La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Ivana Marrone)
Partiamo dal clima e dal lavoro. A Roma, davanti al Colosseo, Greenpeace Italia ha fatto sciogliere sotto il sole tre statue di ghiaccio: una bracciante, un edile e un rider. Un’immagine simbolica per denunciare gli effetti del caldo estremo su chi lavora all’aperto. Secondo un report realizzato con il contributo della Cgil, negli ultimi anni le giornate con rischio caldo elevato sono aumentate del 60% e quasi un lavoratore su dieci è potenzialmente esposto a temperature pericolose. I settori più colpiti sono agricoltura, edilizia, logistica e consegne. Per Greenpeace e Cgil servono misure strutturali: più tutele, orari riorganizzati e investimenti nella transizione ecologica.
E proprio dal tema del caldo arriviamo alla seconda notizia.
Il 15 luglio i rider hanno scioperato in diverse città italiane. Chiedono sicurezza, diritti e continuità di reddito durante le sospensioni imposte dalle ordinanze contro il caldo estremo. Oggi, quando le piattaforme fermano le consegne nelle ore più calde, i rider semplicemente non vengono pagati. Per questo chiedono ammortizzatori sociali, il rispetto delle ordinanze regionali e un vero confronto con le aziende. Lo slogan della mobilitazione è semplice: “Zero diritti? Zero consegne”. Dietro questa protesta c’è una questione più ampia: lo sfruttamento del lavoro.
Una ricerca di PoliS Lombardia racconta che a Milano quasi 200 mila lavoratrici e lavoratori, il 18,8% degli occupati, vivono condizioni di sfruttamento o forte precarietà. A riportare il tema al centro del dibattito è stata l’inchiesta sui lavoratori indiani impiegati nei cantieri del nuovo consolato statunitense, pagati pochissimo e privati di diritti fondamentali. Secondo la Cgil Milano, dietro l’immagine della capitale economica del Paese esiste un esercito invisibile di persone sottopagate che regge interi settori produttivi, dalla logistica alle consegne fino alla moda.
Di lavoro e diritti parla anche la quarta notizia. Maurizio Landini ha partecipato a Roma alla raccolta firme per le due proposte di legge di iniziativa popolare della Cgil: una per rafforzare la sanità pubblica, l’altra per contrastare il sistema degli appalti e dei subappalti. L’obiettivo è rilanciare il Servizio sanitario nazionale, aumentare gli investimenti, valorizzare il personale e garantire che a parità di lavoro corrispondano gli stessi diritti e lo stesso salario, indipendentemente dal contratto applicato.
Restando sul tema delle condizioni di lavoro, parliamo del turismo. Mentre il governo celebra i numeri record del settore, la Filcams Cgil ricorda che dietro la crescita si nasconde una realtà molto diversa. Secondo uno studio del sindacato, circa il 70% delle persone che lavorano nel turismo percepisce redditi sotto la soglia della povertà lavorativa. Una percentuale che nel Mezzogiorno supera addirittura l’80%. Contratti precari, part-time involontari e salari bassi continuano a caratterizzare uno dei comparti che produce più ricchezza nel Paese.
Questa settimana parliamo anche di carceri italiane. Oltre trecento rappresentanti del mondo della cultura, delle istituzioni, dell’associazionismo e del sindacato hanno visitato 34 istituti penitenziari in tutto il Paese per documentare le condizioni di vita delle persone detenute. Le testimonianze parlano di sovraffollamento, carenza di personale e condizioni aggravate dal caldo estivo. L’iniziativa dell’Alleanza per l’Articolo 27, di cui fa parte anche la Cgil, punta a riportare l’attenzione sul rispetto della dignità umana e sul principio costituzionale secondo cui la pena deve avere una funzione rieducativa.
Come ultima notizia vi lascio con un invito all’ascolto. A venticinque anni dal G8 di Genova, Collettiva ha lanciato il podcast “G8 di Genova – Il sangue della ragione”. Dodici episodi per ricostruire le mobilitazioni del 2001, l’uccisione di Carlo Giuliani, la Diaz, Bolzaneto e le conseguenze che quei giorni hanno avuto sulla nostra democrazia. Un racconto pensato soprattutto per le nuove generazioni, ma anche per chi c’era e vuole rileggere quella stagione con uno sguardo più consapevole. Non solo per conoscere cosa è accaduto ma per capire perché ci riguarda ancora, perché Genova 2001 non è solo il passato ma anche il nostro presente.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. Questa era l’ultima puntata prima della pausa estiva. La settimana collettiva torna a settembre.





















