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È un anniversario amaro per le popolazioni del Centro Italia. A dieci anni dalle devastanti scosse che hanno sconvolto quelle regioni del Paese, la ricostruzione dell’edilizia pubblica versa ancora in una situazione di grave stallo. Il quadro emerge dall'analisi condotta da ActionAid e contenuta dossier “Dieci anni dopo: i dati raccontano”.
Due opere su tre ferme al palo
Nello specifico, nonostante le ingenti risorse finanziarie già allocate, con oltre 4,85 miliardi di euro programmati, due interventi pubblici su tre non sono mai arrivati alla fase pratica. Il blocco non rappresenta soltanto un nodo burocratico o un problema ingegneristico, spiega l’organizzazione, ma mina in profondità il tessuto sociale e il senso di radicamento di chi tenta faticosamente di popolare e abitare questi luoghi.
Cinque miliardi stanziati per i cantieri invisibili
Sfogliando il monitoraggio aggiornato al 30 aprile 2026, nei territori colpiti si contano 3.667 interventi programmati per un ammontare pari a 4,85 miliardi di euro, segnando un incremento di 125 progetti e quasi 252 milioni di euro rispetto all’anno precedente.
L’avanzamento dei lavori resta però scoraggiante: ben il 66,3% delle opere si trova bloccato nelle fasi preliminari e burocratiche che precedono l'apertura effettiva del cantiere. Solo il 33,6% degli interventi ha superato lo scoglio iniziale ed è approdato alla fase esecutiva o al completamento definitivo.
I ritardi regione per regione
La lentezza nei procedimenti si distribuisce in maniera uniforme lungo tutte le regioni colpite dal terremoto. Nelle Marche si registra il dato più imponente con 1.243 opere ferme prima del cantiere (pari al 66,4%). Segue l’Umbria, dove gli interventi ancora in fase preliminare sono 378 (il 69,2%), mentre nel Lazio si attestano al 69,7% con 365 interventi non partiti. Chiude l’Abruzzo con 446 opere in attesa d'avvio, pari al 61,5%.
Ritardi più forti nei comuni più colpiti
Lo scenario, prosegue ActionAid, diventa sconfortante soprattutto nei 44 municipi epicentro del disastro. Qui risultano programmati 1.544 interventi per un valore di circa 2,1 miliardi di euro, ovvero il 42% dei finanziamenti totali. Eppure, proprio nelle aree più colpite, ben sette cantieri su dieci non sono mai stati allestiti: 1.031 opere sono ostaggio della burocrazia, e appena il 18,4% è giunto al collaudo o al termine dei lavori.
Il destino di Amatrice
Analizzando i singoli centri, ad Amatrice 136 progetti su 172 complessivi non sono ancora avviati; ad Accumoli si contano 64 interventi bloccati su 86. Risulta leggermente più avanzato il percorso ad Arquata del Tronto, grazie al grande piano da 71 milioni per la messa in sicurezza del centro storico, archiviato tra le opere avviate e propedeutico alla rinascita del borgo.
Difficoltà nei servizi essenziali e nella vita quotidiana
I ritardi vanno ad impattare duramente sul futuro delle persone. Sui 767 interventi destinati ai servizi di primaria importanza, tra cui scuole, palestre, sedi universitarie, municipi e presidi medico-sanitari, soltanto 235 (il 30,6%) hanno visto l'avvio materiale del cantiere. Solo una quota molto ridotta, pari ad appena 77 strutture (il 10%), risulta oggi collaudata e restituita alla cittadinanza.
A illustrare la situazione è stata Patrizia Caruso, responsabile dell’Unità Resilienza di ActionAid Italia: “Per chi vive nei territori colpiti, i dati sulla ricostruzione non sono un dettaglio tecnico – ha detto –: una scuola non ricostruita può incidere sulla scelta di una famiglia di restare o meno in un territorio; un municipio non riaperto indebolisce la presenza dei servizi di prossimità; una struttura sanitaria non disponibile può rendere più fragile la permanenza di persone anziane, vulnerabili o con bisogni di cura”.
Servono dati trasparenti
L’organizzazione ha quindi rilanciato la richiesta per la trasparenza dei dati sulla ricostruzione nei confronti dei cittadini e delle cittadine. Così Caruso: “Oggi queste informazioni sono ancora disperse, frammentate, non sempre aggiornate né complete. A dieci anni dal sisma manca uno strumento unico, accessibile e comprensibile che permetta a cittadini e cittadine di seguire l’avanzamento degli interventi, individuare ritardi e criticità e verificare se la ricostruzione stia davvero rispondendo ai bisogni delle comunità”, ha concluso.






















