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13 gennaio

Le astensioni del Recovery Plan

Roberta Lisi
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Nella notte il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, le due ministre di Italia Viva si sono astenute. Notizia – come prevedibile – protagonista delle prime pagine e più in generale dei quotidiani.

Prime pagine

“Recovery, 144 miliardi di risorse in più. Ritocchi al Piano, ma Renzi in uscita” questa la sintesi di quanto avvenuto nella notte nell’apertura del Il sole 24 ore. Puntano sulla politica, invece, il Corriere della Sera: “Il giorno della resa dei conti”, e La Repubblica: “La maggioranza non c’è più”, nel sommario: “Approvato il Recovery Plan, 223 miliardi per sanità, green e digitale”. Anche per La Stampa l’accento è sull’esito politico: “Conte e Renzi alla sceneggiata finale”, mentre per Il Messaggero: “Il Paese non capirebbe la crisi”. Titolo ironico quello scelto da Il Fatto Quotidiano: “Le ritiri tu?”, riferito all’annuncio reiterato delle dimissioni delle ministre di IV che però al momento non ancora presentate. Infine il Manifesto che alla foto notizia di Renzi aggiunge il titolo “Notte fronda”.

Le Interviste

Il Consiglio dei Ministri è finito a notte fonda quindi poche le interviste che si occupano di Recovery Plan e delle conseguenze politiche. Tra queste quella alla ministra Teresa Bellanova pubblicata da La Stampa: “Il Recovery è ancora insufficiente, ora ne trarremo le conseguenze”, afferma la titolare del dicastero dell’Agricoltura, e aggiunge: “La crisi si è aperta quando con un colpo di mano si è tentato di inserire una norma sulla governance del Recovery mai condivisa. Ad aprirla non siamo stati noi ma chi ha tentato quella forzatura, chi in questi mesi ha scelto di lasciare irrisolti tutti i nodi sul tavolo al punto tale da farli marcire……A me non pare così normale trovarci sempre di fronte a muri di gomma. Le nostre decisioni saranno conseguenti e le preciseremo nella conferenza stampa di domani (oggi, ndr)”. L’economista Carlo Cotterelli, su Il Messaggero, ragiona sulla struttura di governance che dovrebbe gestire il Piano: “Potrebbe avere senso un nucleo più piccolo, sempre presso la Presidenza del Consiglio, dovrebbe avere il compito di monitorare la situazione e intervenire eventualmente per risolvere attriti tra i vari ministeri o situazioni di stallo. Potrebbe essere coordinato dal ministro per gli Affari Europei, non c’è bisogno di inventarsi un’altra figura”.
Diverse le interviste che si occupano di salute: su La Stampa l’infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano Massimo Galli lancia l’allarme sulla gravità dell’ondata che sta attraversando il Paese “è come la prima, gli ospedali si riempiono e i cromatismi regionali non funzionano. Nei prossimi 10 giorni capiremo quanto pagheremo le festività”. Il Corriere della Sera ragiona con il genetista Bruno Dallapiccola sul nuovo piano pandemico e sul dilemma etico posto: chi curare in caso di scarsità di risorse? Sullo stesso interviene su Il Messaggero Massimo Andreoni, infettivologo dell’Università di Tor Vergata che afferma: “Dobbiamo organizzare un sistema sanitario in modo da non dover mai essere costretti a scegliere”. E sul fronte dell’epidemia aggiunge: “Abbiamo mitigato gli effetti delle vacanze, che comunque si farà sentire. Riaprire le scuole ridarà vigore all’epidemia”. Infine La Repubblica di Milano e il Foglio ragionano con Maurizio Martina sul suo futuro impegno come vice presidente della Fao.

Editoriali e commenti

Mario Ajello su Il Messaggero sottolinea: “La ripartenza italiana è il nocciolo della questione che finora è stato maneggiato male e che richiede da chiunque governerà negli anni o nei mesi a venire l’attenzione primaria, insieme alla lotta per uscire dalla pandemia…..Dunque ci sarà un rimpasto o qualcosa di più o di meno o di peggio nelle prossime ore, ma se non verrà finalmente stabilito e sostanziato che dallo stallo si passa finalmente a una modernizzazione vigorosa, si innescherà la spirale più temibile. Quella della sfiducia nelle istituzioni e del tracollo definitivo di una classe dirigente a cui viene richiesta una maggiore affidabilità da parte della popolazione”. Sulla stessa linea di pensiero Claudio Tito su La Repubblica che afferma: “Quando, sedici mesi fa, è nato il secondo governo Conte nessuno contestata che la nuova maggioranza contenesse un nucleo di innaturalità. M5S Pd e soprattutto Italia Viva apparivano ingredienti poco miscelabili tra loro. Ma era evidente uno sforzo: contrapporre ad un centro destra già definita pericolosamente sovranista, un’alleanza in grado di contrastare i pieni poteri di Salvini”. Secondo l’autore sulla crisi aleggia un non detto “è ancora una volta la nascita di un partito personale. È la deriva leaderistica della politica italiana”, e conclude: “La spaccatura di questi giorni aumenta la probabilità del naufragio. E il modello dei partiti del nostro Paese sarà costretto ancora una volta ad immergersi nel mare della eterna transizione”.
Molte altre sono le riflessioni pubblicate dai Quotidiani sull’emergenza determinata dalla crisi politica, da Norma Rangeri su Il Manifesto a Nadia Urbinati su Domani, Marcello Sorgi su La Stampa.

Marzio Breda, quirinalista del Corriere della Sera, da conto delle preoccupazione del presidente della Repubblica: “È sgomento e, anzi, scandalizzato, Sergio Mattarella, nelle ore che precedono il redde rationem tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte. Per lui la prospettiva che la contagiosità del Covid vada definitivamente fuori controllo e che l’economia reale (quella piccola delle partite Iva, per intenderci) resti senza una minima rete di sicurezza pesa ben di più delle smanie politiche per il controllo del governo. Le segue — molto preoccupato — con una vigilanza continua, ovviamente. Pronto a fare la sua parte con rapidità ed efficienza, se e quando sarà chiamato in causa per la rottura della maggioranza. E pronto a qualsiasi scenario, per quanto al momento neppure lui intraveda uno sbocco preciso”.

Interessante la riflessione di Adriana Cerretelli, pubblicata da Il sole 24 ore, sull’Europa: “….Il salto di qualità dell’integrazione, l’Europa-potenza non sono più un opzione ma la scelta per esistere. La corposa solidarietà economica del 2020 era necessaria ma insufficiente. Quest’anno si dovrebbe passare ad una velocità superiore con un contratto politico che procuri all’Unione tutto quello che finora le è mancato per essere un credibile protagonista politico globale all’altezza degli Stati Uniti e della Cina. Il Covid ha svelato senza pietà le sue carenze strutturali ma l’ha anche spinta verso l’Europa della sanità e del rilancio economico…….Eppure l’Europa ancora non riesce ad arrendersi all’imperativo di conciliare 27 individualismi nazionali con il governo disciplinato degli interessi collettivi: la chiave del futuro”.
Da leggere la riflessione della sociologa Chiara Saraceno sulla scuole pubblicata da La Stampa: “…La Dad non funziona più….Per quanto si possa essere d’accordo nel merito, si tratta di una affermazione devastante se fatta da chi ha la responsabilità di far funzionare la scuola e di garantire il diritto costituzionale dell’istruzione a tutti…..Lungi dall’essere, come era nelle intenzioni, una manifestazione di solidarietà nei confronti degli studenti e delle studentesse, è una dichiarazione di impotenza che lascia scoraggiati e senza interlocutore”.

Alla scuola è dedicata l’apertura di quest’oggi di Collettiva
Scuola, l’emergenza del futuro di Stefano Iucci
Poveri prof
Danni collaterali di Simona Ciaramitaro
Le due facce del trasporto pubblico di Davide Colella

Economia Lavoro e Sindacato

Enrico Marro a pag. 9 del Corriere della Sera firma un’analisti del Recovery Plan approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri: “La quota degli investimenti è cresciuta al 70 per cento. Sei sono i miliardi destinati all’efficientamento energetico, 20 alla sanità. Sono previsti più fondi per i comuni, le ferrovie e la cultura”. Nando Santonastaso su Il Mattino analizza il Recovery Plan dal punto di vista del Mezzogiorno e sottolinea: “Una priorità del Piano è il Sud. Si stima una crescita degli occupati del 4% nel primo triennio. Il Piano è trasversale a tutti i progetti con un target di investimenti al 50%. Tra le missioni strategiche l’innovazione su digitale, idrogeno, biofarm e agritech”. Di Recovery Plan scrive, tra gli altri, Roberto Petrini su La Repubblica che oltre ad illustrare i vari capitoli del progetto sottolinea: “L’Europa vuole un solo interlocutore, ma la questione della governance sarà risolta dopo il voto in Parlamento”.

Paolo Baroni su La Stampa, invece, sottolinea come la crisi politica e probabilmente di governo, minacci il maxi piano ristori da 24 miliardi. A rischio, oltre i ristori, l’allungamento della copertura degli ammortizzatori sociali proposta dalla ministra Caltalfo e i 176 decreti attuativi indispensabili per dar gambe ad una serie di provvedimenti approvati fin qui per fronteggiare la crisi economica.

“Il d-day per l’inizio dell’avventura della nuova Ilva sarà il 10 febbraio, giorno in cui è previsto il via libera dall’Antitrust dell’Ue sull’ingresso di Invitalia. Intanto è partita la trattativa tra azienda e sindacati sul piano che entro il 2024 dovrebbe portare il gruppo fuori dalle secche”. Lo afferma Gi. Fr. su Il Messaggero. Gilda Ferrari su il Secolo XIX da conto della partenza del confronto tra i metalmeccanici e Invitalia sul nuovo piano industriale per l’Ex Ilva. Il Piano presentato a Roma da ArcelorMittal prevede un consistente aumento della produzione ma un altrettanto consistente utilizzo della Cassa integrazione. Secondo Bruno Maganaro della Fiom Genova: “Molti elementi non funzionano. Anzitutto i 1700 lavoratori rimangono in Ilva as ma il piano originario prevedeva di reintegrare. Inoltre non si capisce come pensino di arrivare a 8 milioni di tonnellate con 10.700 addetti quando il vecchio piano prevedeva di produrre 6 milioni con lo stesso numero di addetti.  

Una buona notizia sul fronte della regolarità del lavoro arriva da La Repubblica a firma Valentina Conte che racconta della “Corsa delle famiglie a regolarizzare i lavoratori domestici per incassare il bonus e permetter loro di circolare durante il lockdown”. Articolo lungo che racconta di una parte del mondo del lavoro delicato e complesso, e l’autrice aggiunge: “Domina insieme a Fidaldo, Federcolf, Cgil Cisl e Uil chiedono ora al premier  Conte di equiparare i lavoratori domestici agli assistenti socio sanitari per avere accesso prioritario al vaccino anti -Covid”.

Un’altra buona notizia arriva dalla Campania: dopo 10 anni l’ex stabilimento Iveco di Flumini in provincia di Avellino ricomincia a produrre autobus. È Una battaglia vinta, lo racconta Silvia Curcio su Collettiva

Infine una segnalazione dalle colonne del Il Messaggero a firma Cristina Mangani che da conto di una sentenza della Consulta: le spese legali per tutte le vittime di stupro deve essere a carico dello Stato, in questo modo si spera di incentivare la denuncia dei reati sessuali.

L’Agenda degli appuntamenti

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