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10 giugno 2021

Nuovi dubbi su AstraZeneca

Marco Togna
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

I nuovi dubbi sul vaccino AstraZeneca, la bozza del documento finale del G7, l’avvio della ripresa economica: questi i temi che dominano le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionadi oggi (venerdì 11 giugno)

“AstraZeneca solo sopra i 60. Attesa per oggi l’indicazione di Speranza. Morta la 18enne colpita da trombosi. Regioni all’attacco sugli open day, il parere del Cts sui nuovi limiti. Il ministro: tutti i vaccini sono sicuri” titola il Corriere della Sera, mentre Repubblica apre con “Il G7 sfida la Cina: ‘Indagine sul virus’. Biden e Johnson firmano la nuova Carta atlantica”. 

Sulla Stampa si torna al tema Covid: “Muore a 18 anni dopo il vaccino, ancora dubbi su AstraZeneca. La ragazza era appena maggiorenne e aveva partecipato a un open day a Genova. Ira del governo sul Cts. Farmaco solo agli over 60. Si potrà cambiare la seconda dose”. Tema analogo per il Messaggero: “Lazio, via i divieti da lunedì. Oggi l’ordinanza: dal 14 zona bianca e addio coprifuoco. Sì a feste private e piscine. Speranza spinge per AstraZeneca agli over 60, ma le Regioni si spaccano sugli open day”. 

Il Giornale lancia “Indagato il pm anti-Cav. Caso Eni, ancora bufera sulla procura di Milano, De Pasquale avrebbe omesso prove decisive per la difesa. Accusò Berlusconi sui diritti tv”. La “ripresa” è il tema di Libero: “Dai che si riparte. Industria, edilizia, turismo: è boom. C’è euforia nell’aria. Imprese fiduciose: i ricavi supereranno le aspettative. Stavolta è merito pure delle banche, che aumentano il sostegno alle aziende. Peccato M5S voglia alzar le tasse”. 

“Vax o non vax” titola il Manifesto: “Vaccinazioni nel caos. La morte della ragazza ligure colpita da trombosi dopo la prima dose di AstraZeneca riaccende le paure. L’Aifa ribadisce il basso tasso di reazioni avverse ma il Cts passa la palla al ministro Speranza: la decisione è politica. Ipotesi stop per gli under 60”. Il Fatto Quotidiano apre con “Camilla vittima n. 1. Chi chiede scusa? Caso open day: diciottenne vaccinata con Az, trombosi. AstraZeneca: pronta la stretta, alcune Regioni si smarcano. Aifa: vaccini, già 328 le morti sospette”. Infine, il Sole 24 Ore: “Il ritorno del redditometro. Consultazione pubblica sulle nuove regole per verifiche sull’anno 2016. Focus puntato su risparmi e spese valorizzate in base ai dati dell’Istat”. 

Intervista a Landini
“Frequentavo l'istituto per geometri e andavo anche bene. Studiare mi piaceva molto ma dovetti abbandonare la scuola, perché la mia famiglia non poteva permetterselo (…) Salutai i compagni alla fine del secondo anno convinto di ritrovarli a settembre. Invece a settembre iniziai a lavorare in un'azienda metalmeccanica come apprendista saldatore”. Inizia così l’intervista al segretario generale della Cgil Maurizio Landini pubblicata oggi sull’inserto Sette del Corriere della Sera. “Ho vissuto questo addio come un'ingiustizia”, prosegue il leader sindacale: “Attenzione: di questo non ho mai fatto una colpa ai miei genitori, cui devo l'educazione e i valori che porto con me ancora oggi. Inizialmente avevo pensato di recuperare con le scuole serali: al lavoro tutto il giorno, sui banchi per diventare geometra la sera. Ma non era sostenibile”. 

Landini rimarca che tra lavoratore e rappresentante sindacale deve esserci “un patto di fiducia che non deve mai rompersi. La tutela del lavoratore non c'entra nulla con la politica. E il lavoratore, del suo rappresentante sindacale, non deve mai pensare che abbia altro interesse in testa. Se succede questo, è finita”. E parla dell’unità sindacale: “Le ragioni, le idee, i partiti politici e anche il quadro internazionale che hanno portato negli anni Cinquanta alla divisione del sindacato non ci sono più. È cambiato il contenuto del lavoro, ma i diritti sono sempre quelli. Se caratterizzato da una vita democratica interna, che ne garantisse le differenze e il pluralismo culturale, il futuro può essere di un nuovo sindacato unitario”. 

Riguardo la politica, per il segretario generale della Cgil “negli ultimi trent'anni, in Italia e in Europa, purtroppo la sinistra e la destra hanno seguito la stessa direttrice, convinte che il mercato da solo regolasse tutto. Non è stato così”. E sul Recovery plan, Landini si augura che “per il piano di ripresa dell'Italia si segua una strada diversa dal passato. Le riforme annunciate con il Piano, di cui il nostro Paese ha bisogno, sono decisioni importanti che vanno prese insieme e condivise”. L’ultima battuta è per il futuro del sindacato: “Il sindacato ha senz'altro commesso molti errori, come la politica. E in un certo senso penso che il nostro futuro debba rafforzare le radici del nostro passato. Le Camere del lavoro nacquero alla fine dell'Ottocento per unire, rappresentare e difendere dallo sfruttamento tutte le forme di lavoro. Dal fornaio al sarto al tornitore: oggi si direbbe dalla partita Iva al lavoratore dipendente, tutti”.

Interviste ed editoriali
“Governo al lavoro per scaglionare i pagamenti delle cartelle”: questo il titolo della conversazione con la viceministra dell'Economia Laura Castelli, pubblicata sul Sole 24 Ore. “Il Parlamento, durante il dibattito che è appena iniziato sulla conversione del Sostegni 2, sta ragionando su come ‘ammorbidire’ quelle 16 rate che vanno in scadenza il 2 agosto”, spiega l’esponente del governo, riferendosi allo studio di un meccanismo che eviti il maxirecupero dei versamenti per le cartelle esattoriali sospese, in scadenza il 2 agosto. “L'obiettivo – prosegue Castelli – è di evitare che un numero alto di rate, come quello di cui stiamo parlando, si vada ad accumulare mettendo in difficoltà i contribuenti”. Al momento non c’è “nessuna promessa, ma c'è un lavoro costante e dettagliato” sul punto.

Altro tema è l'anticipo al 10 settembre del termine per la trasmissione telematica delle dichiarazioni per ricalcolare i contributi del fondo perduto in base agli utili. Una misura “molto voluta da tutto il governo, perché ci permette di tirare le somme e vedere cosa è successo, così da intervenire sui dati reali”. I commercialisti, però, hanno già formulato la richiesta di far slittare la scadenza: “Sappiamo della loro richiesta, ma teniamo a mente che più la scadenza della presentazione delle dichiarazioni si allunga e più tardi le aziende riceveranno le risorse”. L'ipotesi di un rinvio al 30 settembre non è impossibile, ma bisogna “considerare costi-benefici rispetto ai tempi di erogazione degli aiuti”. 

“Siamo in un momento (…) in cui l'Italia esprime autorevolezza e impegno nelle istituzioni dell'Unione Europea. Mi sembra dunque il momento opportuno per chiedere di riequilibrare la dislocazione delle istituzioni finanziarie, candidando il nostro Paese a ospitare la sede dell'Autorità europea antiriciclaggio”. Questa la sollecitazione al governo del presidente dell'Abi Antonio Patuelli, in un’intervista pubblicata sulla Stampa. Per il rappresentante delle banche “non si capisce perché il criterio distributivo delle autorità, che è stato usato anche per piccoli o piccolissimi Stati, non debba riguardare anche l'Italia, che è uno dei tre principali Paesi non solo fondatori, ma anche dal punto di vista dimensionale. Non c'è argomentazione logica contro questa proposta”. 

Patuelli rimarca che in Italia “non si sono verificati scandali di riciclaggio che, invece, hanno colpito altri Paesi Ue. Abbiamo autorità di vigilanza molto all'avanguardia in materia. Le banche, poi, sono artefici di quasi i due terzi del totale delle segnalazioni delle possibili operazioni di riciclaggio. Vi è un impegno formidabile sui temi della legalità. Abbiamo competenze giuridiche assai diffuse. Non vi sono motivazioni contrarie, solo a favore”. Il presidente dell’Abi così conclude: “Gli italiani oggi sanno da dove vengono questi fondi straordinari del Recovery. Si possono ora annodare meglio i rapporti con un'Europa non matrigna anche in fatto di partecipazione (…) È il momento giusto per rivendicare un riequilibrio in ambito economico e finanziario”.

Un nuovo Rapporto di Ilo e Unicef afferma che il numero di bambini costretti a lavorare nel mondo è salito a 160 milioni: un incremento di 8,4 milioni negli ultimi quattro anni, con altri milioni a rischio a causa degli impatti del Covid. Parte da questa considerazione l’editoriale del portavoce dell'Unicef Italia Andrea Iacomini, pubblicato su Avvenire. “Cresce purtroppo il numero di bambini tra i 5 e gli 11 anni coinvolti, che rappresentano poco più della metà del numero globale totale”, prosegue: “Il numero di bambini tra i 5 e i 17 anni coinvolti in lavori pericolosi, definiti come lavori che potrebbero minacciare la loro salute, sicurezza o integrità, è di 79 milioni, con un aumento di 6,5 milioni dal 2016”. 

I dati più preoccupanti provengono dall’Africa Subsahariana, dove “crescita della popolazione, crisi ricorrenti, povertà estrema e misure di protezione sociale inadeguate hanno portato a ulteriori 16,6 milioni di bambini coinvolti nel lavoro minorile”. Ma anche in regioni in cui “era stato fatto qualche passo in avanti dal 2016, come in Asia, nel Pacifico, in America Latina e nei Caraibi, il Covid-19 sta mettendo a rischio i progressi”. Il rapporto, inoltre, avverte che a livello globale “altri 9 milioni di bambini rischiano di incorrere nel lavoro minorile entro la fine del 2022 a causa della pandemia, e dimostra che questo dato potrebbe raggiungere i 46 milioni se non sarà garantito l’accesso a una copertura di protezione sociale di base”. 

Il lavoro minorile, spiega Iacomini, compromette “l'istruzione dei bambini e delle bambine, restringendo i loro diritti e limitando le loro opportunità future, e porta a un ciclo vizioso di povertà che avrà un impatto su diverse generazioni”. Cosa fare allora? “Occorre – conclude il portavoce di Unicef Italia – una protezione sociale adeguata per tutti, che comprenda assegni familiari universali e la garanzia di un'istruzione di qualità che riporti tutti i bambini e le bambine a scuola, compresi quelli che non frequentavano le scuole anche prima del Covid-19. Ma serve anche la promozione di lavori dignitosi per gli adulti, così che le famiglie non debbano ricorrere all'aiuto dei bambini per generare reddito familiare. Ed è necessario rimuovere pericolose e discriminatorie norme (e abitudini) di genere che hanno un impatto determinante anche sul lavoro minorile”. 

La Cgil
L’apertura di Collettiva è dedicata al Piano nazionale di ripresa e resilienza, con un’articolata intervista alla vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi. 

Da segnalare il video della manifestazione a Roma dei lavoratori della polizia penitenziaria organizzati dalla Fp Cgil, la presentazione del report “Lavoro, imprese e redditi a Roma dal 1991 al 2020” (con le conclusioni della segretaria confederale Cgil Tania Scacchetti), l’illustrazione del progetto “Rilanciare il modello Matera”, il resoconto del dibattito “Connessioni strategiche. Il ruolo delle tlc nel rilancio del Paese” (con la partecipazione del segretario confederale Emilio Miceli). 

Da non perdere anche la sintesi dell’assemblea generale della Cgil Avellino (con la partecipazione del segretario confederale Giuseppe Massafra), l’arrivo a Roma dell’attivista 73enne dei Centri antiviolenza dell’Umbria Giuliana Baldinucci, la nascita a Palermo di uno sportello Filctem-Inca, i dati Istat sulla produzione industriale (commentati dal segretario confederale Cgil Emilio Miceli), il rinnovo del ccnl degli agenti immobiliari, la richiesta di Cgil, Cisl e Uil di vaccinare anche richiedenti asilo e migranti irregolari

Per la rubrica “Buona Memoria”, la morte del segretario del Pci Enrico Berlinguer, deceduto l’11 giugno 1984. 

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.