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Un “salvadanaio previdenziale” aperto fin dalla nascita, alimentato inizialmente da un contributo pubblico e successivamente dai versamenti volontari di genitori, nonni e familiari. È la proposta avanzata dai presidenti dell’Inps (Gabriele Fava) e della Covip (Mario Pepe), che ha riaperto il dibattito sul futuro previdenziale delle nuove generazioni.
L’idea, accolta con positività dalla ministra del Lavoro Calderone, è quella di affiancare alla previdenza pubblica obbligatoria e alla previdenza complementare un ulteriore strumento di risparmio di lunghissimo periodo. Un capitale costruito fin dai primi anni di vita, sfruttando anche l’effetto derivante da un orizzonte temporale particolarmente lungo.
La proposta ha certamente il merito di richiamare l’attenzione sull’importanza di una maggiore cultura previdenziale e sulla necessità di avvicinare i giovani, il prima possibile, alla consapevolezza del proprio futuro pensionistico. Ma per Cgil e Spi occorre evitare di attribuire a questo strumento obiettivi che non può raggiungere.
Cgil: la crisi della natalità ha altre cause
“Tutto ciò che può contribuire ad avvicinare le nuove generazioni alla previdenza e alla cultura del risparmio previdenziale è sicuramente positivo”, sottolinea la segretaria confederale Cgil Lara Ghiglione: “Ma sarebbe sbagliato pensare che un contributo dello Stato destinato a costruire un tesoretto previdenziale alla nascita possa rappresentare una risposta ai problemi che sarebbero da affrontare oggi, come quello decisivo della natalità”.
La crisi demografica italiana ha infatti radici molto più profonde. In Italia non si fanno meno figli perché manca un conto previdenziale intestato al neonato. Pesano il costo della vita, l’incertezza sul futuro, la precarietà del lavoro, i bassi salari, la difficoltà di trovare una casa, il costo dei servizi per l’infanzia e, per troppe donne, la difficoltà di conciliare maternità e lavoro. È su questi fattori che una politica pubblica che voglia davvero sostenere la natalità dovrebbe intervenire.
Risorse cercasi
E c’è un’altra questione decisiva: quali risorse utilizzare. “Sarebbe impensabile – prosegue Ghiglione – immaginare di finanziare questo nuovo strumento spostando risorse che oggi vengono utilizzate per sostenere concretamente le famiglie e la nascita di un figlio. I bonus e gli altri sostegni alla natalità, pur con tutti i limiti che possono avere, per molte famiglie sono oggi indispensabili, il più delle volte già insufficienti”.
Per la dirigente sindacale “trasferirle dalla risposta ai bisogni presenti alla costruzione di un capitale utilizzabile tra decenni significherebbe confondere due questioni profondamente diverse: sostenere oggi la scelta di avere un figlio e costruire domani una pensione adeguata”.
Spi: il problema delle pensioni dei giovani è il lavoro
Anche per il segretario nazionale Spi Cgil Lorenzo Mazzoli la discussione aperta da Inps e Covip può essere utile se contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza previdenziale, ma non deve spostare l’attenzione dal problema fondamentale.
“Ancora una volta – spiega Mazzoli – rischiamo di pensare che la risposta alle future pensioni dei giovani sia la costruzione di un tesoretto esterno alla previdenza pubblica. Ma una pensione adeguata si costruisce prima di tutto con il lavoro, con la continuità contributiva e con salari dignitosi”.
Nel sistema contributivo, infatti, carriere povere e discontinue producono inevitabilmente pensioni più basse. “Se un giovane entra tardi nel mercato del lavoro, alterna periodi di occupazione e disoccupazione e per anni percepisce retribuzioni basse”, prosegue: “Il problema non può essere risolto chiedendo alla sua famiglia di cominciare ad accantonare risorse quando nasce. Dobbiamo intervenire sulle ragioni che producono pensioni povere”.
Disuguaglianze da superare
C’è poi il rischio di riprodurre nel futuro previdenziale le disuguaglianze già esistenti. Non tutte le famiglie possono permettersi di accantonare ogni mese una somma per un figlio. Chi dispone di maggiori risorse riuscirebbe a costruire un capitale più consistente; chi fatica ad arrivare alla fine del mese avrebbe inevitabilmente possibilità molto inferiori.
Per questo la previdenza pubblica deve continuare ad avere una funzione centrale di solidarietà, redistribuzione e garanzia dell’adeguatezza delle pensioni.
Cgil: rafforzare la previdenza complementare collettiva
Per Ghiglione, inoltre, se l’obiettivo è aumentare la cultura previdenziale e favorire la costruzione di una pensione integrativa, esiste già uno strumento sul quale occorre investire maggiormente: la previdenza complementare collettiva e negoziale.
I fondi pensione negoziali, costruiti attraverso la contrattazione, consentono al lavoratore di affiancare alla propria contribuzione anche quella del datore di lavoro, con costi contenuti e una governance partecipata. È questo, per la Cgil, il modello da rafforzare e rendere maggiormente accessibile e conosciuto, soprattutto tra le nuove generazioni.
La previdenza complementare deve però integrare e non sostituire la previdenza pubblica. Non può essere chiamata a compensare ciò che il mercato del lavoro non riesce a garantire in termini di continuità occupazionale e salari.
Rimettere al centro lavoro e salari
Il dibattito aperto dai presidenti di Inps e Covip pone dunque una questione importante e ha il merito di interrogarsi oggi sulle pensioni di chi è appena nato. Ma occorre evitare scorciatoie. Il problema della natalità si affronta creando le condizioni perché le persone possano scegliere di avere figli: lavoro stabile, salari adeguati, casa, servizi, asili nido, welfare e possibilità di conciliare vita e lavoro.
E il problema delle pensioni future si affronta innanzitutto garantendo alle nuove generazioni una buona vita lavorativa. Il risparmio previdenziale costruito fin da giovani può rappresentare un’opportunità in più. Non può diventare la risposta alla crisi demografica né sostituire il ruolo della previdenza pubblica. Per Cgil e Spi la priorità resta quindi quella di riportare al centro del dibattito previdenziale il lavoro e il salario: perché è da lì che si costruiscono, insieme, il presente e la pensione di domani.
































