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“L’impegno per Gaza contiuna! Sostieni una famiglia gazawa”. Cgil Roma e Lazio, Nonna Roma e Auser Lazio hanno avviato una campagna di raccolta di beni di prima necessità collegata a un progetto di accoglienza per una famiglia di rifugiati palestinesi arrivati a Roma tramite i corridoi umanitari e che ora, nonostante il supporto delle tre organizzazioni, necessitano di generi alimentari e non solo. A spiegarci meglio di cosa si tratta è Monica Serrano, organizzatrice di volontariato di Nonna Roma che da una ventina d’anni si occupa d’immigrazione e richiedenti asilo. Inizia col raccontarci la vicenda di queste sei persone che sono riuscite a fuggire dall’inferno di Gaza, un inferno che non cessa di mietere vittime, come ci dicono le cronache di questi giorni che parlano di continue uccisioni e di una potente crisi umanitaria che rischia l’invisibilità.
La storia
“Due anni fa a Roma è arrivata da Gaza la signora Yasmin con il nipote Abdul Rahman, un ragazzo di 19 anni che era in fin di vita a causa dei bombardamenti israeliani sulla Striscia che lo avevano sepolto vivo sotto un palazzo – dice Serrano –. Il loro arrivo è stato possibile grazie al corridoio umanitario, dall'Egitto in Italia, curato dalla Comunità di Sant’Egidio.
Rahman è uscito pochi giorni fa dall’ospedale dopo due anni e mezzo di ricovero ed è in sedia a rotelle. Dapprima lui e Yasmin sono stati accolti nelle strutture di Sant'Egidio, quindi c’è stato il ricongiungimento familiare col resto dei sopravvissuti, due bambini di 10 e 11 anni, un figlio di 19 e il marito”.
Nonna Roma, Cgil e Auser hanno conosciuto questa famiglia subito dopo il ricongiungimento, mentre si stava cercando un progetto adatto a loro: “Dal 1° aprile li abbiamo accolti in un appartamento privato, in zona Portuense, messo a loro disposizione con il fondo solidarietà della Cgil. In questa casa rimarranno per un anno, con un servizio di assistenza, accompagnamento e orientamento diretto da noi per tutta la parte che riguarda riconoscimento documentale, assistenza sanitaria, inclusione sociale, formazione, orientamento al lavoro. Se ora stiamo cercando di dare un luogo sicuro e ricompattare una famiglia, in seguito vogliamo pensare insieme a loro un futuro possibile, magari con altre forme di accoglienza istituzionali o forme solidali che possano fornire loro una casa, anche fuori Roma, ad esempio le classiche case a 1 euro da ristrutturare”.
A gestire il progetto di accoglienza diffusa è Nonna Roma con l’assistenza di un'equipe di persone con differenti competenze, come Pietro dell'Auser e Giulia che è la mediatrice linguistico-culturale, oltre a una serie di volontari di supporto e reti associative: “È un ‘lavorone’ perché sono tre generazioni insieme, due bambini di 10 anni, due ragazzi di cui uno gravemente disabile, mamma e papà”.
Presente e futuro
L’arrivo in Italia attraverso i corridoi umanitari ha fatto in modo che questa famiglia gazawa vedesse riconosciuto lo status di rifugiati: “Per Yasmin è proprio di asilo politico, mentre per Rahman stiamo risolvendo ora tutte le beghe burocratiche e sta attendendo il nuovo documento cartaceo – ci spiega Serrano –. Gli altri componenti della famiglia attendono i documenti per completare il riconoscimento dello status di rifugiati definitivo”.
Quello al quale puntano Cgil, Nonna Roma e Auser è l’autonomia di queste persone rifugiate, benché il progetto sia ambizioso e non a breve termine: “Stiamo cercando un equilibrio fra libertà, autodeterminazione e un sostegno anche economico attraverso il nostro fondo per coprire le spese alimentari e le spese di vita. Il problema è che non è sufficiente e per questo abbiamo attivato anche un meccanismo di muto soccorso insieme alla famiglia, così che sia il più possibile orizzontale. Ad esempio, loro sono una famiglia che cucina benissimo e abbiamo pensato anche che nel futuro si potrà fare una raccolta fondi organizzando cene solidali che sarebbero anche momenti di conoscenza per chi partecipa e per loro un momento di radicamento sul territorio e di comprensione del luogo e delle prassi del Paese in cui si trovano”.
In sintesi, questa famiglia dovrà gradualmente essere in grado di imparare l’italiano e formarsi per trovare un lavoro, una casa e pagare un affitto, andando così oltre i profondi traumi che li hanno colpiti nel corpo e nella mente.
Per potere partecipare alla raccolta basta consegnare i beni elencati nella locandina e consegnarli nella sede della Cgil Roma e lazio, in via Buonarroti 1, oppure nella sede dell’Auser di via dei Frentani 4D aperte dal lunedì al venerdì.
























