“Le previsioni del comparto chimico non lasciano molto spazio ai giri di parole: dopo aver perso il 13 per cento della produzione tra il 2021 e il 2025, l’industria chimica italiana rischia di chiudere anche il 2026 con un altro calo del 3 per cento”. A dirlo è Stefano Santini, segretario generale Filctem Cgil Livorno.

“Non siamo più davanti a una difficoltà passeggera, a una di quelle curve che prima o poi il mercato dovrebbe raddrizzare da solo”, prosegue il dirigente sindacale: “Siamo davanti a una crisi industriale vera, che negli ultimi anni si è progressivamente acuita e che oggi rischia di scaricarsi, ancora una volta, sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui territori”.

Non possiamo leggere questi dati, dice Santini, senza pensare al “polo chimico di Rosignano, alle sue produzioni, alle professionalità costruite in decenni di lavoro e alle tante famiglie che da quel sistema industriale dipendono, direttamente oppure attraverso gli appalti. Ma il ragionamento non può fermarsi a Rosignano”.

Il segretario Filctem pensa “agli stabilimenti presenti a Livorno e a tutte le realtà industriali dell’intera provincia livornese, diverse per dimensioni e produzioni, ma esposte agli stessi problemi: costo dell’energia, concorrenza internazionale, carenza di investimenti e assenza di una politica industriale capace di indicare una prospettiva. Quando arretra la chimica non perde soltanto una fabbrica”.

A perdere, insomma, è il territorio intero: “I costi dell’energia e delle materie prime restano troppo alti, la concorrenza cinese è sostenuta da enormi risorse pubbliche e gli investimenti europei nella nuova capacità produttiva sono crollati. A questo si aggiunge il problema dei dazi, che rischiano di comprimere ulteriormente le esportazioni, aumentare i costi delle materie prime e restringere gli spazi commerciali delle nostre produzioni”.

Per Santini “le guerre commerciali non sono una partita astratta giocata tra governi: entrano direttamente negli stabilimenti e il conto, se non si interviene, finisce sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Da una parte subiamo prodotti provenienti da Paesi che sostengono le proprie imprese con aiuti enormi e standard inferiori; dall’altra le nostre esportazioni vengono ostacolate da nuove barriere. Presi in mezzo, come sempre, ci sono l’industria italiana, le lavoratrici e i lavoratori. Non chiediamo un protezionismo cieco, ma regole commerciali fondate sulla reciprocità”.

Il segretario Filctem di Livorno evidenzia che “chi vuole vendere in Europa deve rispettare gli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza imposti alle imprese europee. Altrimenti non si chiama libera concorrenza: si chiama dumping. Nel frattempo l’Europa risponde con annunci e una politica industriale che si vede più nei convegni che dentro gli stabilimenti”.

Su un punto, però, Santini è netto: “Noi non chiediamo di abbattere i vincoli ambientali né di stracciare i trattati europei. La situazione climatica è sotto gli occhi di tutti e sarebbe irresponsabile pensare di difendere il lavoro cancellando le tutele dell’ambiente e della salute. Lavoro e ambiente non sono nemici. O camminano insieme, oppure prima o poi cadono entrambi”.

Quello che la Filctem livornese contesta è “una transizione lasciata senza strumenti, senza investimenti e senza una vera politica industriale. Non possiamo accettare che l’Europa imponga giustamente regole severe alle proprie imprese e poi permetta l’ingresso di prodotti realizzati altrove senza gli stessi standard ambientali, sociali e di sicurezza. Così non si salva il clima: si trasferiscono semplicemente le emissioni, il lavoro e la ricchezza fuori dall’Europa, mentre qui si chiudono gli stabilimenti”.

Per Santini “la transizione ecologica va fatta e va accelerata, non smontata. Ma deve essere governata, finanziata e accompagnata da investimenti in nuove tecnologie, impianti più efficienti, ricerca e riconversioni produttive. Non può essere pagata dalle lavoratrici e dai lavoratori con licenziamenti, precarietà e impoverimento dei territori”.

Santini vuole essere altrettanto chiaro con le imprese: “La crisi internazionale, insieme ai dazi e all’aumento dei costi, non può diventare il lasciapassare per ridurre l’occupazione, comprimere salari e diritti o rinviare gli investimenti necessari. Non si può chiedere sostegno pubblico e, contemporaneamente, presentare alle lavoratrici e ai lavoratori il conto delle difficoltà. Se arrivano risorse pubbliche, devono essere legate a impegni precisi: mantenimento dell’occupazione, investimenti negli impianti, ricerca, sicurezza, formazione e salvaguardia delle attività produttive nei territori. A Rosignano, a Livorno e nell’intera provincia”.

L’esponente sindacale evidenzia che “la chimica è alla base del 95 per cento dei prodotti manifatturieri. Senza chimica non esistono farmaci, materiali avanzati, fertilizzanti, componenti tecnologici e nemmeno quella stessa transizione energetica di cui tutti parlano. Pensare di poterne fare a meno è come segare il ramo sul quale siamo seduti e poi meravigliarsi della caduta. Per questo il governo farebbe bene a smetterla di proporre ogni giorno un nuovo argomento di distrazione di massa, utile soltanto a occupare televisioni e giornali e a fuggire dalle proprie incapacità”

Santini sottolinea anche che mentre “il dibattito pubblico viene trascinato da una polemica all’altra, la produzione chimica arretra, gli investimenti diminuiscono e cresce l’incertezza negli stabilimenti. I problemi industriali non scompaiono cambiando continuamente il bersaglio della discussione pubblica. Anzi, nel silenzio diventano più grandi. Prima si distoglie lo sguardo, poi ci si accorge che la fabbrica ha già spento le luci”.

Da qui la richiesta al governo “di agire immediatamente, mettendo in campo un vero piano nazionale per la chimica e riconoscendo l’intero sistema industriale della provincia di Livorno come una realtà strategica da difendere e rilanciare. Non servono altri tavoli convocati per prendere tempo, ma scelte concrete: energia a costi sostenibili, infrastrutture, ricerca, investimenti e una politica commerciale europea capace di rispondere ai dazi e contrastare il dumping, senza abbandonare le nostre produzioni dentro una guerra commerciale combattuta da altri. Il tempo del confronto senza decisioni è finito. Adesso bisogna agire. Serve soprattutto una direzione, perché navigare a vista può andare bene per una barchetta, non per uno dei settori fondamentali dell’industria italiana”.

Santini così conclude: “La Filctem Cgil di Livorno farà la propria parte, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, chiedendo alle aziende un confronto vero sui piani industriali e alle istituzioni di uscire dal silenzio. Prima si perde una produzione, poi un investimento, infine un intero sito. Prima si fa un piccolo foro, poi diventa breccia. Noi vogliamo difendere insieme il lavoro, l’ambiente e la salute. Perché un posto di lavoro senza futuro ambientale è una promessa a scadenza, ma una transizione senza lavoro è soltanto un deserto dipinto di verde”.