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Alle 3:36 del 24 agosto 2016 bastarono quindici, venti secondi per cambiare per sempre il volto dell'Appennino centrale. Un terremoto di magnitudo 6, con epicentro ad Accumoli e ipocentro a otto chilometri di profondità, cancellò interi paesi e provocò una delle tragedie più gravi della storia recente italiana. I borghi di Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto furono quasi completamente distrutti. 299 vittime, migliaia gli sfollati, decine di migliaia le persone costrette a lasciare la propria casa.
Oggi, a quasi dieci anni di distanza, la ricostruzione è entrata nella sua fase più intensa. Amatrice resta uno dei cantieri più grandi d’Europa, e numeri raccontano un’accelerazione significativa rispetto ai lunghi anni segnati da ritardi burocratici, progettazioni complesse e continue modifiche normative. Ma quei numeri raccontano anche una normalità che è ancora lontana dall’essere raggiunta.
I numeri della ricostruzione
Otto anni per il centro
La ricostruzione è partita subito dopo il sisma con la gestione dell'emergenza: rimozione delle macerie, messa in sicurezza degli edifici e realizzazione delle Soluzioni abitative di emergenza (Sae). Per il centro storico, però, i tempi sono stati molto più lunghi. I primi interventi privati sono partiti tra il 2018 e il 2020 soprattutto nelle frazioni e nelle aree meno vincolate, dove la situazione urbanistica consentiva procedure più rapide.
Nell’agosto del 2020 risultavano già avviati circa 550 cantieri privati nel territorio comunale, concentrati soprattutto fuori dal nucleo storico. Nel centro di Amatrice, tra l’altro, tutto è rimasto sostanzialmente fermo per anni. La necessità di completare la rimozione delle macerie, approvare gli aggregati edilizi, risolvere i vincoli urbanistici e affrontare l’aumento dei costi dei materiali ha rallentato l'intero processo.
Video realizzato da Costruire-Fillea Roma e Lazio
“Sono 4 anni e mezzo che stiamo qui – racconta Marco Perozzi, Rsu per la Fillea all’interno di Cmb, azienda impegnata nei lavori – .Ci sono state varie interruzioni, perché negli inverni 2021 e 2022 c’è stata parecchia neve, e poi da quando è scoppiata la guerra in Ucraina c'è strato un enorme aumento dei prezzi. C’è poi il problema delle ditte che devono venire a finire i lavori, e che spesso non vengono, perché sono distanti e così non ci assicurano tutti i giorni la lavorazione piena”.
Più di 250 milioni
Oggi la ricostruzione della sola Amatrice può contare su oltre 250 milioni di euro programmati distribuiti su 172 interventi. Alle risorse destinate direttamente al Comune si aggiungono 13,36 milioni di euro per le opere di urbanizzazione e i sottoservizi delle frazioni e un piano di sviluppo socio-economico regionale da 288 milioni di euro destinato all'intera area del cratere sismico.
L’obiettivo non è soltanto ricostruire gli edifici crollati, ma restituire ai territori infrastrutture, servizi e opportunità economiche che consentano alle persone di tornare a vivere stabilmente in questi luoghi.
Video realizzato da Costruire-Fillea Roma e Lazio
La ricostruzione privata accelera
Secondo i dati più recenti, tra ricostruzione pubblica e privata si è arrivati al 40%. Ma è soprattutto la ricostruzione privata a mostrare i segnali più evidenti di avanzamento. Circa il 49% delle pratiche autorizzate è già arrivato a conclusion, e quasi il 29% di tutti i cantieri privati conclusi nell'intero cratere laziale riguarda proprio i territori di Amatrice e Accumoli. Le domande presentate e accettate sono 1.510, il 39% del totale. Attualmente risultano attivi 1.143 cantieri dei quali circa il 60% interessa interventi su edifici con danni strutturali gravi.
La maggior parte delle opere concluse riguarda però gli immobili meno compromessi; l’81% dei cantieri ultimati interessa infatti edifici con danni lievi, mentre gli interventi sugli immobili gravemente lesionati rappresentano la parte più complessa della ricostruzione e richiedono tempi più lunghi.
Sul fronte economico, nella sola provincia di Rieti i contributi concessi ai privati superano ormai 1,35 miliardi di euro. Ad Amatrice i decreti di ricostruzione emessi arrivano a 679,50 milioni di euro su una richiesta di un miliardo e cento.
“Quando siamo arrivati in questa zona molte palazzine erano completamente distrutte. Quindi le hanno buttate giù, e le abbiamo ricostruite di sana pianta. Altre erano lesionate e le abbiamo rinforzate – racconta Domenico Valentini, che lavora per la Ditta Rosati –. Adesso è tutta un’altra cosa, sono molto migliori, più sicure. La struttura è rimasta la stessa, anche di quelle demolite. Le abbiamo rifatte com'erano prima, insomma, ma con tutte le migliorie del caso. Siamo quasi in dirittura d’arrivo”.
Le opere pubbliche da completare
La ricostruzione pubblica, però, rappresenta la sfida più impegnativa. Secondo i dati dell’Ufficio tecnico del Comune come soggetto attuatore sono 20 gli interventi tra affidamento, progettazione e stato di avanzamento. Per la provincia di Rieti sono programmati oltre 704 milioni di euro destinati a infrastrutture strategiche, edifici pubblici e beni culturali.
Tra gli interventi più attesi nel comune di Amatrice figurano il nuovo Ospedale Grifoni, il nuovo Municipio, il Museo Civico Cola Filotesio, il completamento della Torre Civica e il rifacimento delle reti idriche, fognarie ed elettriche che dovranno sostenere il futuro della città ricostruita.
Parallelamente proseguono anche gli interventi nelle frazioni, dove sono stati stanziati oltre 13 milioni di euro per la realizzazione dei sottoservizi e delle opere di urbanizzazione.
Legalità e sicurezza
Nel maggio scorso ad Amatrice è stata inaugurata la nuova Casa dei Lavoratori, un presidio sindacale realizzato dalla Fillea Cgil, e destinato a supportare lavoratrici e lavoratori impegnati nei cantieri del cratere. L’attenzione del sindacato sul Supercarcere, però, è arrivata sin da subito.
Il Protocollo di legalità per la ricostruzione post-sisma per la provincia di Rieti è stato firmato il 19 agosto 2021 presso la Prefettura locale, istituendo un Tavolo permanente provinciale per il monitoraggio dei cantieri pubblici e privati. Si prevedono il badge elettronico e il settimanale di cantiere per la tracciabilità delle presenze, oltre a una piattaforma digitale per la verifica dei flussi di manodopera e la prevenzione di infiltrazioni criminali.
Un protocollo d'Intesa specifico per il “Supercantiere” di Amatrice è stato poi firmato il 18 marzo 2024 per regolare la sicurezza, la legalità e velocizzare la ricostruzione del centro storico post-sisma. Mentre sul grande cantiere insiste anche il Protocollo di legalità per i cantieri nell’intero Lazio, firmato il 19 giugno 2023 presso la Prefettura di Roma.
La Fillea, tra l’altro, ha recentemente posto nuovamente l’attenzione sulla legalità e sulla sicurezza nei cantieri del cratere. Durante la presentazione della Casa dei Lavoratori ha snocciolato una serie di dati emersi dalle ispezioni svolte nei cantieri negli ultimi anni.
Nel 2024 il gruppo interforze antimafia della Prefettura di Rieti ha controllato 41 imprese, individuandone 13 non iscritte all’anagrafe antimafia e 17 con l’anagrafe scaduta. Si trattava perlopiù di imprese subaffidatarie o distaccanti.
I controlli durante l’anno successivo hanno portato alla luce 9 cantieri con violazioni sulla sicurezza, mentre nel 2026 sono stati scoperti un lavoratore straniero senza permesso di soggiorno, un contratto ambiguo, due casi di lavoro nero e 20 operai in distacco ad alto rischio irregolarità. La prefettura ha emesso diversi provvedimenti interdittivi, come quello del 2025 per un’impresa collegata al clan dei Casalesi.
L’ispettorato del lavoro, inoltre, rileva nel cratere un progressivo aumento delle irregolarità che nel 2025 hanno coinvolto 110 lavoratori, e nel 98% dei casi sono state verificate violazioni gravi e diffuse su salute e sicurezza. Aumentano quindi anche gli infortuni. Nello stesso anno, nel cratere sono stati 8, di cui uno ad Amatrice, derivati per la maggior parte da cadute dall’alto.
Rigenerazione sociale
Appare dunque evidente la necessità che l’attenzione sul supercantiere resti alta. Così come alta deve restare l’asticella della ricostruzione. Durante la presentazione della Casa dei Lavoratori, il segretario generale Fillea Cgil Antonio Di Franco ha allargato lo sguardo oltre i cantieri, indicando la necessità di una vera rigenerazione sociale dei territori colpiti dal sisma. “Ricostruire subito, guardando alla qualità del lavoro. In questi anni abbiamo messo in campo strumenti fondamentali, dal Durc di congruità al badge di cantiere, ma non basta. Questi territori hanno bisogno di servizi, trasporti e infrastrutture resistenti. Dieci anni sono un tempo troppo lungo per le persone e per i loro affetti”.
Per Di Franco, la ricostruzione deve diventare un modello nazionale, un laboratorio di legalità, controlli e qualità del lavoro e anche di prospettiva umana e sociale. “Dobbiamo recuperare la memoria di questi luoghi e costruire un tessuto sociale vivo. Il nostro è un Paese di Paesi”, ha sottolineato il segretario nazionale della Fillea. “Siamo tanti piccoli territori ed è proprio da qui che bisogna ripartire”.
Anche per Diego Piccoli, segretario generale della Fillea Roma Lazio, Amatrice può diventare il simbolo di una ricostruzione fatta bene: “Bisogna contrastare ogni forma di irregolarità nei cantieri”. Un tema, quello dei controlli, su cui Piccoli torna con forza, ricordando come il boom di imprese generato dal Superbonus abbia reso più difficile la vigilanza e ribadendo la necessità di difendere strumenti come il badge di cantiere e il settimanale di cantiere. “Non possiamo permetterci passi indietro sulla sicurezza e sulla trasparenza”, conclude.
Ricostruire una collettività
I numeri, insomma, raccontano una ricostruzione finalmente entrata nella fase operativa, ma non restituiscono da soli la complessità della situazione. In questi anni Amatrice ha perso popolazione, attività economiche, servizi e parte della propria rete sociale. La ricostruzione materiale procede, ma quella della comunità richiede tempi ancora più lunghi.
Sempre secondo i dati forniti dal Comune, dal 2016 si è perso il 13% della popolazione, tenuto conto anche dei 239 morti per il terremoto. I residenti attuali sono 2.123, che oltre ad abitare nelle Sae (1.000 abitanti in 456 Sae), hanno visto le loro case ricostruite. Molti però hanno esclusivamente mantenuto la residenza ma non vivono né ad Amatrice, né nelle frazioni.
La vera sfida, insomma, non consiste soltanto nel completare cantieri e restaurare edifici. Significa riportare residenti, imprese, scuole, presìdi sanitari e occasioni di lavoro in un territorio profondamente trasformato dal terremoto.
A dieci anni da quella notte del 24 agosto 2016, la ricostruzione ha finalmente imboccato una strada più veloce rispetto al passato, ma la rinascita del territorio non potrà dirsi conclusa finché, accanto alle nuove case, non tornerà a vivere anche la comunità che le abiterà. Il tutto, e il sindacato vigilerà su questo, deve avvenire grazie al lavoro qualità in cantieri sicuri in cui le regole vengano rispettate.

































