Le verifiche avviate dalla Procura di Milano sui controlli esercitati dai grandi marchi della moda lungo la catena dei fornitori continuano a produrre effetti anche sul piano del confronto sindacale. Dopo l’iniziativa della magistratura, che ha chiesto a diverse maison del lusso la documentazione relativa agli audit svolti sui subfornitori, la Filctem Cgil torna a chiedere una riforma del sistema di controllo delle filiere produttive e mette in guardia da qualsiasi intervento che possa ridurre la responsabilità dei committenti.

Le prese di posizione delle strutture territoriali di Firenze e Prato si inseriscono nel solco della linea indicata dalla categoria nazionale durante il recente Tavolo Moda e Legalità convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Una posizione che, alla luce delle nuove indagini milanesi, acquista ulteriore forza: la legalità della filiera non può dipendere esclusivamente dall’azione della magistratura, ma deve diventare un elemento strutturale del sistema produttivo.

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Firenze: “La Procura sta facendo emergere un problema sistemico”

Per Alessandro Picchioni, segretario generale della Filctem Cgil Firenze, le iniziative della Procura rappresentano un passaggio importante perché contribuiscono a fare emergere un fenomeno che non può più essere considerato episodico.

"L’ennesima iniziativa della Procura di Milano merita pieno apprezzamento. Da anni la magistratura svolge un lavoro fondamentale di accertamento all’interno delle filiere dell’alta moda, dimostrando spesso che il problema dello sfruttamento del lavoro non riguarda casi isolati ma un sistema che deve essere profondamente cambiato. È giusto, quindi, provare a fare chiarezza".

Il dirigente sindacale ricorda come, anche in questa occasione, nessuno dei grandi marchi destinatari delle richieste di documentazione risulti indagato. Tuttavia, sottolinea che l’acquisizione degli atti rappresenta uno strumento utile per verificare l’efficacia dei controlli interni, pur essendo diverso dalle amministrazioni giudiziarie già disposte in passato nei confronti di altre aziende del settore.

Picchioni: “È necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione”

"Per noi organizzazioni sindacali – osserva Picchioni – diventa più difficile individuare tempestivamente dove si annidano le situazioni di sfruttamento quando non vengono disposte misure come l’amministrazione giudiziaria. Anche per questo è necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione".

Il modello della certificazione della filiera

Secondo la Filctem Cgil, le nuove verifiche della Procura confermano quanto sostenuto al Tavolo Moda e Legalità: il contrasto allo sfruttamento passa da una filiera trasparente e da una maggiore responsabilità delle imprese committenti.

Per Picchioni il Governo dovrebbe assumere come riferimento il modello proposto dalla Cgil e dalla Filctem nazionale, fondato sulla certificazione della filiera, su controlli efficaci e sulla prevenzione, anziché intervenire con norme che rischiano di rendere meno trasparenti gli appalti e i subappalti.

Il sindacato rivolge anche un appello alla Regione Toscana affinché renda strutturale il progetto Soleil prima della scadenza dei finanziamenti nazionali prevista per settembre 2026.

"La Toscana – afferma Picchioni – ha l’opportunità di diventare la prima Regione a trasformare in legge un modello che mette insieme contrasto al lavoro nero, tutela delle persone sfruttate e reinserimento nel lavoro regolare".

Prato: “No a uno scudo per i committenti”

Sulla stessa linea interviene anche la Filctem Cgil Prato Pistoia, che torna ad esprimere la propria contrarietà a qualsiasi modifica dell’articolo 34 del Codice antimafia.

Per il sindacato, una revisione della norma rischierebbe di indebolire il sistema di prevenzione proprio mentre le indagini stanno dimostrando quanto sia decisivo il controllo dell’intera catena produttiva.

"La competitività del Made in Italy – sottolinea la Filctem – non si costruisce riducendo le responsabilità, ma rafforzando la legalità, la trasparenza delle filiere, i controlli e la tutela del lavoro regolare".

Il riferimento è alla discussione apertasi nelle ultime settimane sulla possibile revisione dell’articolo 34, tema già contestato dalla Filctem nazionale durante il confronto al Mimit.

Il caso Pelletteria Serena come precedente

A sostegno della propria posizione, la Filctem Cgil Prato Pistoia richiama la vertenza della Pelletteria Serena, conclusa dopo mesi di mobilitazione sindacale. Secondo il sindacato, quel caso dimostra quanto siano indispensabili strumenti efficaci di controllo e di intervento lungo tutta la filiera.

"Se fossero state introdotte norme di deresponsabilizzazione dei committenti o forme di “scudo” tali da limitare gli strumenti previsti dal Codice antimafia – osserva la Filctem – situazioni come quella emersa avrebbero rischiato di non essere affrontate con la stessa efficacia".

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