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La protesta

Il grido della polizia penitenziaria: «Vogliamo dignità»

Mauro Desanctis e Emanuele Di Nicola
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La voce dei lavoratori alla manifestazione di Roma: chiedono assunzioni, più sicurezza e il rinnovo del contratto. La Fp Cgil alla ministra Cartabia: "Situazione insostenibile, servono subito 7.000 poliziotti. Basta aggressioni nelle carceri"

È stato il giorno della polizia penitenziaria. I lavoratori sono scesi in piazza, oggi (9 giugno) a Roma, con un presidio davanti al ministero della Giustizia in via Arenula. Un grido d'allarme, lo definisce la Fp Cgil, per rivendicare assunzioni, sicurezza e contratto. Vaste delegazioni di agenti di polizia penitenziaria del sindacato della Funzione pubblica, provenienti da tutti gli istituti penitenziari del Paese, hanno preso parte alla manifestazione, per chiedere alla ministra Cartabia interventi urgenti. Abbiamo raccolto in un video le loro voci.

La Fp Cgil denuncia “una situazione ormai insostenibile tra gravi carenze di organico, aumento continuo delle aggressioni e risposte certe sul rinnovo del contratto. Ci sono tre questioni dirimenti che chiedono interventi immediati - spiega il sindacato -: assunzioni per almeno 7.000 nuovi poliziotti penitenziari nei prossimi due anni, sicurezza per tutelare gli agenti dalle aggressioni e dai rischi di burn out, contratti per garantire con il rinnovo più salario, più diritti e più tutele”, afferma il responsabile nazionale esecuzione penale della Fp Cgil, Massimiliano Prestini, aggiungendo: “Tre temi che continueremo a porre finché non avremo risposte dalla ministra Cartabia”.

Per stare solo al capitolo assunzioni, prosegue il dirigente sindacale, “la situazione, già critica prima della pandemia, è diventata insostenibile: tra croniche carenze di organico e prossimi pensionamenti, nei prossimi due anni serviranno almeno 7.000 assunzioni”. 

Sul tema della sicurezza, poi, “sono cresciute in maniera preoccupante le aggressioni nei confronti del personale, con un aumento anche dei casi di burn out: c’è bisogno di intervenire sull’organizzazione del lavoro”.

Infine, sui contratti, “il personale è ancora in attesa del rinnovo del contratto, per cui abbiamo chiesto un ulteriore stanziamento di risorse, e della possibilità di poter aderire a fondi di previdenza complementare. Tre questioni che stanno gravando sul corpo e che vanno affrontate e risolte: il personale di polizia penitenziaria merita delle risposte, continueremo la nostra mobilitazione finché non ci saranno le giuste soluzioni”, conclude.