Dopo mesi dominati da caldo estremo, siccità prolungata e incendi devastanti, l'Italia si trova di nuovo ad affrontare le conseguenze del maltempo. “Ci risiamo”, si legge nell'apertura del comunicato diffuso dalla Fp Cgil Vigili del Fuoco: “Dopo mesi di afa, siccità, temperature torride e incendi, arrivano le piogge e, puntualmente, con esse frane, allagamenti, esondazioni, alberi abbattuti, strade interrotte e nuovi disastri legati al maltempo”. Le Regioni del Nord e del Centro Italia, in particolare Lombardia, Liguria e Toscana, registrano oltre mille interventi per fronteggiare evacuazioni, crolli e trombe d'aria.

Il sindacato sottolinea che questi eventi non rappresentano più un'eccezione, ma la rappresentazione ordinaria di un territorio sempre più vulnerabile. Dietro ogni chiamata c'è una persona in difficoltà e la necessità di schierare competenze ed esperienza professionale. Come ricorda la sigla, “il soccorso tecnico urgente non è improvvisazione. È un sistema complesso che richiede personale adeguatamente formato, specializzato e presente sul territorio”.

Negli organici mancano 5.000 unità

A fronte di un incremento costante delle emergenze, il Corpo si trova a operare in condizioni di grave contraddizione strutturale, con un'età media elevata e un turnover insufficiente. La Fp Cgil denuncia numeri impietosi: “Si parla di circa 5.000 unità mancanti rispetto alle esigenze del Corpo e di una pesante carenza nel ruolo tecnico professionale. Numeri che non sono semplici statistiche: sono uomini e donne che mancano ogni giorno nelle squadre, nei comandi, nelle strutture operative e amministrative”.

Così si indebolisce tutto il sistema

La carenza penalizza pesantemente anche i reparti specialistici. Il personale ad alta qualificazione viene spesso costretto a rimanere lontano dalla propria residenza per la mancanza di ricambi. Il comunicato evidenzia il paradosso: “È una situazione paradossale: lo Stato investe nella formazione di professionalità indispensabili al soccorso, ma poi non è in grado di garantire un'organizzazione che permetta a quei lavoratori di tornare nelle proprie sedi”.

La gestione che finisce per scaricarsi sulle persone: “Quando si sottrae personale alle specialità, quando si impedisce il normale ricambio, quando si costringono lavoratrici e lavoratori a permanenze prolungate lontano dalle proprie famiglie, non si sta semplicemente gestendo un organico. Si sta indebolendo il sistema del soccorso”.

Divise insicure e tutela della salute

Un ampio passaggio del documento è dedicato ai Dispositivi di protezione individuale (Dpi) e alla salute dei lavoratori. La protezione dell'operatore è considerata un requisito imprescindibile: “Il vestiario da intervento non è un dettaglio e non è una questione estetica. È parte integrante della sicurezza di chi opera in emergenza”. Il sindacato cita l'episodio delle “polo da intervento che si deteriora e si sfalda a contatto con l'acqua” definendolo “il simbolo di una gestione che sembra troppo spesso preoccuparsi più dell'immagine che delle reali esigenze operative del personale”.

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Preoccupa fortemente anche la presenza di sostanze chimiche nei tessuti, come i Pfas, per i quali si richiede la massima trasparenza, valutazioni dei rischi e l'uso di materiali alternativi. “Se chiediamo ai Vigili del Fuoco di proteggere la salute degli altri, dobbiamo pretendere altrettanta attenzione per la loro”, prosegue il testo, ribadendo che “la sicurezza del soccorritore non può essere un elemento secondario” e ponendo la domanda cardine: "se chiediamo professionalità, responsabilità e capacità di intervento ai Vigili del Fuoco, perché non garantiamo loro strumenti all'altezza della professionalità che pretendiamo?”.

Il problema economico: casa, carovita e mobilità del personale

Sulle condizioni economiche e sul costo della vita per chi lavora lontano da casa, la Fp Cgil sollecita un intervento politico concreto. Con gli affitti in forte rialzo e l’aumento delle utenze, lo stipendio percepito rischia di non coprire i costi essenziali di sussistenza. Per il personale in trasferta forzata, la situazione equivale a “pagare di tasca propria il prezzo delle carenze di organico”.

Questo fattore impatta direttamente sull'attrattività del settore pubblico: “Che attrattività può avere un posto di lavoro pubblico se lo stipendio non consente di affrontare il costo di un affitto nella città in cui si viene assegnati?”. La posizione della sigla è chiara: “Non si può chiedere a una lavoratrice o a un lavoratore di salvare una comunità e, contemporaneamente, negargli la possibilità concreta di vivere nella comunità nella quale presta servizio”.

Per questo “il salario deve tornare a essere uno strumento di autonomia e dignità” e “la casa deve tornare a essere considerata una questione sociale”.

La riforma dell'ordinamento e la deriva della valutazione

Nel mirino finiscono anche i recenti interventi normativi sull'ordinamento professionale, accusati di introdurre un modello gerarchico basato sul merito comparativo anziché valorizzare l'esperienza sul campo. Il sindacato solleva dubbi sui criteri applicati: “Chi valuta? Secondo quali criteri? Con quali garanzie? Quanto pesa la discrezionalità? Quanto conta realmente l’esperienza maturata sul campo?".

La Fp Cgil spiega quindi la propria visione sulla valutazione: “Noi non siamo contrari alla valorizzazione delle professionalità. Siamo contrari a una valorizzazione che possa trasformarsi in uno strumento di condizionamento. Perché un vigile del fuoco deve essere libero di esprimere il proprio dissenso, di segnalare una criticità, di contestare una scelta organizzativa sbagliata, senza temere che quella posizione possa incidere sulla propria carriera”.

Giulianella: ora la politica deve risponderci

A firmare il comunicato è il coordinatore nazionale Fp Cgil Vigili del Fuoco, Mauro Giulianella, che contesta la logica di legare il guadagno unicamente agli straordinari o alla presenza fisica. “Un intervento in più non è produttività. Una notte passata a soccorrere una popolazione colpita da un’alluvione non è un indicatore di performance. Un turno aggiuntivo non può diventare la soluzione strutturale alla carenza di personale”, specifica il testo, sintetizzando così: “Il soccorso non è una catena di montaggio”

Ricordando le ragioni della mancata firma al contratto 2022-2024 per l'impoverimento reale delle buste paga e la scelta di inserire clausole di salvaguardia per il triennio 2025-2027, il sindacato conclude chiamando l'esecutivo alle sue responsabilità: “Quando il territorio frana, quando l'acqua invade le case, quando un incendio minaccia una comunità, quando una persona rimane intrappolata, nessuno chiede al vigile del fuoco quanto personale manca nel turno. Chiede soltanto: 'Aiutatemi'. E i Vigili del Fuoco, come sempre, rispondono. Adesso tocca alla politica rispondere a loro”.