Quindici anni vissuti “pericolosamente” ed entusiasticamente. Il primo avverbio  si riferisce alla fatica che realtà uniche come Bookciak, Azione! fanno per restare vive, tra finanziamenti ministeriali sempre più aridi e costi di sopravvivenza sempre più alti. Il secondo è la sintesi perfetta dello spirito con cui Gabriella Gallozzi e la sua squadra continuano a credere nella magia del grande schermo. Quindici anni fa è nato questo concorso che tiene insieme due mondi fantastici – il cinema e la letteratura – per farli comunicare. L’edizione numero 15 di Bookciak, Azione! sarà l’evento di chiusura delle Giornate degli Autori a Venezia. 

Gabriella Gallozzi, il titolo dell'incontro conclusivo della 15ª edizione è "Il tempo passaparola. Riflessioni a più voci su donne, cinema, diritti e intelligenza. Speriamo non artificiale". Cosa ci racconta?

Il titolo è un dono di Luciana Castellina, che quest'anno è la presidente della nostra giuria. Per noi è un regalo prezioso, perché racchiude perfettamente il senso di questa quindicesima edizione, che sarà dedicata al ricordo di Giorgio Gosetti, nostro straordinario padrone di casa e compagno di viaggio per tanto tempo, scomparso improvvisamente lo scorso marzo. Luciana, che con Giorgio ha condiviso tante esperienze alle Giornate degli Autori, rappresenta simbolicamente il percorso di questi quindici anni. Fin dall'inizio abbiamo cercato di mettere in dialogo cinema e letteratura senza perdere mai di vista temi come i diritti, il lavoro, le donne, la memoria e la storia. Sono questi i fili conduttori che hanno accompagnato il premio e che quest'anno diventano ancora più centrali. Accanto a Luciana Castellina ci saranno Costanza Quatriglio, presidente di giuria, Aurora Palandrani, nuova direttrice del Premio Zavattini, nostro storico partner sul tema del riuso creativo degli archivi, ed Elisabetta Giannini, giovane regista già apprezzata per il corto “Sognando Venezia”, figlia della regista Antonietta De Lillo. Ci piaceva costruire una giuria che mettesse realmente in dialogo generazioni diverse: dai 97 anni di Luciana Castellina ai 29 di Elisabetta Giannini. È un confronto necessario, soprattutto oggi. Non è retorica dire che non esiste futuro senza memoria. Lo vediamo ogni giorno, in un tempo segnato da guerre, genocidi e perdita di umanità.

Le donne saranno al centro di questa edizione, a partire dalla sua direttrice artistica. Si paga ancora un prezzo per essere donna nel mondo del cinema?

Credo di sì. Il prezzo oggi è soprattutto quello dell'invisibilità. Ci sono momenti in cui sembra che improvvisamente servano registe donne e allora i festival fanno a gara per aumentare le presenze femminili. Ma spesso si tratta di operazioni di facciata, una sorta di maquillage, un po' come il pinkwashing usato solo come vetrina. La realtà invece è diversa: una regista continua ad avere mediamente meno budget di un collega uomo. Lo stesso vale per le critiche cinematografiche, che dispongono di meno spazi e meno visibilità rispetto ai colleghi. Peraltro stiamo parlando di categorie che sembrano quasi appartenere al Novecento, perché oggi la critica cinematografica è stata in gran parte sostituita dagli influencer. Oggi influencer è chi riesce realmente a portare il pubblico in sala. È a loro che produttori e distributori guardano. Il cinema stesso è cambiato profondamente. Contano sempre meno l'analisi critica o la qualità del dibattito e sempre di più la capacità di produrre contenuti social. Oggi spesso è più importante il selfie davanti al manifesto del film che una recensione.

Viviamo dentro due realtà parallele: da una parte il mondo reale, fatto di lavoro che manca, guerre e crisi; dall'altra il mondo dei social, costruito sulla rappresentazione.

È lì che oggi si combattono molte battaglie, anche quelle politiche. Lo abbiamo visto perfino nella guerra di Gaza, dove la conquista della narrazione online è diventata centrale. Le donne hanno certamente conquistato maggiore presenza, ma il sistema continua a produrre disuguaglianze.

In quindici anni vissuti da osservatrice privilegiata del mondo del cinema, cosa è cambiato?

Mi sento davvero privilegiata per aver accompagnato questo premio per quindici anni, un percorso che ha avuto padri straordinari come Citto Maselli, Ugo Gregoretti ed Ettore Scola. Abbiamo lavorato per offrire ai giovani filmmaker una vetrina sperimentale, capace di mettere insieme ricerca, cinema, letteratura e riflessione civile. Oggi la difficoltà principale è reperire risorse. Da una parte c'è una politica che investe sempre meno nella cultura; dall'altra il mercato è diventato molto più spietato e segue logiche completamente diverse. Basta osservare ciò che accade nei festival: spesso non è più la programmazione cinematografica a essere centrale, ma la presenza del "talent", del volto noto che genera visibilità sui social. Questo è il cambiamento più radicale che abbiamo davanti.

Eppure Bookciak, Azione! continua a scegliere temi controcorrente: diritti, memoria, lavoro. Come reagiscono i giovani?

I giovani hanno voglia di ascoltare e soprattutto hanno voglia di raccontare. Quest'anno abbiamo scelto come tema Chernobyl, a quarant'anni dalla catastrofe nucleare, partendo dal libro fotografico di Pierpaolo Mittica. Abbiamo ricevuto moltissime risposte perché il tema del nucleare è tornato drammaticamente attuale. Anche il romanzo Il sapore dell'Armellina, pubblicato da LiberEtà, che racconta una storia di migrazione negli anni Cinquanta, è stato accolto con grande interesse. Parla di un passato che dialoga con il presente, perché oggi continuiamo a parlare di giovani costretti a cercare lavoro altrove. Anche quest'anno si rinnova la collaborazione con Spi Cgil e LiberEtà sul tema della memoria e per noi è una collaborazione sempre più importante. La sezione "Memory Bookciak" è ormai un appuntamento consolidato. Ogni anno LiberEtà propone il romanzo vincitore del proprio premio letterario e noi lo affidiamo ai giovani filmmaker come punto di partenza per realizzare i loro cortometraggi. Per questa quindicesima edizione abbiamo deciso di rafforzare ulteriormente questo percorso grazie anche alla collaborazione con l'Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e con il Premio Zavattini. I concorrenti possono utilizzare gratuitamente materiali d'archivio, sperimentare il linguaggio del riuso creativo e confrontarsi con temi come il lavoro, la solidarietà, l'emigrazione e le conquiste sociali.

Chiudiamo tornando a Gaza. Anche quest'anno il Gaza International Festival for Women's Cinema sarà presente a Bookciak, Azione!

È una collaborazione di cui siamo molto orgogliosi, iniziata lo scorso anno con quella che considero ancora oggi una sorta di miracolo: organizzare un festival di cinema delle donne sotto le bombe, stendendo simbolicamente un tappeto rosso tra le macerie. Quest'anno il progetto è cresciuto. Il festival è diventato anche un luogo di formazione, con un laboratorio che coinvolge una ventina di ragazze e donne di Gaza. Attraverso tutor internazionali e il lavoro di registe palestinesi imparano a fare cinema. È fondamentale, perché attraverso il cinema possono raccontare la propria storia, quella delle loro famiglie. Il cinema diventa così uno strumento di testimonianza e di resistenza, una forma di resistenza culturale oltre che umana.

Leggi anche