati lavoratori dipendenti”. Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania Nicola Ricci, intervenendo a Napoli al presidio promosso assieme a Nidil, Filcams e Filt: “Come ha dimostrato la Procura di Milano, questi lavoratori sono sfruttati e sottopagati, non hanno diritti, non hanno ferie, non hanno permessi e sono vittime dall'intelligenza artificiale”.
Ricci ha rimarcato che la Cgil “si sta battendo perché venga data loro dignità, dicendo no a contratti di convenienza che li danneggiano, fuori dal perimetro dei contratti nazionali, come quello obbligatorio di merci e logistica. A questi lavoratori non si possono dare paghe di 3-4 euro a consegna. Il contratto nazionale che chiediamo consente ai rider di avere le stesse condizioni e gli stessi diritti, siano essi a Napoli, a Palermo o a Milano”.
Cordone, Cgil Teramo: “Dietro ogni consegna c’è lavoro vero”
“Non è accettabile che migliaia di lavoratrici e lavoratori continuino a essere governati da algoritmi che decidono tempi, turni e compensi senza alcuna trasparenza e senza riconoscere diritti fondamentali”. A dirlo è il segretario generale Cgil Teramo Pancrazio Cordone, intervenendo all’assemblea dei lavoratori del food delivery, promossa da Filcams, Filt e Nidil a Roseto (Teramo).
“A governare concretamente il lavoro quotidiano dei rider – spiega una nota sindacale – sono gli algoritmi delle piattaforme digitali: sistemi automatici e opachi che decidono turni, priorità nell’assegnazione delle consegne, penalizzazioni e accesso al lavoro. Un meccanismo che esercita un controllo costante sull’attività dei lavoratori senza trasparenza e senza possibilità di confronto o contestazione”.
Durante l’assemblea è emersa anche la forte preoccupazione per la sicurezza: i rider trascorrono gran parte della giornata in strada, spesso con condizioni meteorologiche difficili e tempi di consegna serrati, senza adeguate tutele in caso di incidente o infortunio. “Dietro ogni consegna – ha concluso Cordone – c’è lavoro vero, e il lavoro vero deve avere diritti, salario dignitoso e un contratto nazionale che lo tuteli”.
Cgil Taranto: “Il Comune istituisca ‘La casa dei rider’”
“L’attività dei rider è molto spesso l’unica fonte di reddito familiare. Si parla di consegne a 3,5 euro, che spesso richiedono spostamenti importanti”. A dirlo è la Cgil Taranto, nel corso della conferenza stampa organizzata assieme alle categorie Nidil e Filt: “A comandare è un fantomatico algoritmo che smista le consegne e sta determinando una riduzione dei compensi mensili”.
Sono circa 250 i rider che operano a Taranto. “Accanto a lavoratori pakistani e afghani – spiega il sindacato - che sono in Italia perché le polveriere dei loro Paesi d’origine non consentono più una vita degna, ci sono i rider italiani. Spesso ultracinquantenni che la crisi del manifatturiero costringe a sbarcare il lunario. È una guerra tra poveri. Siamo di fronte a lavori che si svolgono in condizioni di schiavitù, di caporalato digitale”.
Il segretario generale Cgil Taranto Giovanni D’Arcangelo ha annunciato che rinnoverà al Comune la richiesta di individuare un luogo fisico da adibire all’accesso dei rider: “Potremmo chiamarla ‘La casa dei rider’, un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa, ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali”.

























