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Scuola

Danni collaterali

Proteste di studenti e professori con lezioni in piazza e presid © Marco Merlini Roma, 11 gennaio 2021 Giornata di mobilitazione per la scuola in presenza con varie iniziative in tutta Italia
Foto: Marco Merlini
Simona Ciaramitaro
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Gli esperti lanciano l'allarme. Il ministero dell'Istruzione realizza uno studio sugli effetti dannosi della didattica a distanza sui giovani

La didattica a distanza mette a rischio presente e futuro dei nostri giovani. È quanto sentiamo in questi giorni attraverso i media da coloro che stanno studiando gli effetti della dad, quello strumento che, se ha consentito agli studenti di non perdere completamente i contatti con la scuola in questa situazione pandemica, li ha però condannati a uno stato di solitudine sociale e didattico

Il settimanale L’Espresso dà notizia dell’esistenza presso il ministero dell’Istruzione di documenti e ricerche riservati sugli esiti di questo modo di fare lezione, uno studio in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi.

Un dossier i cui risultati speriamo tutti siano resi noti in tempo utile. Il presidente dell’Ordine, David Lazzari, precisando che il lavoro del ministero ancora non si è concluso, ha fatto sapere in una serie di interviste che oltre il 50 per cento degli adolescenti si sente stressato, il 40 per cento sente di essere in difficoltà ad applicarsi negli studi e alcuni di loro riconoscono di sentire il peso della stanchezza, dell’apatia, dell’irritabilità e della preoccupazione. Il disagio psicologico aumenta esponenzialmente e non risparmia alcuna fascia di età dai 4 ai 19 anni. I nostri ragazzi, inoltre, cominciano a sentire di avere bisogno di un sostegno psicologico di uno specialista. 

Dalla pagina facebook del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi leggiamo: “Stiamo parlando di sviluppo psicologico dei giovani, del loro potenziale umano. La scuola oltre che uno spazio di apprendimento è un grande spazio di sviluppo e crescita. La nostra preoccupazione riguarda quest'ultimo aspetto, e il malessere psicologico prodotto dalla situazione complessiva”.

Un vero e proprio allarme che è auspicabile non rimanga inascoltato,  perché “nessuno ha preparato le famiglie, gli studenti, gli insegnanti a un'esperienza così pesante”. L'altro motivo, si legge ancora, è perché “la scuola non è un contenitore di informazioni e nozioni, ha una funzione fondamentale per strutturare le competenze psicologiche che ci offrono flessibilità, credibilità, maturità, capacità di fronteggiare le varie situazioni che la vita ci pone. E lo Stato non ha altre leve per allenare al meglio la sua società di domani”.