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Sono circa cinquemila i migranti che in queste settimane vivono nell’insediamento di Borgo Mezzanone, a una decina di chilometri da Foggia, considerato una delle più grandi baraccopoli d’Europa. Un numero che cresce durante i mesi estivi, quando aumenta la richiesta di manodopera nelle campagne della provincia, soprattutto per la raccolta del pomodoro.
Il corpo di Sadam, dopo 18 giorni
A riportare l’attenzione sul ghetto è stato il ritrovamento del corpo di Sadam Houssain, pachistano di 32 anni, rinvenuto nel bagagliaio della sua automobile dopo 18 giorni. Secondo quanto riferisce l’Ansa, il giovane non viveva nell’insediamento ma lo frequentava. Tra le ipotesi, quella che cercasse manodopera da impiegare nei campi.
A Borgo Mezzanone vivono soprattutto cittadini africani e nordafricani, mentre più limitata è la presenza di pachistani. Molti sono braccianti impiegati nelle aziende agricole del Foggiano. La raccolta del pomodoro, anche per effetto delle alte temperature, quest’anno dovrebbe proseguire per altre due settimane. Terminata la stagione, una parte dei lavoratori lascerà l’area per spostarsi verso altre zone agricole. Nei mesi invernali le presenze scendono generalmente sotto le duemila.
Restano le condizioni dell’insediamento, caratterizzato da baracche e strutture di fortuna e da una situazione igienico-sanitaria precaria. Sul futuro di Borgo Mezzanone interviene la Flai Cgil di Foggia, che chiede chiarimenti sulle risorse previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza per il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli.
“Il ritrovamento del corpo di Houssein, lavoratore agricolo, nel bagagliaio della sua auto a Borgo Mezzanone è l’ennesimo dramma annunciato in un luogo che semplicemente non dovrebbe più esistere”, così Matteo Bellegoni, capodipartimento politiche migratorie e legalità della Flai Cgil. In attesa che le forze dell’ordine e la magistratura chiariscano la dinamica dei fatti, il sindacato ribadisce che i ghetti sono luoghi di abbandono e illegalità che soffocano la dignità e la sicurezza dei lavoratori.
La denuncia di Flai e Cgil Puglia
A rendere tutto questo ancora più inaccettabile è la consapevolezza che i ghetti si sarebbero dovuti smantellare da tempo. Il Pnrr aveva stanziato complessivamente 200 milioni di euro per intervenire su queste realtà in Italia. Alla provincia di Foggia e a Borgo Mezzanone erano destinati 54 milioni. “Dei 200 milioni di euro si è riusciti a spendere solo una minima parte, rinunciando a trasformare luoghi come Borgo Mezzanone in contesti civili e legali”, sottolinea Bellegoni. Un fallimento istituzionale e uno spreco intollerabile di risorse pubbliche che oggi paghiamo di nuovo con una vita umana.
Stessa linea della Cgil Puglia. “Tocca ripetere cose già dette fino a seccarci la gola: – sottolinea la segretaria regionale Gigia Bucci – o che se si vuole affrontare seriamente il tema dell’accoglienza e del superamento di questi insediamenti bisogna partire da una rivoluzione nelle politiche di gestione dei flussi, garantendo cittadinanza a chi è sul territorio da anni e che senza diritti è preda di caporali e padroni senza scrupoli. Ma questi essere umani che contribuiscono alla ricchezza del settore primario pugliese e italiano, sono carne da macello, buoni per la propaganda securitaria delle destre che fingono di non sapere che in agricoltura, come nella logistica, nell’edilizia, nel terziario, dal Sud al Nord, la manodopera immigrata è parte fondamentale. Ma si ritiene giusto lasciarli nel limbo dei senza diritti, invisibili, in modo da poter essere sfruttati per mettere a valore il profitto”.
Che fine hanno fatto i fondi?
Il sindacato chiede ora di conoscere la destinazione di quelle risorse. “Vogliamo sapere che fine hanno fatto, se sono state dirottate da altre parti, rimodulate per altri progetti”, si domanda Giovanni Tarantella, segretario generale della Flai Cgil Foggia. “Non è possibile vivere in quelle condizioni. Dobbiamo capire come superare quell’inferno”.
La questione dei finanziamenti si aggiunge così a quella delle condizioni abitative delle migliaia di lavoratori che ogni anno raggiungono il Foggiano per le campagne di raccolta e che, durante i mesi di maggiore attività agricola, portano Borgo Mezzanone fino a circa cinquemila presenze.





























