La crescita degli arrivi turistici in Calabria è un dato positivo, ma non basta per parlare di un modello turistico che funziona. A sostenerlo è la Filcams Cgil regionale, che invita la Regione a misurare il successo del settore anche attraverso le sue ricadute economiche, occupazionali e sociali.

“Più turisti non significa più sviluppo», sottolinea il sindacato, criticando la narrazione dell’assessore al Turismo Giovanni Calabrese, secondo cui la Calabria sarebbe stata «messa al centro del mondo”. Per la Filcams la questione è un’altra: capire quanta della ricchezza prodotta dal turismo rimanga sul territorio e quanto contribuisca a migliorare le condizioni di chi in Calabria vive e lavora.

Il sindacato richiama anche il dato sulle partenze dei calabresi: nel 2025 la regione ha registrato il più alto tasso del Mezzogiorno di trasferimenti verso il Centro-Nord. A questo si aggiunge il caro-vacanze. Secondo elaborazioni di Federconsumatori Calabria, una settimana a Tropea può arrivare a costare diverse migliaia di euro.

“Rischiamo di costruire località turistiche nelle quali chi vive e lavora in Calabria non può più permettersi di essere turista a casa propria”, denuncia la Filcams, che mette sotto accusa anche lavoro povero, irregolarità e contratti pirata nel settore.